Ricchezza prodotta dal sistema economico, nel 2021 crescita del 6,1% rispetto al 2020: bene industria e costruzioni

L’Istituto Guglielmo Tagliacarne, ente di ricerca di Unioncamere nazionale, ha recentemente pubblicato (settembre 2022) le stime sul valore aggiunto prodotto nelle province italiane nell’anno 2021. Grazie all’analisi delle variazioni rispetto al 2020 e al 2019, è quindi possibile evidenziare le capacità di ripresa nel produrre ricchezza del sistema economico territoriale piacentino dai minimi che si sono osservati nell’anno della pandemia, mettendole inoltre a confronto con quelle delle province vicine.

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Per valore aggiunto si intende l’incremento di valore che si verifica nell’ambito della produzione e distribuzione di beni e servizi finali grazie ai fattori produttivi adoperati (capitale e lavoro) a partire da beni e risorse primarie iniziali. Rappresenta la ricchezza prodotta da un sistema economico. Il valore aggiunto è calcolato a prezzi base, cioè al netto delle imposte sui prodotti finali e al lordo dei contributi alla produzione.

IL VALORE AGGIUNTO TOTALE

In provincia di Piacenza, il valore aggiunto totale realizzato nel 2021 è stato di 8.539,3 milioni di euro, circa 500 in più rispetto al 2020, facendo registrare una variazione positiva molto elevata, del 6,1%, identica a quella media nazionale. I miglioramenti della congiuntura economica nazionale e internazionale determinatisi grazie ai progressi della campagna vaccinale ed al ritorno ad una situazione di normalità hanno consentito infatti anche al nostro territorio di recuperare terreno rispetto alla fortissima caduta dei livelli di attività rilevata nel 2020.

Molto buona è stata la dinamica del valore aggiunto prodotto da manifatturiero, estrattivo e utilities (l’industria in senso stretto), che aumenta nel piacentino di quasi 200 milioni di euro (da 1.944 nel 2020 a 2.139 milioni nel 2021), ad un tasso del 10%, superiore a quello medio provinciale. Anche il settore delle costruzioni, grazie agli effetti degli incentivi statali riservati al comparto (bonus e superbonus 110 per cento), evidenzia ottime performance nella creazione di ricchezza (408 mln€), facendo registrare un incremento del 22,5% sul 2020 (oltre 70 milioni in più). Meno intonati dal punto di vista della crescita sono stati invece il comparto dei Servizi e quello dell’Agricoltura. Il primo, che pesa da solo per due terzi sul valore aggiunto provinciale e comprende anche commercio, ricettività turistica e ristorazione (comparti che da noi hanno ricevuto con la pandemia un durissimo colpo) passa tra il 2020 e il 2021 da 5.471 a 5.691 milioni di euro (+220) con una variazione positiva del 4,0%. Il secondo arriva alla fine del 2021 a realizzare un valore aggiunto pari a 302 milioni di euro, con un incremento dell’1,5% sull’anno precedente.

Nonostante questa accelerazione piuttosto significativa, il ritmo di crescita della ricchezza prodotta dall’economia piacentina nel 2021 (al 58° posto su 107 province della graduatoria nazionale per variazione percentuale) è stato tuttavia meno incisivo a confronto con quello registrato nelle province limitrofe, cioè di Pavia (+6,3%), Lodi (+6,5%) e Cremona (+6,6%), ma soprattutto di Parma (al 7°posto in graduatoria), dove il valore aggiunto complessivo è aumentato del 7,7%.

Inoltre, la ripresa sembra non essere ancora stata in grado di riportare il nostro sistema economico (come del resto in generale anche gli altri) sui livelli pre-pandemici. Rispetto al 2019, il valore aggiunto provinciale è a Piacenza ancora sotto dell’1,8%, e con un ritardo più significativo di quelli registrati a Cremona (-0,6%), Parma (-1,0%) e Pavia (-1,1%). Nel nostro intorno territoriale, solo Lodi recupera pienamente, superando il dato pre-covid del 3,8%.

Sembra emergere, in sintesi, un minor dinamismo nella creazione di ricchezza da parte delle imprese della provincia di Piacenza rispetto a quelle dei contesti territoriali limitrofi. E’ possibile capirne meglio il perché analizzando ancora una volta nel dettaglio i dati riferiti ai vari macrosettori considerati nello studio del Tagliacarne, a partire da quelli che più incidono nella produzione del valore aggiunto.

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Da una parte, la variazione del valore aggiunto realizzato dal settore dei servizi (+4%) è stata meno elevata di quella media del comparto in Italia (+4,3%) e nella ripartizione settentrionale (+4,4%), oltre che – per restare più vicini – nella provincia di Parma (+4,8%). Rispetto ai livelli del 2019, inoltre, se è vero che quasi tutti i contesti (unica eccezione Lodi) registrano ancora un ritardo nella produzione del valore aggiunto nei servizi, è vero altresì che è ancora Piacenza a mostrare il gap più elevato (-4,6%).

Per quanto riguarda invece l’industria in senso stretto, l’incremento osservato nel 2021 a Piacenza (+10%) è risultato sì in linea con quello medio nazionale, ma è stato inferiore a quello di tutte le province vicine, in particolare Lodi (+12,5%) e Parma (+12,1%). Tale risultato permette alla nostra provincia di riportarsi sui livelli del 2019, tuttavia anche qui con un recupero (+0,9%) meno incisivo rispetto a quello che si osserva negli altri ambiti. Sono da sottolineare in tal senso, invece, le prestazioni dei sistemi industriali di Lodi e Pavia, entrambi con incrementi sul 2019 superiori al nostro, attorno al 5 per cento.

Va meglio per il nostro territorio con riferimento alle dinamiche degli altri due settori considerati nello studio, l’agricoltura e le costruzioni, che però hanno un’incidenza nella creazione della ricchezza a livello locale (e in generale) molto più bassa, influendo meno di conseguenza sul risultato complessivo.

Il valore aggiunto del settore primario prosegue anche nel 2021 (+1,5%) nel suo trend ascendente, che non si era arrestato nemmeno nell’anno del Covid-19 (+4,4%), mettendo a segno un +5,9% sul 2019, inferiore solo all’aumento registrato dalla provincia di Lodi (+10,7%).

Il settore delle costruzioni evidenzia da noi (ma ancor di più a Lodi) le performance migliori nella creazione di ricchezza, +22,5% sul 2020 e +28,1% sul 2019, un valore, quest’ultimo, che risulta particolarmente elevato a confronto con le variazioni medie nazionali e dell’Italia del nord oltre che – a livello delle province limitrofe – di Parma e Pavia.

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