Morfasso, sala gremita per l’incontro pubblico sul progetto eolico Parma A. Nasce “Appennino Unito”: Parma e Piacenza insieme per la tutela del territorio.
Grande partecipazione nella serata di lunedì 22 giugno presso il salone parrocchiale di Morfasso, dove cittadini, amministratori locali, associazioni e rappresentanti del territorio si sono riuniti per approfondire il progetto eolico Parma A, che prevede complessivamente l’installazione di 47 aerogeneratori sui crinali dell’Appennino parmense e piacentino.
Ad aprire l’incontro è stato il sindaco di Morfasso, Paolo Calestani, che ha illustrato le caratteristiche del progetto e le ricadute che esso potrebbe avere sul territorio comunale e sull’intera area montana parmense e piacentina.
Nel corso della serata è stato evidenziato come le cinque pale previste sul crinale del Monte Carameto rappresentino soltanto una parte di un progetto molto più ampio che interessa numerosi comuni dell’Appennino. Proprio per la loro collocazione, queste installazioni sono state indicate da diversi relatori come un possibile punto di partenza per ulteriori sviluppi futuri, resi possibili dalla realizzazione di nuove infrastrutture permanenti quali strade di crinale, cavidotti e sottostazioni elettriche.
Numerosi gli amministratori e i rappresentanti istituzionali presenti o collegati all’incontro.
Sono intervenuti i consiglieri provinciali Massimiliano Morganti (Fratelli d’Italia) e Nadia Pompini (Partito Democratico), il sindaco di Lugagnano Antonio Vincini, la vicesindaca Tiziana Gruppi, il consigliere Claudio Marchetti e l’assessore del Comune di Bardi Roberto Bertorelli.
In collegamento hanno portato il proprio contributo la senatrice Elena Murelli, i consiglieri regionali Luca Quintavalla e Lodovico Albasi, il vicepresidente dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna Giancarlo Tagliaferri e la consigliera provinciale Patrizia Calza.
Pur provenendo da sensibilità politiche differenti, gli interventi hanno evidenziato una forte convergenza di preoccupazioni rispetto alle dimensioni del progetto, agli impatti previsti sui territori montani e a una procedura autorizzativa percepita come distante dalle comunità locali che questi territori li vivono, li presidiano e li custodiscono quotidianamente.
Tra i relatori tecnici sono intervenuti alcuni dei professionisti che stanno collaborando all’interno di Appennino Unito, il comitato nato per supportare cittadini e amministrazioni nella comprensione del progetto. Il comitato riunisce professionisti, tecnici e cittadini dei territori, tra cui geologi, biologi, avvocati, esperti ambientali e professionisti provenienti da diversi ambiti, impegnati nell’analisi della complessa documentazione progettuale depositata dal proponente Duferco Sviluppo S.p.A., composta da 1.562 elaborati tecnici.
L’architetto Emanuele Mazzadi ha illustrato il progetto e le principali criticità emerse dall’analisi della documentazione disponibile.
Il presidente della CER Appennino Ovest, Daniele Uboldi, ha presentato un’analisi tecnica sulla ventosità dell’Appennino, sostenendo che le condizioni anemometriche dell’area non siano compatibili con le elevate produzioni energetiche dichiarate dal progetto. Secondo Ubaldi, i dati disponibili sul territorio evidenziano una disponibilità di vento insufficiente a giustificare un intervento di tale portata e il conseguente impatto sui crinali appenninici.
Guido Sardella, responsabile della Riserva Naturale dell’Oasi dei Ghirardi, ha invece approfondito gli aspetti legati alla biodiversità, alla fauna e agli habitat naturali interessati dall’intervento, evidenziando le possibili ripercussioni che opere di queste dimensioni potrebbero avere su ecosistemi di elevato pregio naturalistico.
Nel corso della serata sono state inoltre evidenziate le numerose criticità geologiche e idrogeologiche legate al progetto. Diversi interventi hanno richiamato l’attenzione sulla particolare fragilità dei crinali appenninici interessati dall’opera, che richiederebbe importanti movimenti terra, nuove viabilità, sbancamenti e fondazioni profonde per gli aerogeneratori.
