“Quesito referendario sull’inceneritore bocciato senza motivo” – AUDIO

Inceneritore: “Bocciato senza motivo un nostro referendum”. La denuncia arriva dal comitato SOS Ambiente. Il rifiuto del Comitato dei Garanti, secondo gli attivisti, non è giustificabile. Ecco il testo del quesito referendario.

“Premesso che Piacenza è una delle città più inquinate d’Europa, che il  Piano Aria Integrato Regionale 2020 pone l’obiettivo di una drastica riduzione dell’inquinamento atmosferico, che l’inceneritore di Borgoforte, originariamente costruito e autorizzato per bruciare rifiuti solidi urbani, contribuisce in modo significativo all’inquinamento atmosferico del nostro territorio, che il Sindaco è, per legge, Autorità sanitaria locale e come tale responsabile della salute dei cittadini, volete voi che  qualora, al momento della cessazione della funzione originaria dell’inceneritore, ne fosse proposta la trasformazione in un impianto  industriale finalizzato a bruciare, ancora per decenni, rifiuti speciali provenienti da ogni parte d’Italia e d’Europa, il Comune di Piacenza e per esso lo stesso Sindaco pongano in essere ogni azione legittima e di loro esclusiva competenza per scongiurare tale eventualità ed, in ogni caso, per assicurare il massimo livello di protezione della salute della popolazione?”

“Il quesito non faceva pertanto alcun riferimento alla scadenza del 2020, abrogata con l’improvviso e immotivato dietrofront della Giunta Regionale, ma essenzialmente alle ripercussioni di ordine sanitario derivanti dalla persistenza per decenni sul nostro territorio di un impianto di smaltimento di rifuti speciali provenienti da tutta Italia ed oltre”. Spiega Paolo Lega, del comitato.

La delibera di giunta regionale non cambia la sostanza dei fatti

Con un vergognoso dietrofront rispetto a quanto previsto dal Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) adottato dal Consiglio Regionale dopo una ampia consultazione pubblica, la Giunta Regionale ha abrogato la scadenza del 2020 per il conferimento dei rifiuti solidi urbani all’inceneritore di Piacenza, abrogazione peraltro motivata con la stessa identica procedura (LCA, Life Cicle Assesment) che nel Piano affermava esattamente il contrario.

A questo proposito viene spontaneo domandarsi: perché rinunciare a questa scadenza proprio ora che gli obiettivi del Piano stanno per essere raggiunti? Forse gli interessi di Iren sono superiori a quelli della pianificazione regionale? Eppure nel 2018 abbiamo raggiunto in provincia il 69% di raccolta differenziata, a soli 4 punti dall’obiettivo (il 73%) che il Piano fissava al 31/12/2020, quindi con ben altri 2 anni di possibili progressi.

Ma la delibera regionale non cambia la sostanza dei fatti: non afferma affatto che a Piacenza non si bruceranno rifiuti speciali provenienti da altri territori, anzi: dovendo supplire alla chiusura della discarica di Novellara, il nostro inceneritore dovrà bruciare almeno rifiuti speciali da tutta la regione e, come si sa, poiché il mercato dei rifiuti speciali è libero e altamente remunerativo, questi potranno provenire da tutta Italia ed oltre. Allora che cos’è ambientalmente più sostenibile e vantaggioso per la salute pubblica: portare per qualche anno i nostri rifiuti solidi urbani residui in progressiva diminuzione a Parma e chiudere l’impianto, o continuare a bruciarli ai margini del centro città assieme ad una quantità sempre crescente di rifiuti speciali provenienti da tutta Italia e dall’estero?

L’ingiustificato rifiuto dei garanti

Il nostro quesito è stato rifiutato perché ritenuto materia non di competenza “esclusiva” del Comune, come richiede lo Statuto Comunale e prima di esso il Testo Unico degli Enti Locali del 2000.

Ma che significa “esclusiva”? Secondo il Comitato dei Garanti, significa la capacità di assumere una decisione che non abbia bisogno del concorso di altri enti o amministrazioni.

Ebbene noi ci chiediamo: cosa c’è di più esclusivo della responsabilità sanitaria del sindaco che, in caso di pericolo alla salute pubblica, con una ordinanza sindacale “contingibile ed urgente” (prevista dalla legge nazionale 833/1978 e confermata dalla legge regionale 19/1982) potrebbe chiudere al traffico veicolare l’intera città, o chiudere una attività industriale inquinante, o imporre un abbassamento delle temperature del riscaldamento domestico?

E che cosa c’è di più esclusivo dell’autorità urbanistica del Comune, che, motivatamente si intende, ad esempio per tutelare la salute pubblica, potrebbe negare l’autorizzazione urbanistica alla presenza di un rinnovato impianto industriale per l’incenerimento di rifiuti speciali provenienti da tutta Italia e dall’estero nel polo di Borgoforte, dove l’attuale inceneritore, in funzione da 17 anni ed ormai obsoleto, è stato autorizzato per bruciare esclusivamente i rifiuti solidi urbani, che nell’arco di pochi anni si ridurranno ad una quantità trascurabile?

Il ritardo del comune è immotivato

E perché per giungere a questa conclusione sono occorsi ben quattro mesi invece dei 15 giorni previsti dal regolamento, durante i quali la burocrazia non ci ha risparmiato niente, dalla sospensione dell’iter per la modifica del regolamento stesso del referendum (a nostro giudizio inutile, proprio in virtù dell’art. 67 dello Statuto Comunale), alla riformulazione del quesito?

Da notare che il referendum in questione è un referendum puramente consultivo, non abroga né propone nulla, può essere anche semplicemente ignorato nelle scelte successive dell’Amministrazione e richiede agli elettori la semplice espressione di un parere: ma allora da dove viene questo terrore, questa sindrome da referendum?

Quindi quali altri strumenti hanno i cittadini di Piacenza per fare sentire la propria opinione ai propri amministratori? Per partecipare democraticamente alla vita pubblica della propria comunità?

Noi ci opporremo e continueremo la nostra campagna

No, cari amministratori e cari giuristi, tutti i cittadini che hanno a cuore la salute dei propri figli, che hanno a cuore la conservazione delle nostre sempre più scarse risorse naturali, che vogliono arginare concretamente i cambiamenti climatici globali, che amano il nostro pianeta e il nostro ambiente, non si faranno imbavagliare!

Noi ci opporremo con tutti i mezzi legali, e fra questi innanzitutto con una istanza di autotutela, a questo tentativo di far ammutolire la pubblica opinione e per difendere gli strumenti di partecipazione che la nostra democrazia ci mette ancora a disposizione!

E noi riusciremo a dimostrare che la raccolta differenziata al 100% dei rifiuti solidi urbani è possibile, che anche i rifiuti speciali possono essere completamente differenziati e riciclati, che forse con pochissime eccezioni nessun materiale dovrà essere più bruciato, ma che tutto può essere recuperato, e che si può vivere benissimo, anzi meglio, senza, o con pochissimi, inceneritori!