Carne equina, FdI: “No a divieti ideologici. Difendere filiere, ambiente, economia e identità piacentina”

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«Il dibattito parlamentare in corso sulla proposta di vietare la macellazione e la commercializzazione della carne equina – presentata da esponenti di diverse forze politiche – non può trasformarsi in un attacco ideologico a un comparto produttivo regolamentato e radicato nei territori».

Lo dichiarano il consigliere regionale di Fratelli d’Italia in Assemblea legislativa Emilia-Romagna Giancarlo Tagliaferri e il consigliere comunale di Rivergaro (PC) Giampaolo Maloberti.

Una tradizione gastronomica

«Nel Piacentino la carne equina è parte della tradizione gastronomica locale. La pìcula ‘d cavall rappresenta un elemento identitario della cucina popolare e la carne di cavallo è storicamente utilizzata in molte preparazioni della tradizione. Colpire questa filiera significa incidere su imprese agricole, lavoro, occupazione e presidio economico delle aree rurali e montane».

I due esponenti di Fratelli d’Italia sottolineano inoltre che sui pascoli dell’Appennino piacentino vengono allevati cavalli allo stato brado, che contribuiscono al mantenimento dell’equilibrio ambientale, alla cura del territorio e alla prevenzione del dissesto idrogeologico.

«È bene chiarire – proseguono – che la filiera equina è fortemente regolamentata. Gli equidi sono identificati attraverso specifici passaporti che distinguono chiaramente gli animali destinati alla produzione alimentare da quelli esclusi in modo irrevocabile dalla macellazione, come i cavalli impiegati in attività sportive. La normativa europea e nazionale garantisce tracciabilità, sicurezza alimentare e controlli rigorosi lungo tutta la filiera».

Sul piano nutrizionale ricordano che la carne equina presenta caratteristiche peculiari:

  • proteine altamente digeribili;
  • elevato contenuto di ferro, superiore rispetto ad altre carni comunemente consumate;
  • basso contenuto di grassi.

«La progressiva delegittimazione di produzioni tradizionali rischia di incidere non solo sull’economia, ma anche sull’identità alimentare e produttiva del territorio. La Regione Emilia-Romagna deve rappresentare con chiarezza le istanze delle comunità locali nelle sedi istituzionali competenti».

Per questo è stata depositata un’interrogazione a risposta scritta per chiedere alla Giunta dati aggiornati sulla filiera equina regionale e sugli impatti economici, occupazionali e ambientali di un eventuale divieto.

«Difendere la carne equina significa difendere lavoro, ambiente, tradizione e presidio del territorio. Le scelte legislative devono partire dalla realtà dei fatti, non da visioni ideologiche».

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