Il coraggio dei magistrati emoziona studentesse e studenti piacentini – AUDIO

Il coraggio dei magistrati
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Il coraggio dei magistrati vittime di mafia e terrorismo emoziona studentesse e studenti piacentini.

La presentazione del volume “Ritratti del coraggio. Lo Stato italiano e i suoi magistrati” è stata al centro dell’appuntamento di ieri (giovedì 2 febbraio) del calendario di ‘conCittadini 22/23-Rete Piacenza’. E’ il progetto di cittadinanza attiva rivolto a scuole, enti locali, associazioni e istituzioni che è promosso dall’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna ed è coordinato a livello territoriale – come capofila – dalla Provincia di Piacenza.

conCittadini

Iniziative ed eventi di ‘conCittadini’ sono incentrati sui tre filoni tematici di riferimento (Memoria, Diritti, Legalità), e proprio nell’ottica di trasmettere questi valori alle nuove generazioni è stato scelto il libro di cui si è discusso alla Cappella Ducale di Palazzo Farnese: il volume raccoglie le storie di 28 magistrati che tra il 1960 e il 2015 hanno perso la vita per mano della mafia o del terrorismo, raccontate da 20 loro colleghi. 

Il coraggio dei magistrati

A parlarne sono stati il curatore Stefano Amore  (magistrato assistente di studio presso la Corte Costituzionale e per molti anni nell’Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia) e Fausto Cardella (già Procuratore Generale di Perugia che, tra i numerosi incarichi, nel 1992 ha partecipato alle indagini sulle stragi in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e le loro scorte, ed ha ricevuto nel 2015 il ‘Premio Borsellino’), i quali sono stati sollecitati da numerose e puntuali domande poste da studentesse e studenti degli istituti Casali, Colombini, Marconi e Romagnosi.

L’incontro

L’incontro – moderato da Luana Plessi, direttrice di UPI Emilia-Romagna – è stato aperto da Monica Patelli, presidente della Provincia di Piacenza; l’Ente di Corso Garibaldi è stato rappresentato anche dalla vicepresidente Patrizia Calza. 

Dopo i ringraziamenti ai presenti e a tutti i soggetti protagonisti del percorso, la presidente Patelli ha sottolineato che «Questo libro ci aiuta a capire perché dobbiamo ricordare i magistrati e tutte le vittime innocenti – carabinieri, poliziotti, giornalisti, avvocati, professionisti, professori, sacerdoti – della ferocia della criminalità organizzata e del terrorismo: donne e uomini che non hanno badato alle conseguenze delle scelte che hanno fatto per tutelare lo Stato e le persone oneste. Integrità, senso del dovere, dignità e solidarietà verso gli altri sono i fari che abbiamo il dovere di indicare ai giovani, che sono i cittadini di domani».

Per il Comune di Piacenza (che aderisce da quest’anno al progetto ‘conCittadini’) Serena Groppelli, assessora alle Pari opportunità e alla Cultura della memoria e della legalità, ha indicato come modelli di comportamento «Coloro che – magistrati e persone di ogni categoria – hanno messo il senso del dovere davanti a tutto. Nel tempo sono arrivate leggi sempre più efficaci per combattere la criminalità organizzata, e quindi molti progressi sono stati fatti, tuttavia molto resta ancora da fare. La memoria, in questo senso, è strumento di crescita fondamentale, perché la mafia si annida dove si lascia correre».

Un messaggio di saluto di Emma Petitti, presidente dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna, è stato letto da Luana Plessi la quale ha a sua volta sottolineato le tante valenze del progetto conCittadini e dell’incontro di Piacenza, prima presentazione in presenza del libro dopo diversi appuntamenti in via telematica.

Citando Paolo Borsellino («Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola»), Giorgia Babini dell’Ufficio Scolastico Provinciale, referente della Consulta provinciale degli studenti di Piacenza, si è rivolta direttamente a ragazze e ragazzi: «Oggi avete di fronte a voi magistrati che fanno memoria di chi ha dato la vita, perché solo chi è vivo può fare memoria. Fare memoria di questi uomini senza paura è l’opportunità per voi: con voi ci sono le istituzioni e lo Stato, quindi non dovete avere paura». 

Accuratamente preparati all’incontro dai loro insegnanti (nel finale ha preso la parola uno di loro, Egidio Rossi, per sintetizzare nell’insieme delle parole “indagare, testimonianza, senso di appartenenza e memoria” il senso dell’evento), ragazze e ragazzi hanno stimolato gli illustri ospiti sia sulle vicende dei magistrati assassinati sia su altre tematiche, dalle indagini sulla presunta intesa Stato-mafia fino alle discussioni in corso sulla norma del 41bis «voluta – ha ricordato Cardella – da Giovanni Falcone per impedire al detenuto contatti criminali con l’esterno» e al recentissimo arresto («Frutto – ha rimarcato Cardella – di trent’anni di lavoro e di uno sforzo corale per prosciugare l’acqua nella quale si muoveva») di Matteo Messina Denaro, il boss che – come ha ricordato Cardella nel suo primo intervento – faceva parte del commando che nel 1992 a Mazara del Vallo tentò di uccidere a colpi di kalashnikov l’allora commissario Calogero Germanà (poi questore di Piacenza dal 2011 al 2015), che rispose al fuoco e riuscì a salvarsi gettandosi in mare. 

Le figure di Giovanni Falcone (con le sue tante intuizioni, tra le quali il modo di concepire gli uffici della Procura Nazionale antimafia) e di Paolo Borsellino, insieme a quelle di Giangiacomo Ciaccio Montalto e Rosario Livatino, di Antonino Giannola e Girolamo Minervini, sono state citate da Amore e Cardella come personalità esemplari delle migliori qualità che un buon magistrato dovrebbe possedere. 

Sempre ricordando la necessità di «tenere i fatti separati dalle opinioni e di tenere le opinioni separate dal lavoro», perché «tra ipotesi e confutazioni, l’importante per un magistrato è la ricerca della verità», fino alla consapevolezza che «un sistema sbagliato – sia esso anche un apparato burocratico – si può superare soltanto se non si perdono la capacità di non essere uomini-massa, ma di elevarsi ad individui, e di alimentare la propria capacità critica». 

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