Coronavirus, Sforza Fogliani: “Soldi pubblici sprecati per anni, così il sistema sanitario si è dimostrato insufficiente” – AUDIO

Coronavirus Sforza Fogliani
Coronavirus Sforza Fogliani

Coronavirus, Sforza Fogliani: “Soldi pubblici sprecati per anni, così il sistema sanitario si è dimostrato insufficiente”. Lo sostiene il presidente del comitato esecutivo della Banca di Piacenza, intervistato da Andrea Bricchi nel corso della trasmissione MaChiÈKlaus, in onda su Radio Sound.

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“Questa crisi non nasce per colpa di qualcuno, o comunque per colpa di qualche italiano, ma si è sviluppata in certe zone e forse anche a Piacenza per colpe che devono essere ravvisate proprio nei dintorni. Vi è stata una larga insufficienza del sistema pubblico di sanità che è tipico della nostra regione, una visione ospedalecentrica che si è dimostrata insufficiente per capienza e disponibilità di strutture e strumentazioni adatte allo scopo”.

Avvocato Corrado Sforza Fogliani

Intervista all'Avvocato Corrado Sforza Fogliani sulla pandemia e sul sistema creditizio e industriale

Pubblicato da Radio Sound su Domenica 24 maggio 2020

“Questa emergenza legata al coronavirus – spiega Sforza Fogliani – non poteva certo essere prevista e che ci fossero delle lacune era anche ammissibile. Ma non è ammissibile che non si sia messa in atto l’unica vera campagna utile, ovvero quella dei tamponi. I tamponi adottati in Friuli Venezia Giulia e Corea, per esempio, hanno provocato una reiezione dell’allargamento del contagio nel giro di due o tre settimane. Se noi avessimo seguito questa strada credo che Piacenza non sarebbe stata così colpita. Abbiamo combattuto il coronavirus come fosse la peste manzoniana o la peste descritta dal Boccaccio, ovvero con misure di contenimento fisico. Che vanno bene, fino a quando però non ce ne siano di migliori: e la campagna di tamponi fatta a rastrellamento sarebbe stato il metodo migliore”.

“Perché qui non si è fatto? Non si è fatto perché la politica, sia regionale che locale, ha sprecato soldi in spese che non erano necessarie o nemmeno utili. Faccio l’esempio delle rotonde stradali: a Piacenza solo due o tre erano davvero importanti. La crisi economica porterà con sé non meno sofferenze di quella sanitaria: la prima soluzione è imporre un criterio di spesa pubblica etica, cioè spendere per cose davvero indispensabili. Fare opere tanto per farle non è la soluzione migliore: quando si hanno i soldi, questi non vanno gettati via ma capitalizzati”.

Quale può essere il ruolo delle banche?

“Le banche possono aiutare il tessuto imprenditoriale facendo il proprio mestiere. Anzi, le banche stanno chiedendo di poterlo fare”, spiega Sforza Fogliani. “Ma le banche si trovano ad affrontare troppe difficoltà e regole poco chiare: non si può dare per scontato che noi dovremmo erogare finanziamenti sotto i 25 mila euro senza valutazione minima del merito creditizio. E’ vero che noi abbiamo garanzie del 100%, ma valutare il merito creditizio ha anche un aspetto etico che ci porta a non regalare fondi dei nostri soci e dei nostri clienti in modo indeterminato. Queste cose in Italia non si considerano”.

Quanto tempo ci vorrà prima di tornare a una situazione di normalità?

“Questo è difficile da prevedere perché è difficile da prevedere l’effettiva fine della pandemia da coronavirus”, continua Sforza Fogliani. Molti virologi prevedono un’ondata di ritorno questo autunno, per esempio. Tanto per cominciare dovrebbero permettere alle banche di fare il proprio mestiere. La Banca di Piacenza ha fatto cose eccezionali per sostenere l’economia locale: non lo facciamo per beneficienza ma per nostro interesse perché le banche locali crescono se cresce il territorio. Occorre però considerare che noi ci troviamo spesse volte in condizioni impossibili: in Italia non si conoscono le difficoltà in cui le banche si trovano a operare a causa di norme contraddittorie”.

In ambito locale, aziende che potrebbero collaborare non lo fanno. Questa situazione potrebbe cambiare alla luce di questa emergenza?

“Dovrebbe essere compito delle associazioni di categoria ma la situazione piacentina, anche da questo punto di vista, non è felice. Questa situazione, però, non è imputabile ai singoli imprenditori. Sono anni che perdiamo i centri decisionali delle nostre maggiori aziende: abbiamo iniziato dalla Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza. Oggi le aziende che hanno il centro decisionale a Piacenza sono poche: in questa situazione collaborare diventa difficile, anche per questioni legate ai contatti e alla presenza fisica”.

State immaginando di riprendere gli incontri a palazzo Galli?

“Per ottobre abbiamo già allestito un calendario con importanti manifestazioni; mentre il prossimo premio “Solidarietà per la Vita” a Santa Maria del Monte dovrebbe essere ospite il cardinale Re, per esempio. Noi continuiamo a organizzare e siamo già pronti a sostituire gli incontri con eventi in streaming nel caso fosse necessario. Noi ci stiamo preparando per un normale calendario”.

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