“Il tragico evento che ha reciso la giovane vita di Suleiman sui binari del tratto piacentino della ferrovia, nei pressi di Montale, crediamo debba al momento suscitare solo dolore per il giovane ed un moto di solidarietà verso la comunità pakistana che vive a Piacenza. Speriamo che approfondimenti ed indagini in corso possano meglio chiarire cosa è successo e dare una spiegazione almeno comprensibile di un fatto che vede coinvolto, e certamente sconvolto, anche un altro lavoratore: il macchinista del treno regionale, che non è riuscito ad evitare la tragedia”. Inizia così la nota del sindacato Ugl.
LA NOTA DELL’UGL
I commenti, le prese di posizione, le denunce lette sono tutte vere e legittime ma, forse, sarebbe lodevole tentare di allontanarsi da quel che appare risaputo.
Quella della logistica è una tematica importante che ha mutato sotto tutti gli aspetti la fisionomia della provincia di Piacenza con ricadute future inimmaginabili e sotto tutti gli aspetti: produttivo, sociale, demografico, ambientale, valoriale.
I tavoli istituzionali ai quali partecipiamo come Organizzazione Sindacale e dei quali apprezziamo l’impegno, i buoni propositi, la volontà di confronto, rischiano di avere l’effetto di una vuota retorica, sebbene tutti a quei tavoli ci stiano con responsabilità.
Esiste, soprattutto dal punto di vista del lavoro, ma non solo, una logistica “così com’è” che fa fatica ad emergere tra dichiarazioni autoassolutorie e propositi di cambiamento che tali però resteranno fino a quando al dibattito non parteciperanno i protagonisti. In particolare i colossi multinazionali che sono lì per fare profitto e non per altro. Vanno coinvolti (anche e soprattutto economicamente) per dare soluzioni a problematiche che traggono origine dai loro affari. Quello del trasporto è uno di essi. Non l’unico.
Invocare interventi degli enti locali ci pare un po’ arruffata come prospettiva. Veramente si vuol far passare il principio di caricare di costi la collettività a supporto dei profitti privati di grandi aziende e/o multinazionali? Si tenga presente che ad un ente pubblico risulterebbe impossibile anche uniformare gli orari di lavoro dei magazzini per mettere in piedi un servizio di trasporto pubblico sensato e poi ci sarebbe da capire chi paga e quanto.
Sul piano della gestione pubblica del fenomeno è necessario solo stabilire le priorità. Ad oggi la logica prevalente è stata: “attrarre gli investimenti” ed il risultato è la logistica “così com’è”, quella di lavoratori e lavoratrici ridotti a mero strumento di produzione senza alcuna considerazione di qualunque altro aspetto.
Per il giovane Suleiman dovrà essere approfondito se aveva un contratto stabile o precario, chi era il suo datore di lavoro e per chi invece effettivamente lavorava, quale mansione facesse di preciso e che contratto collettivo veniva applicato…….tanto per fare qualche esempio. Perché poi un lavoratore si organizza e si dota dei mezzi per vivere anche in relazione a quel che ha e su cui può contare in futuro! Paradossalmente non sarei nemmeno sicuro che la tragedia possa essere considerata infortunio in itinere, considerando il tragitto tra casa e lavoro.
Non crediamo peraltro possa essere considerato irrispettosa l’evidenza di un comportamento imprudente da parte del giovane e, a costo di sfidare il politicamente corretto, non ci asterremo dal dire che possono anche esserci fattori di differenza culturale e di stili di vita capaci di incidere, rispetto ai quali a nulla serve “l’ipocrisia dell’inclusione” ma è necessario il rispetto vero per le persone. Questo passa anche attraverso un’efficace educazione in merito alle regole ed alle buone prassi cui ci si deve attenere.
UGL crede che ci si debba sforzare tutti di uscire da ogni convenzionalità e dire che “il re è nudo”, per cominciare ad intervenire sul serio in nome della giustizia sociale e della dignità del lavoro.
Non vorremmo che tutto finisse con un cartello issato ai lati della ferrovia con su scritto in tutte le lingue: VIETATO ATTRAVERSARE I BINARI.
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