Il Covid blocca la prima Sant’Antonino da sindaco di Tarasconi: “Idealmente accanto a voi, perché qui, oggi, è il cuore di Piacenza”. Il vescovo: “Il Consiglio comunale sia uno spazio vero di confronto”

Incontri per la pace alla Basilica di Sant’Antonino, Don Giuseppe Basini cita le parole di Pio XII: " Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra" - AUDIO

Nonostante la positività al Covid le abbia impedito di partecipare alla cerimonia e rinnovare, nelle vesti di neo eletto sindaco di Piacenza, il tradizionale rito dell’offerta del cero, Katia Tarasconi ha voluto sottolineare l’importanza di questo momento inviando, al parroco della Basilica patronale don Giuseppe Basini, un messaggio di cui è stata data pubblica lettura all’inizio della funzione religiosa, prima dell’accensione del cero – tradizionalmente portato dal primo cittadino in rappresentanza dell’Amministrazione comunale – da parte del vescovo, monsignor Adriano Cevolotto.

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Di seguito, il testo della nota a firma del sindaco Katia Tarasconi:

Carissimo don Giuseppe,

rivolgo questa lettera a Lei, ai Canonici del Capitolo di Sant’Antonino e a Sua Eccellenza Reverendissima monsignor Adriano Cevolotto, certa di dare voce all’intera comunità piacentina nell’esprimere il legame sincero che ci unisce nella festività del nostro Santo Patrono.

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Il 4 luglio è l’occasione in cui si rafforzano il senso di appartenenza e la coesione sociale, la riscoperta delle nostre radici, il profilo di un’identità capace di aprirsi, nella solidarietà e nell’amore, all’incontro e al dialogo con il prossimo.

Di tutto ciò è simbolo il rito dell’offerta del Cero, che mi apprestavo a vivere per la prima volta nel mio ruolo di Sindaco con emozione autentica, nella sacralità del gesto e nella responsabilità che quei pochi, solenni istanti racchiudono non solo di fronte ai fedeli raccoltisi in Basilica per la celebrazione religiosa, ma agli occhi di tutta la cittadinanza.

Idealmente mi sento lì accanto a voi, tra le persone che rendono omaggio alla figura del nostro Santo Patrono e che tributeranno un meritato applauso di stima al professor Pierpaolo Triani, insignito dell’Antonino d’Oro.

Perché qui, oggi, è il cuore di Piacenza: in una comunità che si ritrova e si riconosce intorno ai valori della carità cristiana, nel significato delle nostre tradizioni e di una ritualità mai fine a se stessa, nel calore di un abbraccio che vuol dire inclusione, accoglienza, ascolto reciproco.

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Nell’avvicendarsi degli incarichi istituzionali e politici, credo che in questi principi stia il filo conduttore che siamo chiamati, con spirito di servizio, a seguire. Vi ringrazio, a nome dell’Amministrazione comunale, per averci richiamato a questa consapevolezza.


Il Vescovo Cevolotto: “Il Consiglio comunale possa essere uno spazio vero di confronto”

Nella consapevolezza che tutto ciò si realizza solo con l’impegno personale di ciascuno (“cosa siamo disposti a metterci di nostro?”),  il Vescovo ha espresso un augurio di buon lavoro alla nuova Sindaca assicurandole la preghiera per il suo incarico affascinante ed insieme impegnativo.

Parlando dell’ultimo appuntamento elettorale, mons. Cevolotto ha sottolineato la “grave patologia partecipativa”. “Compito prioritario e urgente dell’azione politico-amministrativa – ha proseguito – è suturare questa ferita di fiducia” che nasconde in profondità “una crisi di appartenenza”.

Il Vescovo ha espresso l’auspicio che il Consiglio comunale possa essere uno spazio vero di confronto, anche da posizioni diverse, sulle scelte da fare.  Ciò significa operare non per una logica “contro” gli altri, di opposizione, di ostruzionismo, ma di confronto autentico, di ricerca di “ciò che costruisce un bene possibile per tutti”. Solo così si crea un clima di fiducia in cui la politica farà sentire la sua vicinanza ai cittadini e in cui competenza, stima reciproca e responsabilità siano messe a servizio dei cittadini per dare tempi certi nella realizzazione dei diversi progetti e nel buon funzionamento dei servizi.

Mons. Cevolotto ha poi fatto appello perché si ponga un argine alla diffusione del “virus anti-istituzionale”, in base al quale il proprio bene viene inteso come “il” bene. Per superare questa logica, occorre non cadere nelle generalizzazioni (“tutto è marcio… niente funziona”) che alimentano lo scontento. È necessario, invece, riaffermare il valore delle istituzioni sia in noi che nelle nuove generazioni. Un clima di sfiducia è tossico per tutti, “anche per noi Chiesa”.

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