Sfruttamento della prostituzione, cinque arresti: fino a 400 euro a settimana ai propri aguzzini per avere protezione

In carabinieri della Compagnia Carabinieri di Piacenza, hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Piacenza su richiesta della locale Procura della Repubblica.

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Il provvedimento riguarda 5 soggetti (stranieri di origine rumena) ritenuti responsabili – a vario titolo – di “associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, minaccia aggravata, concorso in sfruttamento della prostituzione e maltrattamenti in famiglia”.

L’indagine, avviata nel mese di luglio 2018 a seguito dell’arresto di 2 persone ritenute responsabili di concorso in rapina, tentata estorsione, violenza sessuale di gruppo, commessi ai danni di 4 meretrici originarie dell’est Europa, è stata condotta dalla Sezione Operativa del Comando Compagnia Carabinieri di Piacenza, ed ha consentito di individuare e disarticolare un gruppo di associati di origine rumena  operante nella città di Piacenza e dedito al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione di diverse connazionali, costrette dietro minacce a prostituirsi nelle aree di controllo – il “trilatero” tra via Caorsana e via Maculani – e a versare somme di denaro agli indagati, in cambio di protezione.

L’attività d’indagine ha consentito di accertare e documentare come gli indagati, tra l’anno 2014 e fino al mese di settembre 2020, hanno favorito e sfruttato la prostituzione di più donne, fornendo loro protezione, ovvero dandole la disponibilità di abitazioni private e costringendole a prostituirsi in cambio del pagamenti di somme comprese tra i 100 e i 400 euro settimanali. Tali pagamenti sono avvenuti con la dazione di denaro contante, tramite ricariche postepay e/o tramite operazioni di “money transfer”. Il denaro confluiva ad un soggetto che quale capo manteneva il controllo indiscusso sui suoi sodali, e veniva riscosso con minacce gravi e a volte con “spedizioni punitive” da parte di altri indagati, i quali beneficiavano di parte del compenso.

L’operazione è stata denominata “Proxenet”, termine che in lingua rumena significa “protettore”, a sintesi di un fenomeno criminale finalizzato allo sfruttamento della prostituzione di giovani ragazze prevalentemente di origine rumena da parte di loro connazionali.


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