Diga del Brugneto, Chiappa e Castelnuovo: “Il buon senso entra nell’accordo, nell’attesa del testo”

“L’accordo sottoscritto tra Regione Emilia-Romagna e Liguria ed Autorità di Bacino Distrettuale del Po e dell’appennino Settentrionale apre una fase nuova nella lunga vicenda della diga del Brugneto. In attesa di conoscere il testo definitivo dell’intesa, vogliamo esprimere alcune prime valutazioni, sia sul merito dell’accordo sia sul metodo per raggiungerlo. Quanto al merito, il giudizio è cautamente positivo, nell’attesa del testo”. Inizia così la nota firmata da Laura Chiappa (Legambiente Piacenza) e Giuseppe Castelnuovo (Consigliere del Consorzio, lista Giustizia e Trasparenza).

LA NOTA DI CHIAPPA E CASTELNUOVO

Il risultato più importante non è soltanto il rilascio minimo garantito di 4 milioni di metri cubi verso il Trebbia, ma soprattutto l’introduzione del principio della flessibilità per gli ulteriori rilasci.

Da quanto illustrato dal Presidente De Pascale, che ha saputo fare sintesi delle varie proposte emerse, le quantità aggiuntive saranno valutate annualmente in funzione dello stato dell’invaso, dei reali fabbisogni idropotabili di Genova – e non delle esigenze della produzione idroelettrica –, delle condizioni meteorologiche e dello stato di sofferenza dell’ecosistema fluviale.

È un’impostazione che condividiamo ed apprezziamo perché supera finalmente la logica delle quote rigide e introduce una gestione della risorsa fondata sui dati e sulle reali condizioni di ogni annata.

È altrettanto importante che le decisioni sui rilasci non siano più affidate a un portatore di interessi, ma a un organismo tecnico indipendente quale l’Osservatorio Permanente. Sarà però fondamentale leggere il testo dell’accordo per comprendere il mandato affidato, i criteri di valutazione e le modalità con cui saranno garantite trasparenza e accesso ai dati.

È, nella sostanza, la soluzione non lontana da quanto propone da sempre il Comitato Difesa Val Trebbia, troppo spesso liquidato come fonte di inutili allarmismi, mentre indicava una strada ispirata al semplice buon senso.

Positivo riteniamo anche il riferimento del Presidente De Pascale alla futura gara per l’individuazione del gestore della diga. Se confermato, ciò presuppone una nuova concessione, soluzione che da anni l’avvocato Umberto Fantigrossi sostiene con solide argomentazioni giuridiche.

Sul metodo, invece, qualche riflessione è doverosa.

Dai primi commenti e comunicati di sindaci e associazioni di categoria sembra emergere l’idea che il risultato raggiunto sia il frutto del lavoro svolto dal Tavolo Brugneto, avviato con l’Intesa del dicembre 2023.

Francamente, Legambiente, che a quel tavolo ha partecipato fin dall’inizio, questo lavoro non lo ha visto. Per questo, nell’incontro del 27 luglio, abbiamo detto con chiarezza al Presidente De Pascale che il metodo seguito non è stato coerente con gli impegni assunti.

Il tavolo coordinato dal Consorzio di Bonifica non ha mai potuto elaborare quel documento propositivo del territorio previsto dall’Intesa, semplicemente perché non disponeva dell’elemento fondamentale su cui costruire qualsiasi proposta: i dati relativi ai fabbisogni idrici del sistema genovese, preferendo delegare qualunque approfondimento alla Regione.

Dati che Legambiente, così come molti amministratori della Val Trebbia, ha potuto conoscere soltanto grazie all’intenso e meritevole lavoro svolto dal Comitato Difesa Val Trebbia, con gli accessi agli atti e le numerose assemblee pubbliche organizzate in questi due anni.

Infine, richiamando gli obiettivi del PNR, Piano di Ripristino della Natura, approvato dal Parlamento Europeo ed entrato in vigore il 18 agosto 2024, la regione Emilia Romagna avrebbe un’occasione storica per riprendere il Contratto di fiume Trebbia e favorire l’armonizzazione dei deflussi e dei rilasci del Brugneto non solo a favore dell’agricoltura ma dei bisogni dell’ecosistema fluviale, con progetti di ricarica forzata delle falde, già altrove positivamente sperimentati.

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