L’indagine di Confindustria: “Coi dazi un clima di incertezza senza precedenti”. Cresce l’occupazione, frena l’export

L’Ufficio Studi di Confindustria Piacenza prosegue la sua attività di rilevamento dei dati economici riferiti alle proprie aziende associate del settore manifatturiero, elaborando una nuova indagine congiunturale relativa alle variazioni economiche intervenute nel secondo semestre 2025 rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente e le previsioni per il primo semestre 2026. Vengono inoltre rilevati gli investimenti effettuati nel 2025 e quelli previsti per il 2026.

I dati sono stati ottenuti attraverso la somministrazione di un questionario, composto da una parte consuntiva ed una parte previsionale.

Le numerose risposte raccolte hanno permesso di costruire un campione altamente significativo: le imprese coinvolte rappresentano, infatti, circa 4 miliardi di euro di fatturato e circa 8.000 addetti.

L’industria manifatturiera

L’industria manifatturiera piacentina chiude il secondo semestre 2025 con un risultato aggregato positivo, ma con dinamiche interne al comparto che richiedono una lettura attenta. Accanto a segnali incoraggianti – crescita del fatturato complessivo, espansione dell’occupazione, accelerazione degli investimenti – emergono elementi di preoccupazione, in particolare la flessione del fatturato estero, le difficoltà che permangono in alcuni settori e filiere, un lieve deterioramento delle aspettative, soprattutto verso l’estero.

Il fatturato complessivo per il comparto manifatturiero cresce infatti del +1,62%, in accelerazione rispetto ai due semestri precedenti (+1,27% e +0,48%), ma il dato aggregato è il risultato di dinamiche opposte: il mercato interno segna un +4,01% – un vero cambio di passo dopo il -0,36% del secondo semestre 2024 – mentre il fatturato estero registra una contrazione del -4,40%, invertendo il +4,00% di un anno fa.

L’occupazione

L’occupazione cresce del +2,02% con segni positivi in tutti i settori, ma il 44% degli imprenditori segnala la carenza di personale qualificato come primo ostacolo alla crescita.

Gli investimenti rappresentano un dato particolarmente positivo, con un’accelerazione del +18,6% rispetto al 2024, sostenuta dalla coda del Piano Transizione 5.0, e da condizioni di contesto favorevoli; le imprese investono massicciamente in impianti e macchinari (98%) e in software e IT (82%), finanziandosi in larga prevalenza con capitale proprio (92%).

Le previsioni per il primo semestre 2026 delineano un quadro ancora positivo, ma con segnali di deterioramento rispetto alla rilevazione precedente su tutti i principali indicatori. Il saldo (differenza tra risposte positive e risposte negative) sul fatturato atteso è di +12 punti, in calo rispetto al +22 di sei mesi fa. Per gli ordini esteri in particolare il saldo si riduce a soli +3 punti, confermando la persistente incertezza sui mercati globali. Sull’occupazione il saldo di +13 punti rimane positivo, ma anch’esso in lieve arretramento rispetto al dato precedente (+20%).

Dazi: un clima di incertezza senza precedenti

A pesare sul quadro internazionale hanno contribuito in modo significativo le scelte di politica commerciale degli Stati Uniti, che hanno alimentato un clima di incertezza senza precedenti negli ultimi anni. L’aumento del livello medio dei dazi verso gli USA ha colpito direttamente le filiere esportatrici europee, mentre le tensioni geopolitiche in diverse aree del mondo hanno ulteriormente eroso la fiducia di imprese e consumatori, con ricadute negative sulle attese dei consumi. A ciò si è aggiunto un marcato apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro, accentuato da tagli dei tassi operati dalla Federal Reserve, che nel corso del 2025 ha portato a una rivalutazione della moneta unica di circa il 13,5%, un fattore che ha reso significativamente meno competitive le produzioni europee sui mercati extra-UE.

Il mercato interno tiene, l’export frena

Sul versante opposto, alcuni fattori di contesto hanno sostenuto la domanda interna e gli investimenti: l’ultima fase di accelerazione del PNRR ha immesso risorse significative nel sistema produttivo, la riduzione dei tassi sovrani ha alleggerito le condizioni di finanziamento per imprese e famiglie e la risalita del credito bancario ha segnalato un miglioramento delle condizioni di accesso al capitale. Questi elementi hanno contribuito a rafforzare la componente domestica della domanda, compensando almeno in parte la debolezza dei mercati esteri.

