Smartphone di proprietà ai figli, quando darlo. Simone Lanza: “Non prima dei 14 anni”. Gli schermi fanno ormai parte della vita dei più giovani, ma spesso gli adulti non sanno come gestirli. L’autore del libro “Un attimo e arrivo”, forte della sua esperienza e delle ricerche condotte, propone indicazioni e strategie concrete per un uso consapevole del digitale.
Quando darlo – spiega Lanza – il motto che mi sta caro è bambino piccolo, schermo grande e bimbo grande, schermo piccolo. Per gli smartphone, si possono aspettare 13-14 anni senza problemi. È quello che dice la società italiana di pediatri. E’ quello che dicono sempre più organizzazioni di pediatri nel mondo e soprattutto di genitori che stanno creando delle alleanze, dei patti digitali di comunità per fornire un proprio cellulare a un giovane esclusivamente alla fine della terza media.
Secondo Simone Lanza assegnare un proprio telefonino deve avere dunque dei tempi prestabiliti. Prima dei 14 anni l’attività con lo smartphone dovrebbe avere un inizio e una fine.
Quello che invece inizia a essere un po’ pericoloso è quello di comprarlo, lasciando poi che sia un oggetto di totale proprietà a uso e consumo privato diciamo di un bambino.
Sì andrebbero scritte regole, orari, le app e le situazioni che si possono usare. In pratica vanno date le informazioni per l’ uso.
Gli schermi fanno ormai parte della vita dei più giovani, ma spesso gli adulti non sanno come gestirli.
L’autore, forte della sua esperienza e delle ricerche condotte, propone indicazioni e strategie concrete per un uso consapevole del digitale.
Tra i temi affrontati: gli effetti del tempo passato davanti agli schermi sulla percezione della realtà, le relazioni familiari e l’interazione fra coetanei, le conseguenze per la salute fisica (sovrappeso, affaticamento visivo e disturbi del sonno), l’impatto sulla concentrazione e sullo sviluppo del linguaggio, il rischio di dipendenza da videogiochi e social media, l’esposizione precoce alla pornografia online, le nuove sfide educative legate all’intelligenza artificiale.
maestro elementare, ricercatore e formatore, si occupa di innovazione pedagogica con una riflessione critica sull’impatto delle tecnologie digitali nella società e nell’infanzia in particolare. Dopo aver perfezionato i suoi studi in filosofia e scienze della formazione in Italia e all’estero, ha maturato una solida esperienza nel terzo settore: è stato vicedirettore del Centro Ecumenico di Agape e ha guidato altre diverse imprese non profit. Attivo nel Movimento di Cooperazione Educativa (mce) e socio fondatore della Fondazione dei Patti Digitali di Comunità, collabora attualmente con il Centro di Ricerca Benessere Digitale dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. La sua ricerca, presentata in numerosi convegni nazionali e internazionali, trova voce in una vasta produzione saggistica su riviste scientifiche e divulgative. Tra le sue pubblicazioni principali: Perdere tempo per educare, educare all’utopia nell’epoca del digitale (Writeup, 2020) e, insieme a Serge Latouche, Il tao della decrescita (Il Margine, 2021). Ha inoltre scritto, insieme ad altri autori, Pediatri custodi digitali (Iam, 2022), la prima guida dedicata ai pediatri di famiglia sull’educazione digitale fin dalla nascita. Studioso del metodo montessoriano, ha curato per L’Orma editore la raccolta di lettere Una conquista di libertà (2023). Nel 2025 è tornato in libreria con il saggio L’attenzione contesa, Come il tempo schermo modifica l’infanzia (Armando).
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