«Contestare le modalità con cui viene amministrata la città e proporre alternative concrete non è mistificazione, ma l’esercizio del fondamentale dovere di controllo e proposta che ogni consigliere comunale deve onorare per garantire la massima trasparenza sull’operato dell’ente. L’assessore Groppelli dovrebbe saperlo dopo 4 anni alla guida della città, invece che rispondere affermando che chi la pensa diversamente mistifica i fatti».
Con queste parole il consigliere comunale della Lega, Luca Zandonella, replica all’assessore Serena Groppelli in merito ai costi legati ai percorsi partecipativi, sottolineando che saranno i cittadini a giudicare se tali uscite siano state realmente utili o se rappresentino uno spreco di risorse pubbliche.
Proprio per onor di verità, Zandonella entra nel dettaglio dei costi dei progetti citati da cui emergono cifre significative: 60.000 euro per il regolamento della partecipazione (di cui 20.000 comunali), 31.000 euro per i laboratori di quartiere (di cui 16.000 comunali) e 100.000 euro per Piazza Cittadella, interamente a carico delle casse comunali; di questi 191.000 euro totali, solo 56.000 sono coperti da fondi regionali. «Comunque — sottolinea il consigliere del Carroccio — al di là della loro provenienza, si tratta pur sempre di fondi pubblici che dovrebbero essere gestiti con estrema parsimonia, considerando che non esiste alcun obbligo di affidare all’esterno queste attività: è una precisa scelta politica di cui la Giunta deve assumersi la responsabilità davanti ai contribuenti, che sapranno valutare l’opportunità di tali spese».
Apprendiamo inoltre dalle parole dell’assessore che la quota destinata alla partecipazione per il nuovo progetto di Piazza Cittadella sarebbe “irrisoria” rispetto alla totalità del progetto stesso, ma d’altronde lo avevamo già capito osservando le modalità messe in campo e la conseguente scarsa partecipazione dei cittadini alle iniziative organizzate in merito, segno che questi percorsi non riescono a intercettare il reale interesse della comunità.
Zandonella contesta poi duramente le affermazioni dell’esponente della Giunta sulla struttura dell’ente, rimarcando che sostenere che al momento del loro insediamento non esistesse un ufficio partecipazione equivale a un vero e proprio insulto a quegli uomini e donne che lavoravano già con dedizione in tale settore.
La prova che la struttura esistesse e fosse operativa è nei fatti: per esempio, la stesura e la relativa approvazione del regolamento degli orti urbani, avvenuta durante il precedente mandato, è stata realizzata interamente dal personale interno, a costo zero per la comunità. Inoltre, il paradosso è quindi evidente: se oggi, come afferma l’assessore, la struttura è solida, allora ci sarebbero ancora di più le carte in regola per gestire i progetti legati alla partecipazione esclusivamente con risorse interne. Perché, dunque, continuare ad assegnare incarichi a soggetti esterni? È proprio questo il punto politico contestato: la mancanza di fiducia nelle competenze comunali a favore di una continua e costosa esternalizzazione.
L’auto incensarsi dell’assessore Groppelli non è suffragato dai fatti, visto che le associazioni che più di tutte tengono alla partecipazione nel corso degli anni hanno più volte criticato l’amministrazione Tarasconi su questo fronte; basti pensare che il bilancio partecipativo da lei citato ha avuto solo 1551 voti su una città di oltre 100mila abitanti e ha prodotto risultati come quello sui giardini Merluzzo, che ha trascinato con sé tante critiche anche delle stesse associazioni proponenti. Inoltre, il momento più conflittuale durante il mandato dell’amministrazione Tarasconi è stato raggiunto quando, sulla fallimentare gestione di Piazza Cittadella, il Comune si è addirittura costituito contro i cittadini a fianco del gestore privato.
«Il mio impegno — conclude Zandonella — è rivolto alla massima trasparenza: chiedo meno esternalizzazioni, di cui spesso beneficiano le cooperative, più fiducia nelle competenze interne del Comune e, soprattutto, una verifica puntuale sull’efficacia di quanto messo in campo, perché la vera partecipazione non si compra con le consulenze, ma si costruisce con ascolto e umiltà».
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