Politica

Protocollo per la logistica, Alternativa per Piacenza: “Senza i sindacati autonomi rischia di essere poco rappresentativo e poco efficace”

Da Alternativa per Piacenza si leva un plauso alla firma del “Protocollo d’Intesa per la legalità e la qualificazione degli appalti di facchinaggio, logistica e movimentazione merci nei poli della Provincia di Piacenza”, non foss’altro per i dieci anni trascorsi dalla precedente.

Letto l’elenco della nutrita platea di sottoscrittori presente in Prefettura, tra istituzioni (enti locali, Regione, ispettorato del lavoro, Inps, Inail), rappresentanze datoriali (Confindustria, Confapi Industria, Assologistica, Cna, Liberartigiani, Confcooperative, Legacoop) e sindacali (Cgil, Cisl, Uil e Ugl), ci balza però all’occhio, impossibile da trascurare, l’assenza degli autonomi, quei sindacati di base che, piaccia o no, sono una presenza centrale nel comparto logistico.

Ci vuole qualcuno che abbia il coraggio di dirlo: da questa prospettiva il documento rischia, nei fatti, di essere poco rappresentativo, in pieno stile “anatra zoppa”, e di conseguenza poco efficace nella sua applicazione.

Non ci sfuggono le tensioni che negli anni hanno portato ad alzare muri reciproci tra le stesse sigle sindacali, ma in un frangente storico in cui si sprecano gli appelli per la soluzione diplomatica alla crisi internazionale definitivamente esplosa con l’invasione dell’Ucraina, coerenza vuole che non si nasconda la testa sotto la sabbia proprio a casa nostra, capitale della logistica, quando in ballo c’è una partita così importante.

La nostra considerazione ha valore propositivo. Per ApP è giusta e scontata la presenza di chi era al tavolo ma, altrettanto, sbagliata l’assenza di chi ci risulta non sia stato invitato, specie perché, fino a prova contraria, la maggioranza degli addetti del settore si sente rappresentata proprio dagli esclusi. Può darsi si tratti di una missione ai limiti dell’impossibile, ma le istituzioni della città non possono eludere il problema con una scrollata di spalle, fingendo che quella parte non esista. È dovere dei vari livelli di governo fare di tutto perché ogni voce rientri nell’alveo di un confronto il più istituzionale e civile possibile, pur nella differenza dei ruoli e dei mezzi usati per il raggiungimento di obiettivi, che dovrebbero comunque sempre avere rilevanti tratti di comune interesse.

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