La morte di Cosimo Celso Cappucciati, conosciuto come Daniele, ex dipendente del Comune di Rivergaro, in provincia di Piacenza, è al centro di un intervento dell’UGL Autonomie e della UTL UGL di Piacenza. Il sindacato aveva seguito la vicenda lavorativa dell’uomo, licenziato nel febbraio scorso dopo 38 anni di servizio. Ora UGL solleva interrogativi sulla vicenda, chiedendo che venga fatta piena luce sull’accaduto.
Nel comunicato, l’organizzazione sindacale richiama anche le difficoltà personali vissute dall’ex dipendente e mette in relazione la sua tragica scomparsa con il contesto lavorativo degli ultimi anni. La nota è firmata dal Segretario Nazionale UGL Autonomie, Ornella Petillo, dal Segretario Provinciale UGL Autonomie, Bisagni Davide, dal Segretario UGL UTL Piacenza, Pino De Rosa.
LA NOTA DELL’UGL
Cosimo Celso Cappucciati — ma a lui è sempre piaciuto farsi chiamare da tutti Daniele — è stato per quasi quarant’anni il volto tecnico del Comune di Rivergaro, in provincia di Piacenza. Un uomo che per ben 38 anni ha servito la comunità con dedizione assoluta ed esemplare professionalità, ricoprendo ruoli di massima responsabilità come Funzionario Tecnico, titolare di Posizione Organizzativa e Responsabile Unico del Procedimento (RUP).
Un servitore delle istituzioni che, dopo una vita passata tra carte, progetti e cantieri, si è visto recapitare un “regalo” inaspettato dalla Giunta Comunale: la delibera n. 14 del 9 febbraio 2026. Oggetto: il licenziamento.
A 66 anni, a un passo dal traguardo della pensione di vecchiaia che avrebbe raggiunto ad aprile 2027 al compimento dei 67 anni, Celso è stato scaraventato fuori dalla porta. In un piccolo Comune, dove tutti si conoscono, l’Amministrazione ha scelto la via più traumatica contro un lavoratore che, alla sua età, non aveva più alcuna possibilità di rimettersi in gioco sul mercato del lavoro. Una decisione spietata che si è trasformata in una vera e propria condanna economica, sociale e umana.
Le difficoltà personali e la richiesta delle spettanze per l’attività di RUP
Ma per capire questa “sporca faccenda” bisogna guardare dentro le mura della vita di Celso. La sua storia non è fatta solo di carte d’ufficio e delibere, ma di dolore vero.
Nel 2020, nel pieno dell’inferno Covid, gli equilibri familiari si incrinano e seguono complessi problemi personali. In quel momento di buio pesto, il Geometra Cappucciati non si ferma: continua a lavorare, a gestire responsabilità, a mandare avanti l’ufficio tecnico di Rivergaro.
Il “corto circuito” con i vertici del Comune non nasce presumibilmente da un’inadempienza lavorativa (mai contestata), ma da una richiesta di giustizia: Celso chiede il pagamento delle spettanze dovute per il suo lavoro svolto come RUP, soldi che gli spettano per legge e che gli servono disperatamente per garantire le cure e l’assistenza familiare.
La risposta dell’Amministrazione? Non il dialogo, ma un muro di gomma. E da quel rifiuto, la situazione degenera in quello che si è rivelato un vero e proprio accanimento.
Le 13 sanzioni disciplinari contestate dall’UGL Autonomie
Tutto precipita nel biennio 2023-2025. In questo arco di tempo, dopo quasi quattro decenni di ineccepibile carriera durante la quale ha sempre goduto della massima fiducia dell’Ente, il geom. Cappucciati finisce nel mirino di una raffica sanzionatoria senza precedenti: ben 13 sanzioni disciplinari piovono sulla sua testa in pochi mesi, fino alle ultime due che decretano il definitivo licenziamento.
Un’anomalia statistica, giuridica e umana sconcertante: com’è possibile che un funzionario stimato per una vita intera diventi improvvisamente un “recidivo” da espellere?
La risposta non va cercata nel rendimento lavorativo. Va precisato che Celso non rientra nemmeno vagamente nella fattispecie (sempre superficiale ed approssimativa) dell’impiegato pubblico fannullone che timbrava ed andava a spasso o stava a scaldare la scrivania. Anzi!
Quella messa in atto dal comune è stata una strategia punitiva e sproporzionata che l’UGL Autonomie ha ripetutamente denunciato.
Le condizioni di salute del dipendente e le contestazioni al Comune
L’Amministrazione, una civica di centro sinistra guidata dal Sindaco Andrea Gatti che era stato assessore nella giunta precedente e quindi parte in causa dall’inizio della vicenda di Celso, sapeva perfettamente in che condizioni versasse il dipendente.
Era stata ripetutamente edotta ed informata dal sindacato del fatto che il geom. Cappucciati soffriva in modo conclamato di gravi patologie depressive, ampiamente comprovate da documentazione clinica e perizie specialistiche.
Eppure, anziché attivare le opportune tutele sanitarie e sociali previste per un dipendente in condizione di fragilità (in primis la tutela della salute ex art. 32 della Costituzione), il Comune ha premuto sull’acceleratore dei procedimenti disciplinari.
