Uccisa insieme al suo Daniele da un conducente ubriaco, nasce l’associazione Sonia Tosi: “Una battaglia per dare un senso alla sua morte, mai più tragedie così” – AUDIO

Un concetto chiaro e innegabile: quando una persona ubriaca travolge e uccide qualcuno al volante della sua auto, la responsabilità non è solo sua. Esiste un concorso di colpe, una responsabilità collettiva: perché saper abbinare due concetti come bere alcolici e guidare è una questione culturale. E invece, molto spesso ci sono baristi che somministrano alcolici a persone già visibilmente ubriache, ci sono amici che permettono al compare ubriaco di mettersi al volante, c’è la persona che, pur sapendo che tra qualche ora dovrà guidare non rinuncia a bere copiosamente. E’ così che si consumano le tragedie come quella di Daniele Zanrei e Sonia Tosi, i fidanzati di 30 e 27 anni deceduti il 2 agosto 2021 in seguito all’impatto con una vettura condotta da un 23enne, risultato positivo all’alcoltest e arrestato. I familiari di Sonia hanno fin da subito iniziato una vera e propria battaglia contro l’alcol alla guida. Prima è stata una battaglia mediatica, con messaggi affidati agli organi di informazione, oggi invece si tratta di un’associazione con intenzioni molto molto pratiche.  L’associazione “Sonia Tosi” è stata presentata proprio oggi a Palazzo Farnese. “Nasce per ricordare Sonia, Daniele e tutte le vittime di omicidio stradale, sensibilizzare alle tematiche relative alla sicurezza stradale e fornire assistenza a vittime e sopravvissuti a gravi incidenti stradali”. Questa in sintesi la mission generale.

L’associazione ha come finalità:

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  • L’assistenza socio-sanitaria e il sostegno psicologico a coloro che sono sopravvissuti a incidenti stradali e ai familiari delle vittime di incidenti stradali
  • Fornire un percorso riabilitativo e di recupero sociale a chi abbia causato incidenti stradali gravi e gravissimi dovuti all’assunzione di alcool o di sostanze stupefacenti o comunque dovuti al non rispetto delle regole di circolazione stradale
  • Sensibilizzare e Promuovere iniziative formative ed educative legate alle tematiche del rispetto delle regole e alla sicurezza stradale, con un’attenzione particolare alla guida in stato di ebbrezza e alle disattenzioni alla guida.

In particolare balza all’occhio il secondo punto, una sorta di attenzione verso coloro che causano queste tragedie. D’altra parte, riabilitando chi ha causato un omicidio stradale si riduce la possibilità che ne possa accadere un altro simile. Ma c’è di più: “Noi non siamo qui per puntare il dito contro qualcuno, noi siamo qui per impegnarci affinché incidenti simili non capitino più. Perché quando una persona ubriaca al volante uccide una persona, non è una fatalità, non è una tragedia: è qualcosa che si poteva evitare”, così la sorella di Sonia, Simona.

“La giustizia italiana si basa sul concetto di riabilitazione e noi, in un certo senso, vogliamo accodarci a questa idea e renderci utili con questo progetto”.

Come si trova la forza di reagire in un modo così concreto dopo (e durante) un dolore così grande?

“Noi siamo sempre stati una famiglia molto unita, inoltre queste situazioni così drammatiche ci hanno portato a conoscere altre persone che hanno vissuto un po’ la stessa esperienza. La fortuna ci ha fatto incontrare certe persone davvero meravigliose e anche grazie a queste persone abbiamo intrapreso questa strada perché ci da modo di parlare si Sonia e raccontare chi era Sonia anche se non è più con noi”.

L’attività dell’associazione si svilupperà nei prossimi mesi dopo l’esperienza della prima campagna, già messa in campo, “Se hai bevuto non guidare”, che ha visto il patrocinio del Comune di Piacenza, della Provincia di Piacenza e dell’Automobile Club Piacenza, oltre alla promozione di tutti gli operatori media locali. L’associazione Sonia Tosi collaborerà con istituzioni, enti di formazione pubblici e privati, e tutte le realtà che si occupano di sicurezza stradale e sensibilizzazione. Ci sarà anche una stretta collaborazione con l’Associazione Lorenzo Guarnieri, tra le più note e da anni punto di riferimento a livello nazionale tra le associazioni di questo settore.

“E’ un progetto ampio e ambizioso, siamo solo all’inizio. Sono tanti gli obiettivi che vogliamo perseguire, ma il fine ultimo è uno: ridurre l’incidentalità stradale. Questa nostra associazione nasce per dare un senso alla morte di Sonia e Daniele, morte che un senso obiettivamente non ce l’ha”, spiega il padre Danilo.

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