Giornata mondiale per la sicurezza online, a Piacenza il progetto “I connect with you”

Safer Internet Day 2021, giornata mondiale per la sicurezza in Rete, istituita e promossa dalla Commissione Europea. Maria Cristina Meloni, psicoterapeuta e criminologa, espone i primi risultati del progetto ‘I connect with you’ avviato a settembre con l’Associazione Tutela di cui è presidente; obiettivo stimolare ulteriori riflessioni sull’uso consapevole della rete.

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Si ricorda che tale progetto ha ottenuto il riconoscimento Ged 2020 dalla Commissione parità della Regione Emilia Romagna; è divenuto in parte Protocollo con la Polizia di Stato.

L’obiettivo principale è quello di fornire un punto di riferimento specializzato sul territorio di Piacenza per atti persecutori e i reati alla persona a mezzo internet. Prevede il supporto psicologico gratuito per le vittime di atti persecutori, cyberbullismo, revenge porn, istigazione al suicidio tramite social, adescamento online, sextortion; sensibilizzazione e psico-educazione digitale; ascolto degli ‘spettatori invisibili’ di tali fenomeni; percorso trattamentale degli autori di reato di stalking; indagini esplorative.

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Come si può accedere a questi servizi?

Per ora è attivo il numero 3883713109 il martedi dalle 9 alle 21 per richieste di informazioni, consulenze telefoniche o appuntamenti in presenza. Sono in fase di programma gli interventi nelle scuole, ora in stand-by per la pandemia. Tuttavia, questa non ha bloccatio il sostegno, le attività di ricerca e l’accoglimento delle segnalazioni.

I connect with you pare stia confermando le idee iniziali della sua ideatrice.
Meloni si esprime in maniera decisa: non si può fare un’educazione digitale che non coinvolga gli adulti. Non possiamo aspettarci dai bambini che non siano attirati da certi social se sono gli insegnanti stessi a dare come compiti quello di creare dei tik tok o a farli loro stessi insieme ai bambini. Stessa cosa per i genitori. Per fortuna, la maggior parte sono attenti, ma purtroppo parlo non per esempi astratti, ma per le diverse segnalazioni ricevute dal territorio.

Capisco sia un gioco, ma poi diventa ancora più difficile negare l’utilizzo con spiegazioni ragionevoli legate al pericolo. Oltre al fatto che stiamo gettando le basi per lo sviluppo di future personalità narcisistiche e istrioniche. Abbiamo notato che sono ormai troppe le bambine che postano foto in pose sessualizzate o che ‘twerkano’. Ritengo che sia assurdo e pericoloso, non solo in termini di sviluppo psicologico ma anche per il pericolo di adescamento online.

Risale, inoltre, a qualche giorno fa la terribile vicenda che ha visto una bambina di 10 anni perdere la vita; probabilmente per una sfida estrema su Tik Tok. Sono tante le situazioni di istigazioni al suicidio su cui la Polizia Postale indaga.

Sicuramente un passo importante per tutelare i minorenni sui social è stato fatto dal Garante dell’Infanzia e dal Garante della Privacy col blocco dei profili per gli utenti con età anagrafica maggiore dei 13 anni. Ma non basta se pensiamo che molti di quei profili sono stati creati dai genitori stessi che magari troveranno il modo per re-inserirli con una età anagrafica maggiore come è già successo.

Cosa possiamo consigliare ai genitori?

La scelta di regalare il cellulare a nostro figlio non deve esser il frutto di un capriccio o senso di emulazione verso i propri amichetti che già lo possiedono. Bisogna essere consapevoli che stiamo dando uno strumento importante che permette di accedere a contenuti che possono esporre il minore a rischi e pericoli. Come si è solito dire: stiamo dando una Ferrari a qualcuno che non ha nemmeno la patente di guida.

È meglio non regalare lo smartphone e l’accesso alla rete a nostro figlio. Anche se i bambini ci sembrano ‘più avanti’ di noi nell’utilizzo della tecnologia, lo sviluppo cognitivo sottostante non corrisponde a quanto osserviamo. E se si decidesse di regalarlo dai 13 anni, non deve esistere la privacy e bisogna accordarsi con lui sulla condivisione delle password e degli account. Questo controllo sicuramente potrebbe scatenare una reazione nei nostri figli, ma dobbiamo avere la forza di affrontarle spiegando le motivazioni.

Il progetto ha anche come nucleo centrale lo stalking

In base a questo tema, la seconda riflessione apre le porte ad un prossimo sotto-progetto in fase di programmazione che riguarda proprio gli atti persecutori, la violenza psicologica e il revenge porn. Fra i risultati più significativi delle richieste di informazione e di aiuto pervenute oltre che delle nostre ricerche è che questi tipi di reati sarebbero in aumento nei confronti di vittime di sesso maschile.

Siamo spinti a pensare sempre che ogniqualvolta si parli di violenza sia un uomo il protagonista attivo. Anche la donna è capace di agiti abusanti e persecutori, che vengono però minimizzati e “normalizzati” abbassandone l’allarme sociale. Il fenomeno è poco studiato a livello empirico e Meloni vuole puntare il faro su di esso con alcuni avvocati del territorio.

Analizzando le fonti emerge che le stalkers sono generalmente di un’ètà compresa tra i 30/35 anni, single, di un buon livello sociale e di istruzione ma con una compromissione psichiatrica nella maggior parte dei casi, più tendenti ad atti persecutori, a revenge porn e al sextortion attraverso i social o a strategie più sottili ed indirette. Lo stalking femminile e il sextortion sono un processo lento ma degenerante.

Infine Meloni esprime la difficoltà delle persone a procedere alla denuncia che ha portato a lavorare sul senso di paura (da parte delle vittime donne e di molti genitori) e sul senso di vergogna (da parte delle vittime uomini).

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