Malore tra i campi durante la raccolta dei pomodori, muore 19enne. Si Cobas: “Si continua a mettere il profitto davanti alla vita delle persone”

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Un operaio agricolo di 19 anni, di nazionalità straniera, è morto mentre stava lavorando nei campi a Stagno Lombardo, in provincia di Cremona. Il giovane, residente in provincia di Piacenza, sarebbe stato colto da un malore, al momento ritenuto la causa più probabile del decesso.

Sul posto sono intervenuti tempestivamente i sanitari del 118, che hanno tentato a lungo di rianimarlo, ma ogni sforzo si è rivelato vano. Sull’accaduto sono in corso gli accertamenti per chiarire con esattezza le cause della morte.

LA NOTA DEI SI COBAS

Ieri, per l’ennesima volta, un lavoratore è uscito di casa e non è più tornato.

Un ragazzo di 19 anni, residente nel Piacentino, durante il suo turno di lavoro svolto nei campi di Stagno Lombardo, sotto il sole e con le temperature inaccettabili di questi giorni, si è accasciato davanti ai suoi colleghi e non ha più ripreso conoscenza.

Questa ennesima morte non è una fatalità, non è un tragico incidente isolato. È il risultato di un sistema produttivo che continua a mettere il profitto davanti alla vita delle persone, che considera la salute e la sicurezza dei lavoratori un costo da abbattere.

In Italia si continua a morire di lavoro con una frequenza inaccettabile. Ogni giorno lavoratrici e lavoratori perdono la vita nei campi, nei magazzini della logistica, nelle fabbriche, nei cantieri… Dietro ognuno di loro ci sono famiglie e comunità distrutte.

Ci sono operai, braccianti, facchini, giovani precari e lavoratori migranti, cioè coloro che producono la ricchezza di questo Paese ma che troppo spesso subiscono sfruttamento, salari da fame, ricatti occupazionali e condizioni di lavoro sempre più pesanti.

Nei campi come nei magazzini della logistica, nelle fabbriche come nei cantieri, il meccanismo è sempre lo stesso: aumentare la produttività, abbassare i costi, intensificare i ritmi di lavoro, anche le temperature estreme e le ondate di calore sempre più frequenti non possono essere trattate come eventi eccezionali. Chi lavora sotto il sole, nei piazzali, nei capannoni o nei cantieri non può essere lasciato solo davanti a condizioni che mettono a rischio la salute e la vita. La tutela dei lavoratori deve venire prima dei tempi di consegna, degli obiettivi aziendali e degli interessi economici.

Il S.I. Cobas continuerà a organizzarsi insieme alle lavoratrici e ai lavoratori per rompere il ricatto secondo cui per avere un salario bisogna accettare sfruttamento e insicurezza. Continueremo a lottare per salari dignitosi, per la riduzione dei ritmi e dei carichi di lavoro, per il diritto alla salute, per la libertà di organizzazione sindacale e per condizioni di lavoro realmente umane.

Dire soltanto “basta morti sul lavoro” non è più sufficiente. Serve mettere in discussione un modello economico fondato sulla competizione esasperata, sulla precarietà e sulla massimizzazione dei profitti, modello che considera inevitabilmente sacrificabile la vita di chi lavora, di chi suda.

Organizzarsi, scioperare non sono soltanto strumenti sindacali: sono pratiche necessarie per difendere il diritto collettivo a una vita dignitosa.

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