L’uomo è un essere in cammino. Il viaggio appartiene alla sua storia, ma anche alla sua dimensione spirituale.
“Mettersi in cammino significa lasciare qualcosa di conosciuto per aprirsi a un orizzonte nuovo, vuol dire accettare la fatica della strada, riconoscere i propri limiti e, soprattutto, scoprire che non si cammina mai da soli”.
Con queste parole monsignor Graziano Borgonovo, sottosegretario del Dicastero per l’Evangelizzazione della Santa Sede, ha descritto l’homo viator, il pellegrino, colui che vive un’esperienza capace di coinvolgere la persona nella sua interezza perché “non cerca soltanto un luogo da visitare, ma un significato da ritrovare, un orizzonte di senso in grado di sostenere la traiettoria della sua esistenza”.
Alla Cattolica di Piacenza il convegno internazionale sui cammini religiosi
In fondo, è questa la peculiarità che distingue il pellegrinaggio dalle altre forme di mobilita e che, al tempo stesso, permette di riconoscerne lo straordinario valore per la società contemporanea.
È emerso dal convegno internazionale “Strade di fede, luoghi di incontro. Cammini religiosi tra diritto, istituzioni e comunità: crocevia di culture e orizzonti europei” che è stato aperto giovedì 5 novembre, nel campus di Piacenza, dal messaggio della professoressa Elena Beccalli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Elena Beccalli: patrimonio culturale, turismo sostenibile e sviluppo dei territori
Un’iniziativa che si inserisce in un percorso pluriennale di ricerca sui cammini e sugli itinerari religiosi, e più in generale sugli aspetti giuridici ed economici del turismo religioso, ma anche un momento di restituzione di questo percorso scientifico, con l’obiettivo di “portare i risultati e gli interrogativi emersi dalla ricerca scientifica al confronto diretto con istituzioni, realtà ecclesiali, amministrazioni territoriali e operatori del settore”, come ha scritto il rettore, che ha voluto sottolineare come “il tema dei cammini religiosi consenta di coniugare profili giuridici e istituzionali con questioni di grande rilevanza, come la valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale, lo sviluppo di forme di turismo sostenibile e consapevole, l’accoglienza, la coesione delle comunità locali e la costruzione di nuove opportunità di sviluppo economico e sociale”.
I rappresentanti delle istituzioni e del turismo al convegno
L’intensa giornata di studio, alla presenza di Anna Maria Fellegara, prorettore vicario dell’Università Cattolica, è stata aperta dai saluti di Katia Tarasconi, sindaco di Piacenza, monsignor Adriano Cevolotto, vescovo di Piacenza-Bobbio, Roberta Frisoni, assessore a Turismo, Commercio, Sport della Regione Emilia-Romagna, Garda Pérez, rettore dell’Universidad de Alcala de Henares (UAH), Giuseppina Maestri, presidente del Consorzio Promo Piacenza Emilia e Bernabò Bocca, presidente nazionale di Federalberghi.
Le quattro tavole rotonde e i progetti di ricerca PATRISACRO, ECOSISTER e ITINEREL
Le quattro ricche e fertili tavole rotonde sono state seguite dalla discussione conclusiva di Antonio Chizzoniti, docente di Diritto canonico e di Diritto ecclesiastico nella Facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’Università Cattolica.
“Questo convegno si colloca lungo una serie di ricerche interdisciplinari condotte nell’ambito dei progetti PATRISACRO, ECOSISTER e ITINEREL, avviati fin dal 2021 grazie a fondi privati ACRI e fondi pubblici nazionali PRIN-PNRR” ha spiegato Anna Gianfreda, docente di Diritto canonico e di Diritto ecclesiastico nella stessa Facoltà.
Queste ricerche hanno rafforzato la convinzione che i cammini religiosi siano un punto di osservazione privilegiato per comprendere come istituzioni civili, comunità ecclesiali, operatori economici, Terzo settore e territori possano cooperare attorno a beni e valori condivisi.
Le strade di fede non sono linee tracciate su una carta, ma relazioni in movimento: collegano santuari, pievi, monasteri, musei, borghi, paesaggi, imprese, volontari, istituzioni e pellegrini.
Diventano luoghi di incontro perché spingono soggetti diversi a riconoscersi e a collaborare”.
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