La vicenda del piccolo Domenico, Tiramani: “Facciamo chiarezza, ho trasportato per anni organi nei contenitori sotto accusa”

“La vicenda del piccolo Domenico di Nola sta catalizzando l’attenzione di tanti italiani. Un po’ com’era successo per la tragedia di Vermicino con Alfredino Rampi, nel giugno del 1981; allora – però – non c’erano i social e non si leggevano ed ascoltavano le continue degenerazioni di pancia di cui invece siamo inondati oggi”. Inizia così la nota di Gian Francesco Tiramani.

LA NOTA DI GIAN FRANCESCO TIRAMANI

Dentro di me (che mi sono occupato per anni di trasporto organi) ci sono mille domande che non trovano risposte plausibili e c’è un dolore sordo e continuo quando penso a quello immenso della mamma di Domenico che dovrà arrendersi all’evidenza (quante ne ho viste …). Ma penso anche al dolore straziante della mamma anonima del piccolo di Treviso che, non bastando l’atrocità della morte di un figlio, sempre senza umana spiegazione, è anche stata privata di quella luce di speranza nata dalla possibilità – poi drammaticamente buttata alle ortiche – che la perdita del figlio potesse dare vita ad un altro bimbo, grazie al trapianto del suo cuoricino.

Ma sono anche giorni di grande preoccupazione che questa storia possa incidere sulla disponibilità a donare gli organi. Sappiamo bene come la comunicazione abbia una forza devastante sulla comunità, quando si registrano fatti del genere. Due esempi simmetrici: il caso di Nicholas Green, il bimbo americano che nell’ottobre del 1994 salvò diverse vite grazie al consenso dei suoi genitori americani a donare i suoi organi: in breve tempo, su quella spinta emotiva, i trapianti in Italia triplicarono!

Arriviamo al 2001 quando Celentano, durante la trasmissione televisiva di punta del sabato sera, fece un’uscita non proprio lodevole contro il prelievo di organi: a Torino (una delle piazze più attive) 6 mesi senza fare un trapianto!!

Ho gestito trasporti di organi per anni, spesso accompagnando personalmente in aereo équipes mediche ed organi stessi, e per questo – senza voler entrare nel dettaglio della questione Napoli – mi preme offrire un contributo di informazione, nel marasma di notizie e commenti che disorientano chiunque.

Ebbene sì, ho trasportato gli organi proprio nei “contenitori di plastica” che ora paiono essere sotto accusa. Sono 30 anni che si usano proprio quelli isotermici da campeggio ed il raffreddamento degli organi contenuti lo si raggiunge con i banali blocchi da ghiacciare prima in congelatore, in modo da garantire per il materiale biologico una temperatura appena sopra lo 0. Metodologia che è raccontata proprio nel minifilm SeventyFive BMP che ho realizzato con AIDO e che ha fatto il giro del mondo, proprio per spiegare come avviene il trasporto aereo per i trapianti. Non ricordo un organo reso inutilizzabile a causa di quella modalità di trasporto e conservazione (parliamo di migliaia ogni anno). Prima del 2015 – poi – non c’era neppure una normativa specifica che stabilisse modalità ed equipaggiamenti necessari.

Oggi, fortunatamente, per questi trasporti delicati esistono delle precise indicazioni di legge e la tecnologia mette a disposizione contenitori che sono in grado di proteggere meccanicamente il contenuto, di mantenere la temperatura necessaria ed il richiesto livello di sterilità, nonché di registrare in loco e trasmettere alle centrali di coordinamento vari dati (temperatura, umidità, pressione, geolocalizzazione), con relativa gestione degli allarmi. Oltre al monitoraggio continuo in tempo reale, quando l’organo arriva a destinazione il personale sanitario consulta ex-post le registrazioni di questi parametri per un ulteriore controllo di sicurezza.

Ǫuindi, ovviamente meglio trasportare organi vitali con le nuove tecnologie ma anche con i sistemi più tradizionali, rispettando semplici regole, non si rischia di danneggiare nulla; a meno che ….. non si vogliano ignorare tali regole e si usino metodiche (ghiaccio secco, che raggiunge i -78° ???) che non si sono mai viste e che non si dovrebbero mai vedere.

Per ultimo: il caso del piccolo Domenico è salito alla ribalta delle cronache ma non dimentichiamo che in Italia ci sono oltre 8.000 persone che stanno aspettando un organo per continuare a vivere e circa 300 di loro ci lasciano ogni anno perché non arriva nessun organo. Basterebbe qualche “SI’” in più (per esempio quando si rinnova la carta di identità) per non condannare a morte così tante persone, visto che quando ce ne andremo da questa vita i nostri organi a noi non serviranno più.

Ricordiamolo, anche quando si saranno spente le luci sull’ospedale Monaldi.

Iscriviti per rimanere aggiornato!

Compilando i campi seguenti potrai ricevere le notizie direttamente sulla tua mail. Per garantire che tu riceva solo le informazioni più rilevanti, ti chiediamo gentilmente di mantenere aggiornati i tuoi dati.

Ascolta Radio Sound

Radio Sound Logo
Seleziona il canale...
 
Cover