Eccidio di Strà, De Rosa: “Ricostruzioni di comodo e confronti rifiutati, evidentemente una falla c’è”

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Presente, come preannunciato, al Santuario di Strà di Nibbiano questa mattina, è d’obbligo sottolineare un impressione di fondo che è rivelatrice di uno stile “differente”. In tutti le circostanze in cui ho presentato il mio volume “Strà finalmente la verità” ho previsto la possibilità d’intervento da parte del pubblico presente. Qualche volta è avvenuto. Ricordo Castelsangiovanni a febbraio del 2017. Oggi, domenica 29 luglio, non era possibile! Di fronte alla preventiva soppressione del dibattito (anche qui diversamente rispetto a quanto accaduto pochi giorni fa in altra circostanza e per altro tema in S.Ilario a Piacenza), civilmente ho taciuto e mi sono allontanato educatamente a fine conferenza. E’ evidente che la discriminante “Fascisti-antifascisti” potrebbe lasciare il posto a quella “dibattisti-antidibattisti” (malgrado l’assonanza fonetica, nulla c’entra l’evocazione dell’ex parlamentare grillino). Comprendo, però. Nonostante in una delle relazioni si sia evidenziata la conquista libertaria della necessità di dibattito.  Sono abituato alla smentita nei fatti delle demagogiche asserzioni.

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La gran parte dei contenuti rilasciati nella conferenza debbono necessariamente essere posti al riparo dal dibattito. Sentenziose affermazioni, ricostruzioni discutibili ma date per certe, improbabili conclusioni logiche….semplicemente non reggerebbero. Chi ha letto il mio volumetto sa bene che in nessuna parte si afferma che quella di Strà fu una rappresaglia “normale” o, addirittura, che possa risultare giustificata. C’è scritto proprio altro. Richiamare aspetti delle convenzioni di Ginevra, così come sostituiti nel 1949, sui fatti di Strà del 1944, è possibile farlo solo se nessuno può fartelo notare, così come ricostruire la tragedia di una guerra civile sulla base di un’accusa di fondo ad una parte senza tener conto del ruolo dell’altra ha bisogno di quella “parzialità” che solo il monologo può garantire. Di certo è che, in qualche modo, l’ingombrante vittima, il tedesco ammazzato (impiegato nella Feldzeugtruppen, quindi Wehrmacht e nello specifico addetto alla manutenzione dei mezzi, quindi niente polizia politica, quindi niente SS) non lo potranno mai più ricacciare nell’oblio dove per oltre mezzo secolo è stato relegato dagli antidibattisti al fine di non provocare brecce nel mastodontico maniero delle loro versioni storiche inconfutabili. Questo era il mio obiettivo prioritario quando ho scritto il libro. Anche oggi sono tornato a casa soddisfatto!

Le ricostruzioni tese a metterci una toppa dimostrano evidentemente che la falla c’è…Ho colto l’occasione per dare una copia del mio libro a Don Angelo Bazzari chiedendo un suo giudizio. Chiederò al parroco di Strà di aiutarmi a determinare un sereno confronto. Credo proprio che su questo tragico fatto un confronto serio ci vorrebbe e continuo a non disperare. Mi son dato disponibile, ho cercato di propiziarlo, invito a casa mia e vado a casa d’altri, lo pongo come sfida…..ma niente. La cosa che mi lascia atterrito è che gli antidibattisti spesso sono “la parte istituzionale” che trova patrocini nei Comuni, rappresenta la ricerca storica in convegni che dovrebbero essere di studio e non d’indottrinamento e, cosa peggiore, va nelle scuole di ogni ordine e grado a parlare con i nostri figli….a quella maniera lì! Chi ha responsabilità derivanti dal dovere educativo e dalla rappresentatività del popolo dovrà assolutamente, d’ora in avanti, porsi anche questo problema…..sulla via del cambiamento e dell’interesse nazionale.

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