Ponte Lenzino, riceviamo e pubblichiamo la nota dell’associazione “Comitato terme e val Trebbia”. Gli attivisti sottolineano un aspetto, una frana che incombe proprio sulla perpendicolare del vecchio ponte: “Quindi, che senso ha rifarlo nello stesso punto e sfidare una frana che continua a lavorare?”
Ponti milionari, trasparenza zero .
Che la Soprintendenza alle belle arti e al paesaggio sia così sensibile al “ senso di alienazione sia in chi vive il territorio che in chi lo attraversa ” per il Comitato Terme e val Trebbia è una novità.
Sul terreno di san Martino a Bobbio sono state costruite 25 villette nonostante il vincolo di rispetto paesaggistico di 150m dal fiume, col beneplacito della Soprintendenza. Allora?
Torniamo al ponte Lenzino. Chi vive a Zerba, Ottone e Cerignale fa i conti tutti i giorni col ponte che non c’è . Dopo mesi di slittamenti e notizie contraddittorie la loro richiesta di certezze sui tempi di ricostruzione è sacrosanta e in un paese normale avrebbe già avuto delle risposte.
Dalla stampa sappiamo che il progetto scelto da Anas riutilizza il vecchio ponte, nella stessa posizione di quello crollato,al costo di 21milioni di eu. Che i costi per realizzare le opere pubbliche tendano a lievitare mostruosamente è un dato confermato nel nostro paese, ma non è detto si debba rassegnarsi ed accettare l’ indecenza. Cosa giustifica questa cifra?
Il prof. Marchetti è un geologo ben noto a Piacenza, ha insegnato a generazioni di studenti ,e non solo, a riconoscere ed apprezzare le singolarità della val Trebbia e in particolare della finestra tettonica di san Salvatore. Ci ricorda la frana che incombe proprio sulla perpendicolare del vecchio ponte: quindi, che senso ha rifarlo nello stesso punto e sfidare una frana che continua a lavorare?
Il percorso alternativo a viadotto- immaginando il meno impattante possibile sul corso del fiume- sostenuto dai sindaci di Cerignale , Ottone, Cortebrugnatella, perché non è stato preso in considerazione? Quali osservazioni sono state sollevate da Anas per non ritenerlo una soluzione valida?
In un paese normale la popolazione viene informata per tempo e disegni, mappe, analisi , comparazioni costi-benefici sono pubblici e di libero accesso. Chiediamo ad Anas di render trasparente quello che sta facendo ed i documenti su cui ha costruito le scelte. Quello che manca è proprio questa chiarezza. Non si possono utilizzare risorse pubbliche così importanti nel chiuso delle stanze,senza coinvolgere territori e cittadini, senza metterli in grado di capire come i soldi pubblici vengono spesi.
Leggiamo che la scelta di Anas è stata condizionata dalla valutazione della Sovrintendenza Archeologica, Belle Arti e paesaggio per le province di Parma e Piacenza. Leggiamo la valutazione della Sovrintendenza : sembra uno scherzo. Bisogna rileggerla più volte prima di capire che ricama l’aria. Molti ricordano come nella scorsa estate siano stati appaltati lavori di manutenzione della strada ss45 proprio a pochi metri dal ponte Lenzino. Già da allora si sapeva della frana e dello stato dei piloni- rosicchiati e compromessi dalle acque e fotografati dai canoisti – eppure nessuno ha pensato di controllare, né Anas né Soprintendenza.
Render pubblici i materiali e le documentazioni,il confronto costi e benefici relativi ai due progetti di ponte, metter la popolazione in grado di comprendere e di esprimere un proprio giudizio, aprire una consultazione in val Trebbia : di questo abbiamo bisogno.
Associazione “Comitato terme e val Trebbia”
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