Sul treno con un’ascia nascosta sotto il giubbotto, interviene la polizia: bloccato dagli agenti

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Sul treno con un’ascia nascosta nel giubbotto, bloccato e denunciato. I fatti sono accaduti ieri sera, intorno alle 21, su un treno fermo alla stazione di Piacenza. Un passeggero ha raggiunto un vagone dove era seduto un uomo. Dal giubbotto di quest’ultimo, il viaggiatore ha notato spuntare una grossa lama e ha allertato le forze dell’ordine.

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Sul treno sono immediatamente saliti gli agenti della polizia che hanno bloccato l’uomo rendendolo inoffensivo. In effetti, sotto il giubbotto, il soggetto stava nascondendo un’ascia. Ora gli agenti stanno cercando di capire quali fossero le intenzioni del passeggero.

La nota del sindacato Cisl

“Troppo spesso il personale frontline delle aziende di trasporti passeggeri è lasciato solo e costretto ad affrontare situazioni rischiose, che non di rado sfociano in vere e proprie aggressioni. Necessitano immediati provvedimenti di istituzioni e aziende: serve un maggior supporto al personale, tornelli nelle principali stazioni (così come avviene negli aeroporti) e un potenziamento delle squadre di scorta e di protezione aziendale. Gli episodi che si sono verificati sui convogli ferroviari, sugli autobus e nei pressi delle stazioni della nostra regione ne sono una chiara e incontestabile dimostrazione”.

E’ questo l’ennesimo grido d’allarme lanciato da Aldo Cosenza, segretario regionale della Fit Cisl Emilia-Romagna, dopo la notizia un’ulteriore aggressione che si è registrata ieri sera alle 21.00 circa sul treno 10884 di Trenord ai danni di un capotreno in partenza dalla stazione di Piacenza in direzione Milano. Un episodio che poteva avere conseguenze molto più gravi, in quanto l’aggressore era in possesso di un’ascia.

“Solo mercoledì scorso abbiamo denunciato il grave fenomeno delle aggressioni con la notizia di altri lavoratori aggrediti a bordo dei convogli nella stessa giornata, a cui vanno sommati i diversi episodi ai danni del personale a bordo dei bus. Ora basta”, rincara la dose Cosenza.

“Da tempo – continua il sindacalista – abbiamo richiesto un deciso intervento delle istituzioni, e ciò sia a livello nazionale negli incontri con il Ministero delle Infrastrutture, sia a livello regionale. Tuttavia, nonostante le nostre continue sollecitazioni, il confronto con le istituzioni e aziende non c’è. Tanto che finora non è ancora stato predisposto un reale piano di prevenzione e sicurezza né per gli “addetti ai lavori”, né per gli utenti, con il solo risultato finale della totale inefficacia delle poche soluzioni adottate. Al di là della situazione generale ancora complicata, ricordiamo che le aziende devono garantire l’incolumità fisica e morale dei lavoratori, così come previsto nel codice civile e dai principi della Costituzione italiana”.

“Ma ora i limiti sono stati ampiamente superati, per questo chiediamo alle aziende di costituirsi parte civile, in modo che i lavoratori vittime di un’aggressione possano intervenire nel processo penale contro l’aggressore per chiedere che quest’ultimo sia condannato non solo alla pena prevista dall’ordinamento, ma anche al risarcimento dei danni (sia morali sia materiali) subiti in conseguenza del reato”, conclude il leader regionale della Fit Cisl ER.

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