Insulti in campo, Liberali: “Razzismo? Non facciamola più grossa di quello che è”

Omar Daffe

“Non facciamola più grossa di quel che è…”. È l’appello che l’Associazione dei Liberali piacentini rivolge alla stampa locale. Il tutto “a fronte di titoloni che non paiono proprio proporzionati ai fatti”.

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Il riferimento è ad un “incidente” capitato durante una partita di calcio nostrana, allorché si sarebbe gridato ad un giocatore “negro di m…”. “Giudicare questa ““offesa” (perché questo è, sicuramente) come un episodio di razzismo, è incongruente, e ferisce i piacentini, facendo finire impropriamente la nostra terra anche alla tv, nonostante la tradizionale compostezza della nostra gente, caratterizzata – sempre e comunque – da un grande senso di legalità, come anche le massime autorità della nostra provincia riconoscono”.

La nota dei liberali piacentini così prosegue: “Ci facciamo noi portatori di questi sentimenti, a fronte di Autorità che – forse in attesa di una fotografia sul giornale – non lo fanno, anche se avrebbero avuto l’obbligo, quantomeno morale, di farlo”.

La nota liberale sottolinea ancora: “Comprendiamo che i giornali, specie di carta, abbiano necessità in questo momento storico di incrementare le vendite, ma c’è un limite a tutto: ed è quello di non offendere i piacentini in genere per una frase di qualche ragazzo screanzato (certamente), per lo stesso frasario che usa. Ma di qui al razzismo, ce ne passa. Se quel che dice la tifoseria, fosse da prendere alla lettera, come una frase scritta o pensata lungamente, cosa dovrebbero dire gli arbitri, ai quali si dà impunemente del ladro e peggio? È una questione risolta da tempo, decine d’anni fa: gli epiteti sui campi da gioco non fanno testo, non sono perseguibili, tantomeno devono essere enfatizzati. Lasciamo il giudizio alla giustizia sportiva ed alle sue regole (diverse), senza assurde intrusioni. E poi, cosa dovremmo dire, allora, degli epiteti rivolti alla leader di Fratelli d’Italia su gruppo Facebook delle Sardine (leggasi, sostanzialmente, Pdi, anche se non si svelano e non fanno noti i nomi degli aderenti): “pazza”, “bestia”, “demente”, “sgorbia”, “feccia”. Ma sui giornali in orbita pdina, su questo, niente!”.

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