Particolare preoccupazione è stata espressa per i possibili effetti sugli equilibri idrogeologici del territorio, sulla circolazione delle acque sotterranee e sulla tutela di sorgenti e risorse idriche che alimentano acquedotti e comunità locali. Temi che, secondo quanto emerso durante l’incontro, meritano la massima attenzione e ulteriori approfondimenti da parte degli enti competenti.
Sono inoltre intervenuti Mauro Bruzzi e Fabrizio Binelli, rappresentanti del Comitato Tutela Ambiente Paesaggio, protagonisti delle attività di informazione e mobilitazione sviluppate negli ultimi mesi sul territorio della Val Nure in relazione al progetto eolico di Ferriere.
Particolarmente significativo il contributo di Mauro Bruzzi, che ha presentato i dati ufficiali pubblicati da TERNA relativi agli impianti eolici attualmente in funzione nel territorio di Farini. Secondo quanto illustrato durante la serata, le produzioni registrate risultano estremamente contenute e molto inferiori alle aspettative iniziali, alimentando forti dubbi sulla reale efficacia energetica di nuovi impianti industriali sui crinali dell’Appennino e sul rapporto tra benefici energetici attesi e sacrifici richiesti al territorio.
Presenti anche rappresentanti di Legambiente Piacenza, Club Alpino Italiano di Piacenza, GAEP (Gruppo Alpinisti Escursionisti Piacentini APS), GAE (Guide Ambientali Escursionistiche), associazioni locali, cittadini e operatori del territorio.
Dalla serata è emerso un messaggio condiviso: la transizione energetica è una necessità riconosciuta da tutti, ma non può tradursi nella compromissione irreversibile di territori montani di straordinario valore ambientale, paesaggistico e identitario.
L’Appennino non è un’area industriale. È un territorio vivo, fatto di boschi, prati, aziende agricole, attività forestali, sentieri, turismo lento, biodiversità e comunità locali.
Il progetto Parma A non prevede soltanto l’installazione di 47 aerogeneratori, ma anche la realizzazione di nuove viabilità, piazzole operative, cavidotti e infrastrutture permanenti che trasformerebbero profondamente alcuni dei principali crinali dell’Appennino parmense e piacentino.
Secondo quanto emerso nel corso dell’incontro, il sacrificio richiesto al territorio sarebbe enorme e permanente, mentre restano forti interrogativi sulla reale produzione energetica ottenibile e sulla sua capacità di giustificare una trasformazione così radicale del paesaggio.
Nel corso della serata è inoltre emersa la volontà di rafforzare la collaborazione tra cittadini, associazioni, comitati e amministratori dei territori parmensi e piacentini attraverso il comitato Appennino Unito.
Appennino Unito si propone come uno spazio aperto di collaborazione tra cittadini, associazioni, amministratori, professionisti e realtà del territorio parmense e piacentino che condividono la volontà di tutelare l’Appennino e promuovere un confronto pubblico informato sul futuro delle aree montane. Un percorso comune che supera i confini provinciali per difendere un unico patrimonio naturale, ambientale e culturale: l’Appennino.
Dal confronto tra tecnici, amministratori e cittadini è inoltre emerso come esistano percorsi alternativi per la produzione di energia rinnovabile e per il raggiungimento degli obiettivi energetici, senza compromettere in modo permanente i crinali e gli ecosistemi montani.
Il coordinamento Appennino Unito invita tutti i cittadini a informarsi e a partecipare attivamente alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale presentando le proprie osservazioni entro il prossimo 4 luglio 2026.
Non è necessario essere tecnici o esperti per partecipare. Ogni cittadino può esprimere le proprie preoccupazioni, segnalare criticità, raccontare il proprio legame con il territorio o spiegare perché ritiene che un progetto di queste dimensioni possa avere conseguenze sull’Appennino e sulle comunità che lo vivono.
Le osservazioni possono essere presentate attraverso il Portale delle Valutazioni Ambientali del Ministero dell’Ambiente, accedendo alla pagina dedicata al progetto Parma A e seguendo la procedura guidata per l’invio.
https://va.mite.gov.it/it-IT/Oggetti/Info/11772
Più numerose saranno le osservazioni presentate, più forte e chiara sarà la voce delle comunità locali chiamate a convivere con le conseguenze di questo progetto. La tutela dell’Appennino riguarda tutti oggi più che mai.
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