Questo è quanto emerge dall’ultima Indagine Congiunturale condotta da Confindustria Piacenza presso le imprese manifatturiere associate, che analizza la variazione tendenziale dei principali indicatori nel secondo semestre 2025 rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente, e raccoglie le aspettative per il primo semestre 2026. Sono stati altresì rilevati i dati degli investimenti effettuati nel 2025 e quelli previsti per il 2026. I dati sono stati raccolti mediante questionario somministrato a gennaio 2026; le imprese coinvolte rappresentano circa 4 miliardi di euro di fatturato e circa 8.000 addetti.

Un contesto europeo ancora difficile

Il quadro piacentino va letto sullo sfondo di un contesto europeo ancora difficile. Il settore manifatturiero dell’Eurozona è in una fase di debolezza quasi ininterrotta da oltre due anni: a fine 2025 l’indice PMI manifatturiero dell’area era ancora sotto la soglia di espansione, con gennaio 2026 che ha segnato il terzo mese consecutivo di contrazione. Ad ulteriore commento del quadro internazionale ed italiano, riportiamo di seguito il commento rappresentato nella Congiuntura Flash del Centro Studi Confindustria nazionale.

Economia quasi ferma

Il prezzo del petrolio non scende più, il dollaro debole compromette l’export, i casi di Venezuela e Groenlandia alimentano incertezza che in Italia spinge le famiglie a risparmiare frenando i consumi. In positivo agisce l’ultima accelerazione sul PNRR, la riduzione dei tassi sovrani, la risalita del credito. L’industria resta volatile, gli investimenti sono l’unica spinta per il PIL.

Risalgo i prezzi di petrolio e gas

Si inverte a inizio 2026 il trend al ribasso del prezzo del petrolio: 65 dollari al barile medi a gennaio (picco a 69), da 63 a dicembre. La regione è l’attacco USA in Venezuela, un produttore marginale (meno dell’1% del greggio mondiale) ma con le maggiori riserve al mondo. Anche il prezzo del gas non scende più (33 euro/MWh, da 28), su livelli più che doppi rispetto al 2019.

Nel periodo in esame, il fatturato complessivo delle imprese manifatturiere ha registrato un incremento dell’+1,62% rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente. Il dato segna un’accelerazione rispetto ai due semestri precedenti: nel primo semestre 2025 la crescita era stata dell’+1,27%, nel secondo semestre 2024 appena dello +0,48%. Si conferma dunque una traiettoria di progressivo miglioramento, pur in un contesto globale che rimane sfavorevole. Il risultato positivo è tuttavia il frutto di dinamiche opposte tra mercato interno ed estero, che richiedono una lettura distinta e che segnano un’inversione netta rispetto alle precedenti rilevazioni.

Versante positivo

Sul versante positivo, il mercato interno ha segnato una variazione del +4,01%, un risultato rilevante che indica una ripresa della domanda domestica. Questa dinamica è stata alimentata anche dall’ultima fase di accelerazione del PNRR, dalla riduzione dei tassi sovrani e dalla ripresa del credito bancario, che hanno sostenuto consumi e investimenti domestici.

Versante negativo

Sul versante negativo, il fatturato estero ha registrato una contrazione del -4,40%, un calo significativo per un comparto strutturalmente orientato all’export. Il dato segna un’inversione radicale: nel secondo semestre 2024 l’export cresceva del +4,00% ed era il principale traino della crescita; nel primo semestre 2025 la variazione si era già ridotta a un modesto +0,56%, prefigurando il deterioramento ora concretizzatosi.

Le cause principali sono di natura esogena: la debolezza prolungata della domanda manifatturiera europea, le difficoltà specifiche del mercato tedesco, l’incertezza generata dalle scelte di politica commerciale statunitense con il conseguente aumento del livello medio dei dazi, e un cambio euro/dollaro fortemente sfavorevole – l’euro si è apprezzato di circa il 13,5% nel corso del 2025, anche per effetto dei tagli dei tassi da parte della Federal Reserve – che ha reso significativamente meno competitive le produzioni europee sui mercati extra-UE. Le tensioni geopolitiche in diverse aree del mondo hanno inoltre contribuito a deprimere la fiducia e le aspettative sui consumi a livello globale.

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