Gabriele Pinosa ospite della Banca di Piacenza: “Educare le Pmi a nuove forme di finanziamento che offrono valide alternative ai risparmiatori”

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Nuovi strumenti di investimento per i risparmiatori e forme alternative di finanziamento a disposizione delle piccole e medie imprese. Li ha brillantemente illustrati il dott. Gabriele Pinosa, amministratore unico di Gospa consulting, nel corso del partecipato incontro che si è tenuto a Palazzo Galli (Salone dei depositanti) per iniziativa della Banca di Piacenza.

Il relatore è stato presentato del presidente del Cda dell’Istituto di credito Giuseppe Nenna, che ha ricordato quanto sia importante la diffusione dell’educazione finanziaria «per una banca che non ha mai fatto derivati e subprime, né ha mai venduto diamanti». Il presidente Nenna ha anche precisato – anticipando due argomenti della serata – che la Banca di Piacenza non applicherà tassi negativi alla clientela e che gli strumenti finanziari innovativi «sono alternativi e non sostitutivi di quelli del sistema bancario».

Il dott. Pinosa ha inizialmente affrontato due problemi storici. Il primo, l’allocazione del risparmio delle famiglie italiane («a novembre 2019 erano 1.400 i miliardi lasciati sui conti correnti in un mondo che gira al contrario, dove i debitori per indebitarsi prendono soldi e ai creditori capita l’inverso») che deve puntare a una maggiore diversificazione degli asset investiti, alla diminuzione della quota detenuta in liquidità e all’aumento della redditività prospettica dell’investimento. Il secondo problema è invece quello del finanziamento delle Pmi, che sconta l’eccesso di dipendenza delle fonti finanziarie dal sistema bancario, la sottocapitalizzazione di numerose aziende e il difficile reperimento di risorse finanziarie alternative.

Dopo aver fatto una fotografia alle piccole e medie imprese italiane (nel 2018 risultavano essere 156.754, di cui 130.300 piccole e micro imprese, occupando 4 milioni di addetti), il dott. Pinosa ha ricordato gli interventi legislativi che hanno cercato di canalizzare una parte dei risparmi degli italiani verso le Pmi e passato i rassegna gli strumenti finanziari a disposizione delle imprese e degli investitori. Dal lato delle imprese, gli strumenti di private debt sono, tra gli altri, i minibond, le cambiali finanziarie, le obbligazioni subordinate e partecipative. Sempre dal lato imprese («a cui è imposto un cambio di mentalità, soprattutto se a gestione familiare»), sono stati ricordati gli equity instruments (dove l’equity rappresenta il capitale proprio dell’impresa): il private equity, l’equity crowfunding e lo Spac (un veicolo, costituito dai promotori-sponsor, finalizzato a raccogliere capitali – attraverso la quotazione – che serviranno per l’acquisizione successiva di una società target).

«Dal lato degli investitori – ha spiegato il dott. Pinosa – i risparmiatori possono accedere agli investimenti che finanziano l’economia reale, comprese le Pmi, attraverso degli strumenti collettivi del risparmio, in cui la decisione di allocazione del capitale investito è deputata ad un gestore professionale, con una diversificazione utile alla riduzione del rischio assunto».

Tre gli strumenti a disposizione: i Fia (Fondi d’investimento alternativi, il cui portafoglio non comprende bonds, equity, cash), i Pir (Piani individuali di risparmio, che rappresentano un “contenitore fiscale” di strumenti finanziari che permette ai risparmiatori persone fisiche di investire il proprio denaro in maniera diversificata, usufruendo di interessanti incentivi fiscali) e gli Eltif (Fondi chiusi che puntano a creare un metodo alternativo di finanziamento alle Pmi affiancandosi ai Pir; sono caratterizzati da bassa liquidità e orizzonte temporale lungo).

Il dott. Pinosa ha concluso il suo intervento osservando che «le Pmi hanno timore ad avvicinarsi a questi nuovi strumenti, ma c’è un modo per vincere la paura: fare un salto di qualità attraverso la piattaforma di servizi integrati Elite, creata proprio per supportare le piccole e medie imprese nella realizzazione dei loro progetti di crescita».

Elite – nata dalla collaborazione tra Borsa italiana e Mef, Abi, Confindustria, Fondo italiano d’investimento, Academy e Bocconi – a fine 2019 ha superato le 1.400 imprese, di cui 840 italiane, per 100 miliardi di ricavi e 560mila dipendenti in 45 Paesi del mondo.