Silenzio-assenso e riapertura delle aziende, quel comma nel decreto che crea preoccupazione e dibattito

Prefettura di Piacenza

Silenzio-assenso e riapertura delle aziende. A Piacenza quasi 1300 aziende hanno chiesto al prefetto Maurizio Falco di poter riaprire. Lo prevede infatti un comma all’interno del codice Ateco, elenco che indica le attività consentite in questo periodo.

Restano aperte le attività che sono funzionali ad assicurare la continuità delle filiere di cui all’allegato 1 previa comunicazione al Prefetto della provincia dove è ubicata l’attività produttiva, nella quale sono indicate specificamente le imprese e le amministrazioni beneficiarie dei prodotti e servizi attinenti alle attività consentite. Il Prefetto può sospendere le predette attività qualora ritenga non sussistano le condizioni di cui al periodo precedente. Fino all’adozione dei provvedimenti di sospensione delle attività, essa è legittimamente esercitata sulla base della comunicazione resa“.

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L’appello del sindaco Patrizia Barbieri

E’ proprio questo ultimo punto a creare il dibattito, nel quale è intervenuto anche il sindaco Patrizia Barbieri. Il cosiddetto silenzio-assenso.

“Pur consapevole delle gravi difficoltà del tessuto economico (che stiamo prendendo in serissima considerazione cercando di mettere in campo tutte le azioni possibili a sostegno delle aziende e dei lavoratori piacentini) ho quindi chiesto al Governo e alla Regione di provvedere ad escludere il ricorso al “silenzio assenso” per consentire alla Prefettura di valutare le istanze caso per caso e di concedere l’apertura in deroga solo per situazioni di reale necessità e per servizi essenziali per la popolazione”. Questo l’appello del sindaco Barbieri.

L’appello dei sindacati

Anche gli infermieri iscritti a Cgil, Cils e Uil hanno alzato la voce sull’argomento.

“Ora queste autorizzazioni ci fanno temere un pericoloso colpo di coda: non siamo ancora in fase di ripresa, stiamo ancora risolvendo la fase di picco. Davvero vogliamo vanificare gli sforzi? Davvero vogliamo correre il rischio di dover affrontare una nuova fase di emergenza con ripercussioni ancora peggiori sul sistema sanitario e sull’economia? State a casa, fermate le attività ancora per qualche giorno. Invertite la rotta o saremo noi infermieri a fermarci”.

TARUFFI (Er-Coraggiosa): “IMPOSSIBILE GESTIRE LA RIAPERTURA CON IL “SILENZIO/ASSENSO”.

In provincia di Piacenza 1.273 attività produttive hanno ripreso e, in alcuni casi, mai interrotto la loro attività. A quanto pare non tutte rientrano però nei codici Ateco attraverso i quali il Governo ha stabilito i settori produttivi ritenuti indispensabili. Sfruttando il cosiddetto silenzio/assenso del Prefetto.
Perché le attività che ritengono di fornire beni o servizi attinenti alle attività consentite possono comunicare la propria intenzione di riprendere al Prefetto. E se non arriva un espresso diniego o un atto di sospensione, sono legittimate ad andare avanti. Questo prevedono le norme decise dal Governo.

Con il risultato che in una provincia come Piacenza, la più drammaticamente colpita da Covid-19 in Emilia-Romagna, 1.273 sono già al lavoro.

Siamo tutti pienamente consapevoli che l’emergenza sanitaria e il conseguente lock down stanno comportando una gravissima crisi economica e sociale. E siamo altrettanto consapevoli che una graduale, progressiva riapertura delle attività sia indispensabile. Va però pensata e programmata con il massimo della serietà e del rigore. Innanzitutto pretendendo il pieno rispetto della sicurezza nei luoghi di lavoro. L’unica reale garanzia ed il presupposto per la ripresa.

Da questo punto di vista che sia consentito di continuare o riprendere un’attività sulla base del silenzio/assenso del Prefetto non è una modalità accettabile. Perché ciò che succede nella realtà è che le Prefetture sono intasate di domande. E di fronte alla non risposta prevale il silenzio/assenso e le attività ripartono. Un errore nelle misure decise dal Governo che va sanato.

Sicuramente non potrà essere questo, in nessun modo, il presupposto su cui impostare la progressiva e graduale riapertura delle attività produttive.

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