Amorini ricorda Marchetti, il DS del Piacenza degli anni d’oro: “Ciao direttore, mi mancherai tanto” VIDEO

Gianpietro Marchetti con Andrea Amorini e Gigi Cagni

Oggi ci ha lasciato Giampiero Marchetti, il direttore sportivo più vincente del Piacenza di tutti i tempi. Per me però Giampiero non era solo quello, è stato molto di più, è stata una di quelle persone che mi ha dato di più dal punto di vista calcistico, spiegandomi tutto quello che ha nelle sue competenze. Un giovane universitario che iniziava a fare la radiocona, che andava magari ad allenamento, mi chiamava di sopra nel suo ufficio, col suo armanacco e cominciava a spiegarmi come funzionava il mondo del calcio.
Cercava di fare in modo che io imparassi il più possibile ed alla fine di queste chiacchierate apriva l’armanacco e prendeva un giocatore e mi chiedeva dove giocava, che ruolo aveva e tutta una serie di cose e voleva attestare la mia preparazione. Mi aveva preso in simpatia e probabilmente anche stima, non glielo mai detto, ma era abbastanza chiaro che il tempo che mi dedicava era qualcosa di più importante di un semplice rapporto professionale. Da lui ho imparato tante cose, ma le due che mi sono rimaste veramente ferre in memoria e che uso ancora adesso sono le seguenti.
La prima, l’allenatore può chiedere un ruolo, ma il giocatore lo prende la società, che cosa voleva dire? Abbastanza semplice, l’allenatore può anche volere un suo giocatore, ma la società gli fa il suo interesse, l’importante è che gli prenda quel ruolo che vuole. La seconda era il momento più importante per il direttore sportivo, non è il mercato, ma la settimana durante la stagione in cui parli con l’allenatore, ti confronti con il giocatore e con i procuratori, è il momento più difficile di tutto. E’ un uomo di poche parole, ma di grandissima competenza e di grande cuore, un uomo che conosceva pochi posti, Piacenza è il suo ufficio, lo stadio, Miglione da cui andava spesso e volentieri e poco altro, la sua macchina andava a memoria.
Era il direttore sportivo perfetto per Leonardo Grilli, entrambi parlavano poco e facevano molti fatti. E’ un uomo soprattutto di grande fiducia, Grilli non sbagliò alla scelta e tutti nell’ambiente, piano piano, sapevano che Marchetti era una persona molto seria e che non aveva nessun secondo fine alle sue spalle. Piacenza e il suo ufficio qui erano il luogo sicuro, poi il calcio piano piano è cambiato e lui non è riuscito ad adeguarsi perché non lo sentiva più possibile.
Mi ricordo quando sono andato a Napoli a trovarlo per lavoro, siamo andati a cena assieme nel suo albergo dove abitava ed era l’unica parte della sua abitazione, era l’albergo, poi andava a soccavo, altro non faceva, ma si percepeva lontano un miglio il fatto che non fosse a suo agio. Quindi piano piano lui si è tolto da parte. L’ultima volta che l’ho visto è stata quando ho organizzato quella serie di incontri a tu per tu e c’era Gigi Cani ospite e lui era venuto col figlio Riccardo ed era stato pronto per la prima volta, voglioso di rispondere ad alcune domande, di raccontare degli aneddoti.
Alla fine eravamo rimasti d’accordo che avrei organizzato una tu per tu e che l’ospite sarebbe stato lui. Non sono riuscito a farlo, me ne dispiace molto. Ciao direttore, mi mancherai tanto.

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