Si è svolto mercoledì 18 febbraio l’incontro del Nucleo Tecnico Politico per la Montagna, indetto dal Consorzio di Bonifica di Piacenza per fare il punto sull’avanzamento dei lavori e sull’avvio della programmazione degli interventi in tema di difesa del suolo per l’anno in corso (concertazione stabilita dall’art. 3 della Legge Regionale n. 7 del 6 luglio 2012).
PANORAMICA LAVORI EFFETTUATI
L’incontro si è aperto con una panoramica sugli interventi – conclusi e in corso – coperti con fondi consortili riferiti all’anno 2025. Si tratta di: regimazioni idrauliche, sistemazioni versanti, ripristino fossi e manutenzioni diffuse. Interventi spesso di contenuta entità (rispetto alla realizzazione di nuove opere) ma di grande valore per il servizio restituito al territorio.
LA PIANIFICAZIONE DEL 2026
Centrale nell’incontro del Nucleo Tecnico Politico, la pianificazione per il 2026. A partire da un elenco di proposte di lavori relative alla lotta al dissesto idrogeologico provenienti da Unioni Montane e Comuni non compresi (nelle Unioni), i tecnici consortili hanno effettuato sopralluoghi e compilato le relative schede di progetto complete di stima dei costi.
Il programma è stato discusso e sono stati definiti i 19 interventi da eseguire nell’anno in corso secondo priorità. Il programma così definito verrà ora trasmesso alle Unioni dei Comuni e all’Agenzia per la sicurezza territoriale e la protezione civile della Regione Emilia – Romagna per osservazioni e approvazione.
LE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSORZIO LUIGI BISI
Sul tema della difesa del suolo portato avanti dal Consorzio di Bonifica è intervenuto il Presidente Luigi Bisi dopo aver ricordato quanto sia importante che i Comuni e le Unioni inviino, secondo i tempi indicati, le proprie proposte di lavori: “Non si tratta di una mera questione formale, ma della necessità di formulare un quadro economico complessivo in tempo utile per la redazione del bilancio preventivo dell’Ente”.
Il territorio montano e collinare dell’Appennino piacentino è caratterizzato da una elevata intensità di fenomeni franosi e “per quanto l’impegno dei tecnici e degli operai in favore del territorio montano sia portato avanti con impegno e passione, non è mai abbastanza capillare, perché le risorse necessarie per una completa messa in sicurezza e per il soddisfacimento di ogni esigenza, esulano dalla capacità contributiva del territorio. Situazione resa più complessa dall’aumento dei costi dei materiali che in cinque anni ha visto quasi un raddoppio”.
RENDERE PIÙ SICURO E ACCOGLIENTE IL COMPRENSORIO
L’obiettivo del Consorzio a fianco delle amministrazioni locali “è quello di rendere più sicuro e accogliente il comprensorio, a vantaggio di cui lo abita e di chi vorrebbe tornarci”.
“Tra gli strumenti che ritengo siano stati più vincenti – e di cui abbiamo beneficiato nell’ultimo quinquennio – c’è il Piano di Sviluppo Rurale (PSR) finanziato dalla Regione Emilia- Romagna. Grazie a queste risorse aggiuntive abbiamo realizzato interventi che altrimenti non saremmo riusciti a portare a termine. Finanziamenti che per altro non sarebbero riusciti ad aggredire né i comuni, perché in molti casi carenti di personale tecnico da impiegare nella progettazione, né le singole persone o aziende agricole, sia per la necessità di avere (e quindi pagare) un progettista e direttore lavori, sia per la difficoltà di dover anticipare le risorse economiche in attesa del rimborso post conclusione lavori e loro rendicontazione”.
“Come Consorzio invece, grazie alla presenza del personale tecnico interno e alla possibilità di anticipare i soldi utili ai lavori, riusciamo a farci carico di ulteriori interventi rispetto all’ordinario, massimizzando così le risorse. Ed è per questo che stiamo aspettando una nuova stagione di finanziamenti che, in modo similare, ci potrà permettere di continuare a sancire un rapporto di sussidiarietà, che riesce a coniugare il ruolo più operativo del Consorzio di Bonifica a quello di più ampio respiro e coordinamento della Regione stessa, mettendo al centro il territorio e tenendo i Comuni come primi interlocutori e conoscitori di necessità e priorità”.
IL RUOLO DEL CONSORZIO SUL TERRITORIO MONTANO
Nel dopoguerra fu predisposto il Piano generale di bonifica contenente una dettagliata analisi geomorfologica del territorio e i progetti di massima delle opere pubbliche di bonifica a cui è seguita, negli anni successivi, la realizzazione di interventi di difesa idraulica e di infrastrutturazione tuttora esistenti. Opere che per il territorio montano furono finanziate dall’allora Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste e rimaste in capo al Consorzio di Bonifica che si occupa ancora oggi della manutenzione. Condizione, quest’ultima, che per il Consorzio si traduce nel destinare le risorse derivanti dalla contribuenza consortile montana in primis a strade di bonifica e acquedotti rurali e, solo per la parte rimanente, al dissesto idrogeologico.
In caso di eventi meteorologici particolarmente intensi, a seguito dei quali le infrastrutture viarie consortili vengono compromesse da pericoli alla pubblica incolumità per smottamenti, cadute massi o da interruzioni alla viabilità, il Consorzio richiede alla Regione Emilia Romagna (Servizio Difesa Suolo o Agenzia di Protezione Civile) i finanziamenti necessari per realizzare gli interventi di ripristino del transito e messa in sicurezza. È poi secondo quanto stabilito da legge regionale (art. 3 della L.R. n. 7 del 6 luglio 2012) che viene programmata l’attività consortile in sinergia con il Nucleo Tecnico Politico per la Montagna che si riunisce per la valutazione del piano di interventi sul dissesto idrogeologico da portare a termine con le risorse derivanti dalla contribuenza montana.
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