Il Comitato Difesa Valtrebbia è intervenuto sull’accordo che riguarda l’invaso del Brugneto, prendendo le distanze dai commenti entusiastici diffusi negli ultimi giorni. Secondo il Comitato, in assenza dei contenuti definitivi dell’intesa, è prematuro parlare di un risultato pienamente soddisfacente e restano ancora numerosi aspetti da chiarire.
La nota stampa del Comitato Difesa Valtrebbia
La firma dell’accordo sulla gestione dell’acqua del Brugneto è stata accompagnata da commenti entusiastici che, in assenza dei contenuti precisi dell’accordo, ci sembrano fuori luogo.
L’unica cosa certa sembra il rilascio minimo di 4.000.000 di metri cubi sul versante emiliano, nulla di più di quanto già era stato pattuito negli ultimi cinque anni.
La quota variabile, ovvero il plus di rilascio in caso di necessità del nostro versante, sembra essere legata alla stima dell’acqua presente nell’invaso, senza specificare a quale livello minimo debba arrivare a fine estate né quale sia il reale utilizzo a fini idropotabili dell’acqua del Brugneto.
Logico, coerente con i dettami della concessione e di buon senso, sarebbe sancire che tutta l’acqua accumulata e non direttamente finalizzata agli scopi idropotabili di Genova debba scorrere sul versante naturale, almeno nel periodo estivo.
Ciò premesso, spiace, per non dire umiliante, non vedere sancito il principio basilare che l’acqua del Brugneto appartiene di diritto al bacino del Trebbia e del Po. Trattandosi di una derivazione che trasferisce l’acqua da un versante naturale a un altro, essa può essere assentita solo in mancanza di alternative nel versante genovese. Rimane questo il nodo fondamentale che va sciolto.
Il sistema genovese di quante risorse dispone? E l’acqua del Brugneto è veramente indispensabile al fabbisogno idrico genovese?
Il paradigma va quindi rovesciato: non chiedersi di quanta acqua abbia bisogno la Valtrebbia, ma quanta acqua del Brugneto Genova utilizzi realmente a fini idropotabili, che altro non è se non il contenuto della concessione stessa, e se tale uso sia davvero necessario.
Negli ultimi due anni abbiamo prodotto una corposa documentazione a dimostrazione che oggi il sistema genovese può fare a meno della risorsa del Brugneto. Oggi tale risorsa, per Genova, rappresenta una riserva da utilizzare solo in caso di necessità.
Va riaffermato che l’acqua del Brugneto può essere usata esclusivamente a fini idropotabili. L’accordo non fa riferimento a questo. Vogliamo ricordare che negli ultimi settant’anni solo una parte dell’acqua del Brugneto è entrata negli acquedotti genovesi. Una parte consistente, superiore ai 10 milioni di metri cubi, è servita a produrre energia, addirittura più di quella prodotta dall’acqua destinata agli acquedotti, mentre un’altra parte altrettanto consistente è stata persino sversata nel Bisagno.
Nell’accordo non si parla della gestione dei sedimenti presenti nella diga. Infatti, settant’anni di mancata manutenzione hanno prodotto oltre 3 milioni di metri cubi di fanghi depositati sul fondo dell’invaso. Questa vera e propria bomba ecologica pende come una spada di Damocle sull’ambiente della Valtrebbia. È facile immaginare cosa potrebbe accadere se, per necessità, venisse aperto lo scarico di fondo della diga.
Nelle relazioni tecniche si parla chiaramente di un livello minimo al quale la diga non può scendere, senza però indicare quale sia tale livello. Solo negli ultimi due anni abbiamo appreso, dall’attuale gestore, che il livello di emergenza sarebbe pari a 5 milioni di metri cubi. Questa quantità va verificata alla luce della reale situazione del Sistema Idrico Integrato genovese.
Ma, ancor più importante, è stabilire una volta per tutte il quantitativo minimo dell’invaso a fine estate, cioè a settembre. Questo è fondamentale e solo così l’ipotizzata quota aggiuntiva, che aggiuntiva non è, trova un senso oggettivo e può essere facilmente calcolata.
Ciò è importante non solo ai fini dei rilasci d’acqua verso la Valtrebbia, ma anche per garantire la sicurezza dell’intero territorio del bacino. Una diga quasi vuota, ma mantenuta al livello minimo di sicurezza, può contribuire ad aumentare la protezione in caso di forti precipitazioni, che oggi rappresentano la caratteristica principale degli eventi meteorologici sul bacino.
Se invece la diga, a fine estate, è sempre stata quasi piena, come è accaduto mediamente negli ultimi cinquant’anni, possiamo immaginare cosa potrebbe succedere in caso di piogge intense. Forse, in questo caso, il territorio della Valtrebbia dovrebbe leggere con attenzione i contenuti del PED (Piano di Emergenza Diga) del Brugneto. Forse a qualche abitante della Valtrebbia e a qualche amministratore fischierebbero le orecchie.
Tale accordo dovrà essere perfezionato e approvato presso il Ministero dell’Ambiente ed è soltanto propedeutico alla nuova concessione ministeriale.
Continueremo nei prossimi mesi a informare cittadini e amministrazioni sulla necessità di cambiare radicalmente la percezione del valore dell’acqua del Brugneto, chiedendo che nell’accordo definitivo entrino i contenuti sopra esposti. Parallelamente interverremo presso il Ministero dell’Ambiente affinché il testo definitivo affronti e chiarisca le questioni da noi sollevate e ancora irrisolte.
Infine, per chi considera una vittoria il rilascio di 4 milioni di metri cubi all’anno, vogliamo ricordare che dal Brugneto Genova deriva mediamente 38 milioni di metri cubi d’acqua all’anno, con punte che hanno raggiunto gli 80 milioni. In assenza della diga, nei mesi estivi, mediamente scorrerebbero verso la Valtrebbia almeno 6 milioni di metri cubi in più. Questo dimostra che tale derivazione può essere approvata solo in presenza di un reale vantaggio per la Valtrebbia. In caso contrario, è preferibile il naturale deflusso del fiume.
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