Richiedenti asilo al lavoro nei campi in condizioni irregolari e di sfruttamento, indagato mediatore culturale

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Una lunga ed articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Piacenza e condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Piacenza ha portato all’emissione di una misura cautelare per i reati di caporalato e violazione della normativa in maniera di impego dei lavoratori extracomunitari, commesso ai danni di profughi provenienti dall’Asia Meridionale ed ospitati in strutture di accoglienza locali.

Il principale indagato, un mediatore culturale bengalese attivo in alcune strutture di accoglienza della Provincia di Piacenza, reclutava i richiedenti asilo ospiti delle strutture in cui operava, avvalendosi anche del ruolo da lui ricoperto nei rapporti dei profughi con gli enti istituzionali, per destinarli al lavoro nei campi presso terzi in condizioni di sfruttamento.

Approfittando dello stato di bisogno dei richiedenti asilo, agli stessi venivano corrisposte retribuzioni palesemente difformi da quelle previste dai contratti collettivi di lavoro, comunque sproporzionate rispetto alla qualità e quantità del lavoro versato e pagando in ritardo, o addirittura non pagando affatto, i lavoratori sfruttati.

In alcuni casi, i soggetti reclutati non avrebbero comunque potuto lavorare poiché non avevano ancora formalizzato la richiesta di asilo o non era decorso il termine prodromico all’inizio del lavoro.

A fronte delle rimostranze di un soggetto in accoglienza, che chiedeva di essere pagato per il lavoro prestato, il mediatore culturale minacciava addirittura di farlo allontanare dalla struttura di accoglienza.

L’indagine è stata sviluppata anche con intercettazioni telefoniche, accurati servizi di osservazione, ed inoltre attraverso l’esecuzione di mirate perquisizioni.

Il mediatore culturale si avvaleva di due cittadini egiziani, il responsabile di una Cooperativa per braccianti agricoli con sede a Piacenza ed un suo dipendente, anch’essi indagati nel presente procedimento per il concorso nel reato di caporalato. I predetti si occupavano di raccogliere le richieste degli imprenditori locali che necessitavano di manovalanza a basso costo, nonché del materiale trasporto dei richiedenti asilo dalle strutture di accoglienza ai campi.

 È stato indagato anche un quarto soggetto di origine bengalese, dipendente della medesima società che gestiva l’accoglienza dei profughi, in quanto si occupava anch’egli del reclutamento dei lavoratori da destinare nei campi.

A seguito dei controlli operati dalla Squadra Mobile nel corso delle indagini all’interno delle strutture ricettive per profughi, si rilevava che in un centro di accoglienza coinvolto, le condizioni igieniche della struttura, in particolare servizi igienici e cucina, erano oltremodo scarse. Gli alloggi erano sporchi ed ampiamente inidonei ad accogliere il numero di ospiti presenti, anche alla luce delle restrizioni vigenti ai tempi dell’emergenza sanitaria. I rifiuti venivano accatastati in sacchi di immondizia che restavano stipati per giorni, attirando i roditori.  

La Prefettura di Piacenza, attraverso gli opportuni controlli con gli enti preposti, interrompeva immediatamente i rapporti contrattuali con la società che gestiva i centri di accoglienza.

L’indagato principale si occupava anche di trovare, ovviamente dietro pagamento, ulteriori soluzioni abitative per chi terminasse il percorso dell’accoglienza, e sempre dietro compenso si occupava del disbrigo delle pratiche burocratiche. L’uomo si occupava anche di reperire, anche in questo caso dietro pagamento, delle fittizie dichiarazioni di ospitalità da fornire a soggetti stranieri irregolari sul territorio.

Alla luce del grave quadro indiziario, veniva applicato al mediatore culturale la misura cautelare del divieto di dimora nella Provincia di Piacenza, con obbligo di lasciare immediatamente questo territorio. Gli altri tre soggetti coinvolti nel sistema criminale invece sono indagati in stato di libertà per il grave reato di caporalato, in concorso con questi.

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