Le segnalazioni agli organi di controllo e l’ipotesi di ritorsione sollevata dal sindacato
La domanda sorge spontanea: perché questo accanimento?
Una chiave di lettura emerge da una rigorosa analisi della correlazione temporale evidenziata dall’UGL.
Molte delle contestazioni disciplinari sono state infatti avviate in stretta coincidenza temporale con l’inoltro, da parte del geom. Cappucciati — nell’espletamento dei propri doveri d’ufficio e delle funzioni di controllo di sua competenza —, di atti, note e segnalazioni formali indirizzate agli organi di riscontro e vigilanza, tra cui il Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (RPCT), la Corte dei Conti e la Procura della Repubblica, aventi a oggetto la verifica di regolarità amministrative e gestionali.
Circostanze d’ufficio che, nella valutazione sindacale, avrebbero generato una sovrapposizione temporale meritevole di approfondimento da parte delle autorità competenti in ordine al rispetto dei principi di imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa
Ci troviamo di fronte a una presunta finalità ritorsiva che ha configurato una spietata fattispecie di mobbing e straining (in linea con la giurisprudenza della Cassazione, Ord. n. 22381/2022) finalizzata a intimidire ed estromettere chi ha avuto il coraggio di segnalare?
È quanto l’UGL Autonomie e la UTL UGL di Piacenza hanno formalmente sollevato e chiesto di verificare in una nota inoltrata in data 3 febbraio 2026.
Le presunte irregolarità procedurali denunciate dall’UGL
Anche sotto il profilo procedurale, l’azione del Comune di Rivergaro è stata costellata da gravissimi profili di illegittimità, eccesso e sviamento di potere:
La “falsa” recidiva attraverso la contestazione e l’applicazione di una recidiva (con relativa sospensione di 4 mesi) per fatti accaduti prima ancora che venisse irrogata la prima sanzione del 29 novembre 2023.
L’abuso dello strumento sospensivo con l’allontanamento forzato dal servizio per oltre 8 mesi complessivi (di cui 4 consecutivi nel 2024), trasformando la sospensione in un’estromissione punitiva.
Pretesti paradossali di addebiti basati su contestazioni minime, come accessi in ufficio di soli 5 minuti svolti per urgenze di servizio, o su segnalazioni di terzi gravate da querele per diffamazione.
Il ricorso, gli appelli al Prefetto e al Ministro della Pubblica Amministrazione
L’UGL non si è mai sottratta al dialogo.
Di fronte al muro dell’Amministrazione, il sindacato ha portato la vicenda a mezzo stampa, ha presentato formale impugnazione e richiesta di annullamento in autotutela ex art. 21-nonies L. 241/90, e ha inviato una drammatica nota ufficiale a Sua Eccellenza il Prefetto di Piacenza e al Ministro della Pubblica Amministrazione.
In quella nota si denunciava lo stato di prostrazione del lavoratore e si chiedeva con urgenza un tavolo d’emergenza per disinnescare una situazione in cui si temeva espressamente per la sua incolumità fisica e psichica.
Purtroppo, le porte sono rimaste chiuse e gli appelli sono caduti nel silenzio.
La morte di Celso Cappucciati e l’udienza prevista il 26 novembre
Purtroppo in questi giorni è arrivata la notizia che mai avremmo voluto ascoltare.
Sopraffatto dal peso intollerabile di una persecuzione percepita come un’ingiustizia devastante, privato del lavoro e della dignità a un passo dalla pensione, Celso ha deciso di compiere un atto estremo e di porre fine alla sua vita.
Ha scelto di interrompere quel percorso di lotta che l’UGL Autonomie e la UTL di Piacenza stavano portando avanti al suo fianco.
L’udienza per il ricorso presentato in Tribunale ci sarebbe stata il 26 novembre prossimo.
Il cordoglio dell’UGL e la richiesta di fare piena luce sulla vicenda
Esprimiamo con immensa tristezza il nostro più profondo cordoglio alla famiglia, agli amici e a tutti coloro che gli hanno voluto bene.
Ma in questo momento di dolore immenso e di preghiera, abbiamo il dovere morale e sociale di non voltarci dall’altra parte. Non possiamo e non dobbiamo sottovalutare la sofferenza devastante che lo ha spinto a farla finita.
La vicenda di Celso Cappucciati non finisce qui.
L’UGL Autonomie, unitamente a tutta la sua classe dirigente, valuterà ogni azione e iniziativa necessaria affinché sia fatta piena luce sulle responsabilità, sia seriamente avviata una riflessione collettiva sulle condizioni di lavoro nel pubblico impiego quando non si è nella “cricca” giusta e affinché la memoria, il sacrificio e la storia di Celso non vengano mai dimenticati.
E’assordante il silenzio dell’amministrazione di Rivergaro e del Sindaco che ovviamente conoscono il dramma di Celso e non possono non comprenderne le motivazioni.
Nondimeno tacciono sperando che quanto accaduto non “disturbi” la prossima campagna elettorale e non scuota le coscienze che, per gran parte delle persone finora coinvolte, è stata ben lasciata da parte.
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