Fortune e disavventure dei Medici e dei Farnese s’intrecciano con la storia di Santa Maria di Campagna

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«Due delle più potenti e antiche dinastie italiane, i Medici e i Farnese, sono state protagoniste della storia di Santa Maria di Campagna». Questa la conclusione a cui è arrivato lo storico Marcello Simonetta, protagonista della chiacchierata sulla Basilica mariana (“fotografata” nel periodo che va dal sacco di Roma al tirannicidio di Piacenza) che lo scrittore fiorentino – ospite della Comunità francescana e della Banca di Piacenza – ha tenuto nella Biblioteca del Convento nell’ambito delle Celebrazioni per il secolare anniversario della chiesa di piazzale delle Crociate.

Una conversazione – introdotta dal condirettore generale della Banca Pietro Coppelli, presidente del Comitato organizzatore dei 500 anni – che ha fatto emergere nuovi particolari e personaggi poco conosciuti, ma che hanno svolto un ruolo importante della Piacenza del ‘500. Come Alessandro del Caccia «un fiorentino al servizio dei Medici – ha rivelato il prof. Simonetta – che dal 1530 arrivò nel vostro territorio ad amministrare le chiese di Piacenza e di Parma, città delle quali diventò governatore nell’interregno fra il 1534 e il 1535, dopo la morte di Papa Clemente VII, al secolo Giulio de’ Medici». La presenza di quello che fu un tesoriere militare «efficiente e spietato», come si può arguire dalla lettura di alcuni documenti del prezioso archivio custodito dai Frati Minori di Campagna, è stata scoperta quasi per caso dal prof. Simonetta durante le ricerche per la stesura del libro strenna 2021 della Banca (“Gregorio e i suoi fratelli”), studi che hanno fermato l’attenzione dell’autore sulla statua di Clemente VII che si trova in Santa Maria di Campagna. A quanto è stato accertato la stessa – nella sua prima versione in cartapesta, poi rifatta nel ‘700 in scagliola – era stata commissionata dal Del Caccia, per ordine di Papa Medici, come ex voto per lo scampato pericolo durante il sacco di Roma (Clemente VII aveva affidato le sue preghiere alla Madonna di Campagna, a cui era devoto). Una circostanza che ha incuriosito il prof. Simonetta, l’unico ad aver scritto di Del Caccia nel suo “Francesco Guicciardini fra autobiografia e storia”, portandolo a nuove scoperte: fu infatti il futuro Governatore a disporre – il 24 ottobre 1531 – il trasferimento della statua della Madonna di Campagna dalla vecchia alla nuova chiesa, con il Papa che nell’occasione concesse l’indulgenza plenaria, dopo che due anni prima aveva confermato gli Statuti della Basilica. «Santa Maria di Campagna dunque – ha specificato lo storico toscano – non solo luogo di culto ma anche di memoria storica della rivalsa dei Medici, passata per questo santuario. Alla morte di Clemente VII venne eletto Papa Paolo III Farnese: gli uomini fedeli ai Medici caddero in disgrazia, Del Caccia compreso, sollevato dall’incarico di Governatore e «trattato malissimo dal Papa, che lo accusò (ingiustamente) di essere un luterano».

«In questa vostra chiesa – ha aggiunto il prof. Simonetta, al quale il dott. Coppelli ha donato il folder di Poste Italiane con il francobollo dedicato ai 500 anni di Santa Maria di Campagna – abbiamo quindi una presenza mediceo-farnesiana». Per quanto attiene alla seconda, fu per volontà di Pier Luigi Farnese che la Basilica venne affidata ai Francescani Minori, che nella tomba dei frati della sagrestia ricoverarono proprio il cadavere di Pier Luigi, recuperato dal fossato della Rocca viscontea (dopo l’uccisione del duca) e in un primo tempo ospitato in San Fermo. Senza dimenticare che nel 1635 gli stessi Farnese trasformarono Santa Maria di Campagna in chiesa di corte, utilizzandola per importanti cerimonie di Stato e sepolture dichiarandola, nel 1664, chiesa Palatina.

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