Tarasconi: “Piacenza non è un’isola felice, metteremo la legalità al centro della nostra azione amministrativa”

«Piacenza non è un’isola felice. La criminalità, compresa quella organizzata, ha toccato anche il nostro territorio che per anni si credeva immune da certe dinamiche. Le cronache degli ultimi mesi ce l’hanno ricordato in modo eclatante e doloroso ma il problema esiste da oltre vent’anni. Ed è da questa consapevolezza, chiara e onesta, che deve partire ogni riflessione sulla legalità, un tema che vogliamo porre al centro della nostra azione amministrativa».

Tema ampio e fondamentale, dunque, quello toccato e poi approfondito da Katia Tarasconi, consigliera regionale dell’Emilia-Romagna e candidata a sindaco di Piacenza, che ieri sera ha partecipato a un incontro organizzato dai Giovani Democratici in un luogo scelto non certo a caso: il capannone intitolato a Rita Atria nel comune di Calendasco, confiscato alla mafia e riqualificato. Un incontro al quale hanno partecipato Maria Elena Mililli, coordinatrice di Avviso Pubblico Emilia-Romagna (rete di enti locali che promuove la lotta alle mafie e alla corruzione), e Davide Mattiello, consulente della Commissione parlamentare antimafia.

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«La legalità è un concetto “alto” che spesso rischia di essere percepito come lontano, astratto, poco legato alla vita di tutti i giorni – prosegue la candidata Tarasconi – Tutti noi siamo più propensi a declinarlo nel concetto di sicurezza, che è più “terra terra” e riguarda la criminalità di strada, l’incuria, i vandalismi. La sicurezza è fondamentale e va perseguita con azioni mirate, va tutelata perché i cittadini non si sentano in pericolo. E’ ciò che fanno le nostre forze dell’ordine ogni giorno ed è ciò che contribuiremo a fare con figure che siano sempre più vicine a ogni singolo cittadino come il vigile di quartiere. Ma questa attenzione alla prossimità non può che andare di pari passo con un’azione di governo che si fondi sul più alto concetto di legalità e che si concretizzi in protocolli che mirino a estirpare la corruzione e le infiltrazioni criminali dalla vita pubblica». 

Consapevolezza dunque, prima di tutto. «Negli ultimi anni Piacenza è stata travolta da fatti che hanno squarciato il velo su situazioni preoccupanti – sottolinea Tarasconi – Situazioni che hanno coinvolto molti settori della nostra società». «Occorre quindi aprire una riflessione serie come comunità, come città – aggiunge la candidata – Una riflessione che non si limiti a proclami o iniziative formali ma che si traduca in azioni concrete come la collaborazione stretta con ANBSC, l’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alle mafie, e l’avvio di progetti su tali beni che sono presenti anche a Piacenza (sono 52 su tutto il territorio provinciale, 4 in città) e per i quali progetti esistono fondi messi a disposizione dalla Regione. Sul riutilizzo di questi beni occorre aprire un confronto con la città, un tavolo con le parti sociali, il terzo settore, le imprese. Dobbiamo agire insieme concretamente per restituire alla comunità ciò che è stato in qualche modo sottratto dalla criminalità e dobbiamo farlo creando progetti economicamente sostenibili che diventino presidi e testimonianza della cultura della legalità sul nostro territorio». 

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