Orgoglio e individualismo piacentino nei ritratti fisiognomici di Carlo Giarelli

Sette personaggi di caratura nazionale e internazionale (Papa Bergoglio, il Presidente Mattarella, Mario Draghi, Matteo Salvini, Giuseppe Conte e i giornalisti Paolo Del Debbio e Maria Giovanna Maglie) e 24 piacentini (dal vescovo emerito Gianni Ambrosio al presidente esecutivo della Banca di Piacenza Corrado Sforza Fogliani, passando per i compianti Ernesto Leone, Franco Marenghi e Vito Neri) ritratti dalla penna scandagliatrice dell’animo umano di Carlo Giarelli, che con l’ausilio della fisiognomica ha confezionato “Volti e caratteri di piacentini e non”. Questo il titolo del volume (edito da Lir) presentato al PalabancaEventi di via Mazzini (Sala Panini) dallo stesso Autore in dialogo con Adriano Vignola (autore della parte illustrativa del libro, con le caricature dei personaggi descritti) e Alessandro Bersani, in veste di moderatore (e tra le “vittime” dell’abilità descrittiva del prof. Giarelli).

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Il chirurgo e scrittore piacentino, sollecitato dalle domande del fotografo Bersani, si è dapprima soffermato sul concetto e sul ruolo della fisiognomica: «Il primo a interessarsene – ha spiegato – fu Aristotele, per indagare i moti dell’anima attraverso il linguaggio corporeo, i caratteri del viso in particolare. Passando a tempi più recenti, non va dimenticata la sua importanza nel campo dell’arte, come elemento di ispirazione della pittura da parte di artisti come Rembrandt e Velasquez, i quali si riferivano ai trattati fisiognomici di Giovan Battista Della Porta e di Gerolamo Cardano. Senza mancare di nominare il poliedrico Leon Batista Alberti che attribuiva alla volontà ogni potere. Non va inoltre trascurata l’influenza della fisiognomica sulle opere filosofiche. Cartesio negli ultimi anni della sua vita, dedicandosi al rapporto anima-corpo, veniva mosso dall’interrogativo di come la prima potesse influenzare il secondo».

L’Autore ha quindi focalizzato l’attenzione sul denominatore comune che ha cercato di individuare, redigendo i profili, rispetto alla nostra terra d’origine. «Pur riconoscendo qualche difficoltà nella sua individuazione – ha argomentato il prof. Giarelli – mi sono illuso di averla colta. Qual è allora il carattere piacentino che si trova nei tanti ritratti, molto diversi fra loro, che può essere interpretato come il modo e il senso di appartenenza a questa comunità? Due le caratteristiche comuni: l’intelligenza operosa negli studi e nelle professioni e la determinazione, che diventa tenacia, tipica di un popolo che reagisce contro i destini avversi (un misto di orgoglio e individualismo). Una qualità, quest’ultima, tipica del piacentino, che non consente alla cittadinanza di cogliere il senso comune che la faccia identificare in un unico valore che la rappresenti».

Il dott. Vignola, dal canto suo, ha spiegato le difficoltà incontrate nel fare la caricatura a persone che non conosceva, utilizzando quindi una fotografia, che difficilmente svela appieno le caratteristiche del personaggio. Diverso l’approccio per gli amici e conoscenti, con i quali ci si può permettere, sempre restando nei limiti, un approccio caricaturale più marcato. Il prof. Giarelli ha elogiato il lavoro del collega medico: «Coi suoi ritratti ha valorizzato il libro, utilizzando la sua ironia pacata, contenuta ma efficace».

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Al termine l’Autore si è volentieri prestato al rito del firma-copia.

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