Voleva ribellarsi ai dettami estremi dell’Islam, 30enne segregata in casa e maltrattata dai familiari: salvata dalla polizia

Costretta a restare in casa tutto il giorno, tutti i giorni, isolata dal mondo esterno, relegata tra le mura domestiche. E maltrattata. Protagonista una famiglia originaria di un paese del Medio Oriente, legata ai principi più intransigenti ed estremi della fede islamica. I fatti sono accaduti a Piacenza, emersi alcuni mesi fa.

Gli agenti di polizia erano intervenuti all’interno di un’abitazione per una “normale” lite familiare. Ma una volta riportata la calma, i poliziotti hanno analizzato la situazione rendendosi conto che in realtà, alla base di quella lite, c’era qualcosa di più. La giovane appariva assoggettata al marito e ad altri uomini appartenenti al nucleo familiare e subito sono scattati gli accertamenti del caso. Accertamenti che hanno sollevato il velo su uno scenario da incubo.

Gli uomini della famiglia, aderendo ai dettami estremisti della religione islamica, avevano di fatto sottomesso la 30enne impedendole di uscire di casa e vessandola. La donna aveva dichiarato di volersene andare, dopo aver divorziato dal marito, e queste sue intenzioni non avevano fatto altro che peggiorare la situazione. Una situazione che durava da tempo. La questura ha attivato così il protocollo previsto in questi casi per le violenze domestiche, un protocollo introdotto alcuni anni fa il quale permette alle autorità di intervenire prontamente in caso di pericolo. E quello era un caso di pericolo.

La 30 è stata allontanata dalla famiglia e affidata a un centro antiviolenza. La 30enne ha trovato il coraggio di confermare tutto, rendendo ancora più agevole il lavoro degli inquirenti.

Alcuni giorni fa era salita alla ribalta delle cronache la vicenda del padre che aveva sottoposto a infibulazione le due figlie, un altro gesto compiuto sull’onda dell’estremismo religioso.

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