“Tra mura di cemento e sbarre, in un angolo spesso dimenticato dalla società, per qualche ora il rumore delle chiavi e dei cancelli ha lasciato spazio alle voci dei bambini, alle risate e agli abbracci”. Inizia così la nota di Mariarosa Ponginebbi, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Piacenza.
Nei giorni scorsi, infatti, la Casa Circondariale delle Novate ha ospitato un’iniziativa speciale: la Festa del Papà, che ha permesso ai padri detenuti di incontrare i propri figli, alcuni anche adolescenti, in un contesto più informale e accogliente.
La nota di Mariarosa Ponginebbi
L’iniziativa, promossa dalla Direzione dell’Istituto con la collaborazione della Polizia Penitenziaria, dei volontari dell’associazione Oltre il Muro e degli Operatori del Sorriso di Croce Rossa – Comitato di Piacenza, ha trasformato uno spazio normalmente rigido in un luogo di gioco, palloncini colorati e convivialità. Per un pomeriggio, le regole del carcere hanno lasciato il posto alla possibilità di stare insieme, condividere tempo, emozioni e momenti semplici ma preziosi.
Padri e figli hanno parlato, giocato e condiviso un tempo di qualità. Per i bambini, è stato l’occasione di vedere il genitore fuori dai ritmi e dalle barriere della detenzione. Per i padri, un modo per non perdere del tutto il proprio ruolo. Breve, ma intenso, questo incontro ha ricordato che anche dietro le sbarre il bisogno di affetto e di relazione rimane vivo.
Il tema dei legami familiari in carcere non è marginale. In Italia, oltre 50 mila ragazzi, molti dei quali minorenni, hanno almeno un genitore detenuto. Una realtà silenziosa che dimostra come la pena riguardi non solo chi la sconta, ma produca effetti profondi sull’intero nucleo familiare.
Momenti come la Festa del Papà in carcere richiamano anche la dimensione dei diritti umani e il ruolo rieducativo della pena, sancito dall’articolo 27 della Costituzione italiana. Il diritto alla genitorialità, all’affettività e alla continuità dei legami familiari si intreccia con quello dei minori a mantenere un rapporto significativo con i propri genitori, anche in condizioni difficili come la detenzione. Studi psicologici e criminologici confermano che mantenere rapporti familiari migliora il benessere emotivo dei detenuti, riduce comportamenti conflittuali e favorisce un reinserimento sociale più efficace. Per i figli, una relazione stabile con il genitore rappresenta un fattore protettivo fondamentale.
Allo stesso tempo però, molti padri scelgono di non far entrare i figli in carcere, per proteggerli da un ambiente percepito come duro o traumatizzante. La distanza, pur dolorosa, diventa allora una forma di tutela. Non esiste una soluzione unica: molto dipende dall’età dei bambini, dalla qualità del rapporto preesistente e dal modo in cui gli incontri sono organizzati.
La giornata alle Novate si è conclusa tra gioia e fatica del distacco. Un equilibrio fragile che racconta cosa significhi essere padri dietro le sbarre, dove ogni momento condiviso assume un valore ancora più profondo.
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