Aumento dei prezzi, Confcommercio: “Siamo in prima linea per difendere il nostro lavoro e i nostri clienti”

Coronavirus, altra grande crescita delle vendite e-commerce

“Siamo le prime vittime dell’aumento dei prezzi e lo siamo, paradossalmente, in una duplice veste: come imprenditori, in quanto siamo ben consapevoli come i prezzi in ascesa allontanino i consumatori e frenino il nostro lavoro in una fase storica così complicata, e come cittadini che si trovano a loro volta in difficoltà a fare quadrare i propri bilanci familiari. Chiunque comprenderebbe quindi che non ci stiamo assolutamente a diventare il capro espiatorio di questa nuova ventata di rincari”. Così il presidente di Confcommercio Piacenza Raffaele Chiappa interviene su un tema che sta tenendo banco in questi giorni nel dibattito pubblico: quella di una possibile fiammata inflazionistica che, come stimato da una ricerca di Confcommercio Italia, potrebbe ridurre fortemente i consumi delle famiglie impattando negativamente sugli acquisti di Natale e rallentando la crescita nel 2022.

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Nell’ipotesi di un aumento medio dei prezzi del 3 per cento, è la stima dell’associazione di categoria, si perderebbero infatti circa 2,7 miliardi di euro di consumi. Su questa riduzione dei consumi pesa inoltre l’aumento delle spese obbligate per il rincaro dei prezzi dell’energia che si è già trasferito sulle bollette di luce e gas.

A rendere ancora più complicato il quadro è infatti l’aumento, apparentemente fuori controllo, del costo delle materie prime. “Come ha bene evidenziato il presidente nazionale di Confcommercio Carlo Sangalli – sottolinea Chiappa – se le tensioni sui costi delle materie prime, energetiche e non, dovessero persistere saranno inevitabili, e non certo imputabili a noi, importanti riflessi sui prezzi al consumo nel giro di qualche mese. L’unica strada per contrastare questo rischio è un deciso colpo di acceleratore da parte del governo su investimenti e riforme. Solo una crescita più robusta, è la strada indicata da Sangalli, permetterebbe alle imprese, grazie a una maggiore produttività e a più ampie economie di scala, di limitare il trasferimento sui prezzi finali degli impulsi provenienti dall’estero”.

Uno scenario che rischia di vanificare i segnali positivi arrivati dal recupero delle vendite al dettaglio: un processo, secondo Confcommercio, positivo ma tuttavia piuttosto disomogeneo sotto il profilo dei settori. Se il miglioramento registrato durante l’estate ha infatti permesso di riportare nella media dei primi nove mesi del 2021 il dato aggregato delle vendite a valore sui livelli del 2019, ci sono alcuni comparti che scontano ancora ritardi importanti. In particolare, per l’abbigliamento e le calzature il differenziale con il periodo gennaio-settembre del 2019 è ancora a due cifre.

“Ci troviamo di fronte, come si può ben capire, a un periodo particolarmente difficile e mutevole in cui si sommano varie problematiche e fenomeni a livello globale che si ripercuotono sul portafoglio di ogni singolo consumatore. – rimarca Chiappa – Tengo a sottolineare ancora una volta la complessità della situazione economica attuale per dissipare il luogo comune, che purtroppo ancora alberga in molte teste, che a fronte di un aumento dei prezzi all’origine il commerciante si limiti a ritoccare i prezzi sul cartellino, trasferendoli al cliente, e arrivederci. Le cose non stanno assolutamente in questi termini e il nostro impegno per cercare di invertire questa pericolosa tendenza con proposte e iniziative concrete, a livello nazionale come a quello locale, ne è la prova”.

A cominciare dall’impegno di Confcommercio, a livello nazionale, per garantire un quadro chiaro in materia di saldi, da vedere in questo contesto come uno strumento particolarmente vantaggioso per offrire ai clienti l’opportunità di trovare merce di qualità a prezzi convenienti. “Nei giorni scorsi l’Assessore regionale al commercio Andrea Corsini ha confermato il ritorno alla normalità relativamente alla programmazione dei saldi invernali. – ricorda Chiappa – Dopo le deroghe dello scorso anno per l’emergenza Coronavirus si torna perciò alla normativa ordinaria che prevede l’inizio dei saldi invernali il primo giorno feriale antecedente l’Epifania, quindi da mercoledì 5 gennaio per una durata di 60 giorni, con scadenza al 5 marzo 2022. Anche in questo caso si tratta di un ulteriore passo avanti per un ritorno alla normalità che, fatte salve le necessarie misure di precauzione, invochiamo da tempo e del quale la categoria del commercio è ancora una volta protagonista non solo dal punto di vista economico ma anche sociale. Negozi e botteghe rappresentano la vita delle nostre città e dei nostri paesi”.

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