“Gravissime carenze di personale”, sciopero in tribunale

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“La situazione è drammatica. Ci sono gravissime carenze di personale e nel 2021 ci sarà un vuoto di organico pari al 50%. Il personale in servizio è anziano, demotivato e pagato meno di tutti gli altri lavoratori pubblici. Si sta mettendo a serio rischio l’apertura degli uffici giudiziari”. Queste le ragioni che hanno spinto Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa a proclamare lo sciopero nazionale dell’amministrazione giudiziaria per oggi, 28 giugno. Negli uffici giudiziari del territorio Piacentino, lo sciopero ha registrato una adesione intorno al 25%.

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La nota dei sindacati

Più volte abbiamo sollecitato il Ministro Bonafede ad agire su due piani; un piano di assunzioni e la valorizzazione e riconoscimento dell’accrescimento professionale del personale in servizio (attraverso il rispetto degli accordi firmati nel 2017). Il ministro ha fatto orecchie da mercante. Noi non ci stiamo; perché in ballo non ci sono solo i diritti sacrosanti dei lavoratori, ma la funzionalità stessa di uno dei servizi più importanti dello Stato.

FP CGIL, CISL FP e UIL PA hanno sempre tenuto nel Ministero della Giustizia un comportamento responsabile. Un comportamento volto a conseguire, attraverso il dialogo, il massimo ristoro delle legittime rivendicazioni dei lavoratori, tenuto conto della gravissima situazione in cui gli enti di questo settore versano; per garantire la continuità di un servizio che è diventato una delle barzellette che fanno dello Stato italiano uno zimbello nel panorama sovranazionale.

L’accordo mai messo in atto

Il punto di svolta, dopo anni di relazioni sindacali interrotte, era stato l’accordo del 26 aprile 2017 che, insieme all’art. 21 quater della legge 132/2015, aveva finalmente previsto uno spiraglio verso qualificazione, riconoscimento professionale. Ma anche implementazione degli organici tramite il calcolo dei fabbisogni, valorizzazione del lavoro svolto, riequilibrio delle professioni.

Ma oggi, data nella quale quell’accordo, secondo il cronoprogramma in esso previsto, avrebbe dovuto arrivare a conclusione, la sua attuazione non è nemmeno partita!

Eppure, dovrebbe essere interesse innanzitutto dell’amministrazione utilizzare gli strumenti esistenti e che quell’accordo prevedeva, per dotare subito gli uffici di nuovi funzionari atteso che entro fine anno, anche a causa della applicazione della cd “quota 100”, le predette figure professionali letteralmente si svuoteranno causa massicci pensionamenti.

Un calo d’organico progressivo

Dai dati in nostro possesso, le carenze negli organici a seguito della introduzione della citata “quota 100” riguarderanno comunque tutti i profili e determineranno, entro il 2021 una vacanza che si aggirerà intorno al 50% del personale in servizio (circa 20 mila unità).

Nonostante decine di richieste nulla è stato fatto per sbloccare la mobilità ordinaria del personale, per procedere alle assunzioni, per sanare le inefficienze dell’Amministrazione Centrale, per risolvere le pregnanti questioni legate ai collegamenti telematici diretti con banche dati delle altre pubbliche amministrazioni

Allo stato attuale non si hanno garanzie concrete rispetto alla definizione di scadenze ravvicinate che consentano l’attuazione degli impegni assunti.

Per le scriventi organizzazioni sindacali e per i lavoratori della Giustizia il rispetto degli accordi presi è condicio sine qua non per il futuro stesso della giustizia la quale fino ad oggi si è retta solo sul sacrificio dei lavoratori.

Sciopero

Per tutti i motivi esposti, FP CGIL, CISL FP e UIL PA, nella giornata dello sciopero nazionale di tutto il personale dipendente del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, hanno incontato il Sig. Prefetto per chiedegli di farsi portavoce non solo delle istanze degli operatori, ma di tutto il territorio di competenza e dei suoi cittadini, verso i quali i servizi resi dai lavoratori della Giustizia rischiano di diventare sempre più tentennanti a causa della vertiginosa diminuzione degli organici a fronte di carichi di lavoro sempre più difficili da sostenere per i pochi che restano.

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