Umberto Bossi è stato un uomo che ha lasciato un segno profondo nelle persone che lo hanno conosciuto e nella politica italiana. La sua idea di federalismo è ancora viva oggi ed è portata avanti dalla creatura che lui stesso ha fondato: la Lega.
La senatrice Elena Murelli ricorda di averlo conosciuto per la prima volta nel luglio 2011, durante la festa della Lega a Podenzano. «L’ultima volta che l’ho visto – afferma Murelli – è stato in Parlamento nel 2022, in occasione dell’elezione del Presidente della Repubblica. Sebbene i problemi di salute erano evidenti, era lucido e determinato a dare il proprio contributo in un momento così importante. Bossi resterà nella storia politica di questo Paese: ha rinnovato la politica, generando un grande cambiamento, legandola ai territori e battendosi per i cittadini e per le identità. Il seme che ha gettato è ancora vivo: un’idea radicata nel presente, che si è concretizzata anche nella legge Calderoli del 2024 sull’autonomia differenziata per le regioni a statuto ordinario».
Pietro Pisani, senatore nella scorsa legislatura, ricorda «di aver ideato in suo onore la Festa della Zucca, al suo primo rientro dopo la malattia, a metà degli anni Duemila. Tornò a Piacenza e venne a Pecorara: lì organizzammo la festa. L’ho conosciuto alla fine degli anni Novanta, partecipando agli appuntamenti a lui più cari, dal Monviso a Venezia, fino a Pontida».
La lunga militanza di Pisani – che prese la tessera nel 1994 – gli ha fatto riconoscere Bossi «come un militante tra i militanti. È sempre rimasto una persona autentica, al di là dei ruoli che ha ricoperto».
Sul piano politico, Pisani sottolinea come «Pier Luigi Bersani, riconoscendone i meriti, disse che Bossi meritava una medaglia per aver scardinato il potere blindato e occulto presente in Parlamento. Il termine “Padania” fu pronunciato per la prima volta dal primo presidente della Regione Emilia-Romagna, e Bossi seppe coglierlo e svilupparlo fino ai giorni nostri. L’idea delle autonomie è ancora viva: nonostante le trasformazioni della Lega, molti militanti continuano a portare avanti le idee originarie di Bossi e Miglio sulla forma dello Stato».
Massimo Polledri, già parlamentare alla Camera e al Senato, ha conosciuto Bossi nel 1992 «e non l’ho più lasciato. La Lega è stata il primo e l’ultimo pensiero di Bossi, la sua grande passione. Per me è stato un padre: ci ha preso per mano e ci ha accompagnato per un tratto della nostra vita. Era ironico, paterno, capace di parlare con le persone e di discutere di politica anche per tutta la notte. Aveva una straordinaria intuizione e una capacità di lettura politica in anticipo sui tempi. Aveva previsto la vittoria del primo Trump, tra lo scetticismo di molti, e anche la crisi di un’Europa burocratica e dominata dai tecnicismi, immaginando invece un’Unione fondata sull’economia e non sui popoli».
Per Polledri, Bossi «è stato un politico eccezionale, per alcuni aspetti persino superiore a Berlusconi. Senza di lui saremmo rimasti alle convergenze parallele e ai governi balneari. La sua parabola – dal servile encomio al codardo disprezzo – è stata evidente, ma molti di noi hanno mantenuto un rapporto di affetto e riconoscenza. Ci ha insegnato che la politica si fa con la schiena dritta, senza subordinare la verità all’opportunismo del momento».
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