“La notizia «dello scomputo con riferimento al bando IAT-Barino-Palazzo Gotico» ma, più ancora della notizia in sé, il modo e i commenti con cui questa è stata presentata all’opinione pubblica necessitano di una ferma ed esaustiva puntualizzazione. A dirlo è in una nota l’Assessore alla Cultura Christian Fiazza.
Ciò che più fa sorridere è constatare quanto sia corta la memoria o quanto sia grande l’impreparazione – ognuno scelga come preferisce – di chi mette volutamente in circolo le ennesime parole di biasimo, fra le quali annidare, in maniera neppure tanto velata, improvvidi richiami al pressapochismo e alla mancanza di trasparenza, con l’aggiunta – perché non guasta mai – di qualche schizzo di fango volto a insidiare l’onore e la reputazione degli amministratori in carica e, indirettamente, la professionalità e la competenza dei dirigenti e dei funzionari comunali.
Ebbene, partiamo da una “rivelazione”: lo scomputo nella gara relativa al locale che ormai tutta Piacenza, e non solo, conosce con il nome “Ragazzetta” – scomputo previsto dalla legge e che non è certo un’invenzione di questa Amministrazione – era indicato nero su bianco anche nella concessione precedente, risalente a più di vent’anni fa e della durata di 16 anni, e venne esercitato anche allora. Il precedente concessionario aveva dunque scomputato circa la medesima cifra a fronte di investimenti equivalenti a quella stessa somma di denaro. Funziona così: alla conclusione della concessione, quei beni diventano di proprietà comunale e, se ammalorati, a seguito di un esame in contraddittorio fra i tecnici comunali e il concessionario, quest’ultimo è obbligato a riacquistarli e a sostituirli. Anche questo è scritto nero su bianco nel disciplinare di gara, che è pubblico e che poteva essere letto e analizzato dai tanti esperti in materia che – abbiamo scoperto in questi giorni – Piacenza annovera fra i propri cittadini.
Basta dunque volersi informare prima di partire con insinuazioni untuose che lasciano il tempo che trovano. Le carte sono tutte pubbliche. In questo caso specifico parliamo di una gara europea, con bando pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Hanno partecipato tre imprese. Ha vinto chi ha offerto di più: un aumento del canone del 37,77% e sette anni in meno di durata, per una concessione di 18 anni. La gara e le sue regole erano aperte a tutti gli operatori d’Europa. Non c’è nessuno che “non paga” e non c’è nessuno che riceve “regali” dall’Amministrazione. Il gestore può scontare il canone soltanto se investe la stessa cifra nei locali: ogni spesa deve essere documentata con fatture. Tra l’altro il concessionario avrebbe potuto distribuire questi investimenti nell’arco di dieci anni; ha invece scelto di sostenerli subito per offrire fin dall’inizio un servizio migliore alla città.
Nessuna invenzione, dunque, nessuna scelta opaca, nessuna furberia del Comune di Piacenza, come qualcuno sta – ancora una volta – tentando di far credere. Al contrario stiamo parlando di una modalità consolidata per attrarre investitori e favorire la partecipazione.
Eppure si è tentato di far passare una prassi consolidata come qualcosa di strano, opaco o comunque negativo per la città, orchestrato dagli amministratori e dai dirigenti comunali, dicendolo e non dicendolo, scrivendolo e non scrivendolo.
Per costoro – ma, per fortuna, soltanto per loro – pare non contare nulla che Piacenza, grazie a questa concessione che a differenza della precedente integra diversi servizi, guadagni un ufficio turistico rinnovato, il caffè storico riaperto e riqualificato e il Salone di Palazzo Gotico finalmente visitabile. Per chi scrive, ma soprattutto per tanti piacentini, tutto questo conta, fortunatamente, e conta molto”.
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