«Nuova interrogazione e accesso agli atti: non bastano stanziamenti e numeri sugli abbattimenti. Vogliamo ricostruire risorse, soggetti, attività e risultati, con un focus specifico su Piacenza».
LA NOTA DI TAGLIAFERRI
«Quando si parla di Peste Suina Africana non è sufficiente dire quanti soldi sono stati stanziati. Dal 7 gennaio 2022, data del ritrovamento della prima carcassa di cinghiale risultata positiva alla PSA in Italia continentale, si sono susseguiti provvedimenti, misure, risorse e decisioni. A distanza di oltre quattro anni non è più sufficiente elencare ciò che è stato fatto: è arrivato il momento di misurare i risultati».
È quanto afferma Giancarlo Tagliaferri, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, che torna sul tema della Peste Suina Africana con una nuova interrogazione alla Giunta e una richiesta integrativa di accesso agli atti.
L’iniziativa nasce dall’esame della risposta fornita dalla Regione alla precedente richiesta di accesso agli atti sulla gestione delle attività di controllo della fauna selvatica e sul coordinamento con la Struttura commissariale.
1,8 milioni
«La Regione – spiega Tagliaferri – conferma che nel 2026 vengono trasferiti complessivamente 1,8 milioni di euro alle Province per la gestione dei piani di controllo della fauna selvatica. Le Province definiscono i criteri e stipulano convenzioni con gli ATC, che organizzano a loro volta la gestione delle risorse. Ma la stessa Direzione generale dichiara di non disporre delle informazioni sulle singole quote riconosciute ai cacciatori e neppure di analisi comparative con le altre Regioni».
«È esattamente qui che vogliamo andare a fondo. Non contestiamo l’autonomia delle Province e degli ATC. Ma se la Regione mette a disposizione risorse pubbliche per un obiettivo strategico come il controllo del cinghiale e il contrasto alla PSA, deve essere in grado di sapere, almeno a consuntivo, come vengono utilizzate e quali risultati producono. Altrimenti rischiamo di conoscere perfettamente quanto parte da Bologna e molto meno ciò che accade quando quei soldi arrivano sul territorio».
La documentazione fornita dalla Regione contiene inoltre tredici file Excel relativi agli abbattimenti, precisando che il dettaglio disponibile parte dal 2022, mentre per la sorveglianza epidemiologica viene fatto rinvio al Bollettino Epidemiologico Nazionale Veterinario.
Informazioni importanti
«Sono informazioni importanti, ma contare gli abbattimenti non equivale a misurare l’efficacia di una strategia. Vogliamo conoscere i target assegnati ai territori, il loro grado di raggiungimento, le attività effettivamente svolte e il rapporto tra risorse utilizzate e risultati conseguiti. Solo così è possibile capire dove il sistema funziona e dove invece deve essere corretto».
L’interrogazione affronta anche il tema del coordinamento. La risposta regionale chiarisce che non risulta formalmente costituito un Centro di coordinamento degli ATC come struttura regionale unitaria e che il raccordo operativo con gli Ambiti territoriali di caccia viene svolto dalle Polizie provinciali e metropolitane.
«Anche su questo chiediamo alla Giunta di prendere posizione: ritiene sufficiente l’attuale organizzazione o pensa che sia necessario un raccordo più strutturato tra Regione, Province, ATC, GOT e Struttura commissariale? In un’emergenza di queste dimensioni deve essere chiaro chi programma, chi coordina, chi interviene e soprattutto chi verifica il raggiungimento degli obiettivi».
Tagliaferri richiama inoltre gli incontri periodicamente organizzati dalla Struttura commissariale nelle Province interessate, nei quali vengono affrontati strategie, andamento delle attività e criticità operative, mentre la risposta regionale precisa che la Struttura commissariale non ne predispone verbali.
«Non attribuiamo alla Regione una responsabilità che non è sua. Chiediamo però se esistano note, report, comunicazioni o altri documenti regionali successivi a questi incontri, dai quali sia possibile ricostruire indicazioni ricevute, criticità emerse e decisioni conseguenti. Se quelle riunioni hanno effetti sull’organizzazione degli interventi, deve esistere una traccia amministrativa di tali effetti».
Particolare attenzione viene riservata alla provincia di Piacenza
«Il nostro territorio ha pagato e continua a pagare un prezzo importante alla PSA, a partire dalle conseguenze per gli allevamenti e per l’intera filiera agroalimentare. Proprio per questo vogliamo ricostruire una catena molto semplice: euro stanziati, soggetto che li riceve, attività svolta, interventi effettuati e risultato ottenuto».
«Dopo oltre quattro anni – conclude Tagliaferri – non vogliamo un’altra fotografia degli stanziamenti. Vogliamo sapere se la strategia sta funzionando e dove deve essere migliorata. La richiesta è semplice: seguire ogni euro destinato al controllo e al depopolamento fino al risultato prodotto sul territorio. Perché nella lotta alla PSA i soldi pubblici sono uno strumento; il risultato è ciò che conta».
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