Una malattia ancora poco conosciuta, che può essere talvolta difficile da identificare e che, se non diagnosticata tempestivamente, può compromettere progressivamente la funzionalità del cuore.
È l’amiloidosi cardiaca, una patologia sulla quale negli ultimi anni si sono aperte nuove prospettive diagnostiche e terapeutiche anche grazie alla telemedicina.
A Piacenza i pazienti possono contare su un percorso specialistico dedicato all’interno della Cardiologia diretta da Daniela Aschieri.
Il Centro per le cardiomiopatie segue, tra gli ospedali di Piacenza e Castel San Giovanni, oltre 70 pazienti.
La collaborazione con il Policlinico Sant’Orsola di Bologna e la telemedicina
“Proponiamo una presa in carico completa, dalla diagnosi al trattamento della malattia – spiega Francesco Di Spigno, referente del centro – Piacenza fa parte della rete regionale dedicata al trattamento dell’amiloidosi guidata dal Policlinico di Sant’Orsola IRCCS di Bologna, che è il nostro centro di prescrizione di riferimento e con il quale abbiamo avviato una stretta collaborazione sui casi clinici grazie alla telemedicina. Questo per i pazienti piacentini si traduce nella possibilità di accedere alle diagnosi e terapie di ultima generazione riducendo parecchio la necessità di spostamenti e rendendo quindi più semplice la continuità delle cure”.
Nuovi trattamenti per rallentare l’evoluzione della malattia
Di Spigno si riferisce in particolare ai trattamenti disease-modifying, farmaci che agiscono sui meccanismi responsabili della malattia per rallentarne l’evoluzione.
Terapie studiate specificamente per la patologia, che mirano ad esempio a stabilizzare la proteina transtiretina o addirittura ad inibirne la sintesi.
Grazie alla disponibilità di questi nuovi trattamenti, la diagnosi precoce assume quindi sempre più importanza, perché consente di avviare tempestivamente il percorso di cura più appropriato.
“Oggi una delle sfide principali nella lotta all’amiloidosi cardiaca è riconoscere la malattia il prima possibile – conferma Di Spigno – Per questo insistiamo molto sulla sensibilizzazione, ovviamente coinvolgendo i colleghi del territorio e i medici ospedalieri”.
Amiloidosi cardiaca, convegno a Piacenza il 26 ottobre
Proprio a questi temi sarà dedicato il convegno in programma nel pomeriggio di 26 ottobre (a partire dalle 16.15) al Best Western Park Hotel di Piacenza, con responsabile scientifica la dottoressa Daniela Aschieri.
L’incontro riunirà cardiologi, altri specialisti e pazienti per approfondire i segnali che possono far sospettare la malattia, gli strumenti diagnostici disponibili, le innovazioni terapeutiche e l’importanza di una presa in carico multidisciplinare.
Particolare attenzione sarà riservata alla collaborazione tra ospedale e territorio e ai modelli di rete che possono favorire un accesso tempestivo e appropriato alle cure.
Daniela Aschieri: “Diagnosi e terapie all’avanguardia a Piacenza”
“A Piacenza siamo in grado di offrire diagnosi e terapie all’avanguardia e percorsi incentrati sui singoli pazienti grazie ai progressi della medicina e alla collaborazione di una vasta equipe multidisciplinare – commenta Aschieri – A seconda delle esigenze, al percorso collaborano infatti geriatri, psicologi aziendali, ematologi, neurologi, nefrologi, medici nucleari, radiologi, genetisti, personale di laboratorio e colleghi della biologia molecolare”.
Cos’è l’amiloidosi cardiaca e quali sono i sintomi
L’amiloidosi cardiaca è provocata dall’accumulo anomalo di alcune proteine nel tessuto del cuore, che ne alterano progressivamente la struttura e il funzionamento.
Può manifestarsi con sintomi come affaticamento, mancanza di respiro e gonfiore alle gambe.
Disturbi che sono comuni anche ad altre patologie cardiache, e che proprio per questo ne ostacolano la corretta diagnosi.
Diagnosi precoce: i segnali da riconoscere
La diagnosi precoce passa attraverso l’identificazione dei segnali clinici e strumentali che possono far sospettare la presenza della patologia.
Alcuni esempi sono un aumento dello spessore delle pareti cardiache non spiegato da altre condizioni, alterazioni caratteristiche all’elettrocardiogramma o all’ecocardiogramma e la presenza di altri disturbi che possono precedere il coinvolgimento del cuore.
Individuare tempestivamente questi campanelli d’allarme consente di avviare gli approfondimenti necessari e, quando indicato, iniziare precocemente le terapie in grado di modificare il decorso della malattia (disease-modifying therapies).
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