Storie di Confesercenti, il commercio di vicinato: quando chiude un negozio non si perde solo un’attività economica. Nadia Bragalini: “Vanno create condizioni che restituiscano fiducia e futuro.” Nella rubrica di Radio Sound, assieme a Fabrizio Samuelli, si è fatto il punto sull’impegno che da alcune settimane l’associazione di categoria sta portando avanti per dare un sostegno normativo al commercio di vicinato, attraverso una raccolta firme nel piacentino.
Nadia Bragalini, Presidente di Confesercenti Piacenza, sottolinea come la chiusura di un’attività sia anche la mancanza di una luce accesa, un servizio, un luogo di incontro e, spesso, un punto di riferimento per le persone più fragili. Per questo, si è scelto di portare la proposta tra la gente, nelle piazze della provincia, nella convinzione che difendere il commercio di vicinato significhi anche difendere la vita e l’identità delle comunità.
Entrando nel merito della proposta di legge promossa da Confesercenti “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità” che punta a contrastare la desertificazione commerciale nei centri urbani e nei piccoli comuni, Bragalini evidenzia che l’obiettivo è fornire strumenti concreti ai territori.
La proposta vuole dare strumenti concreti ai territori. Il cuore sono le zone economiche speciali di prossimità, aree nelle quali poter attivare agevolazioni fiscali, sostegni finanziari e semplificazioni amministrative per chi apre, resta e investe in attività di vicinato. Sono previsti anche un piano nazionale, un fondo dedicato e un osservatorio che monitori l’efficacia degli interventi. A me piace molto sottolineare soprattutto questo: non chiediamo privilegi, chiediamo che venga riconosciuto il valore pubblico di chi ogni mattina alza una serranda e tiene vivo un pezzo della nostra città e del nostro paese.
Dal 2019 al 2025 le attività sono diminuite del 13,8% per una perdita di ricchezza stimata in oltre 972 milioni di euro. Tra il 2019 e il 2025 il numero dei negozi in Emilia-Romagna è passato da 46.925 a 40.440, con una perdita di 6.485 attività, pari al -13,8%. Un andamento sostanzialmente in linea, ma leggermente peggiore, rispetto alla media nazionale: in Italia, nello stesso periodo, le imprese del commercio al dettaglio sono diminuite da 833.856 a 722.401, con 111.455 attività in meno (-13,4%).
Anche a Piacenza di registra una contrattazione importante intorno all’11,5% e poi c’è il tema del ricambio generazionale: sempre meno giovani riescono a vedere nell’impresa di vicinato una prospettiva sostenibile.
Una situazione preoccupante
I numeri ci dicono che non possiamo più rimandare! Dietro questi dati però io vedo soprattutto persone, famiglie, i sacrifici e molte storie. Se vogliamo che qualcuno raccolga il testimone dobbiamo creare condizioni che restituiscano fiducia e futuro.
Come sta andando la raccolta firme di Confesercenti nel piacentino?
Sta andando veramente molto bene e tutto questo mi emozionava davvero molto. Durante il viaggio nella provincia piacentina quello che mi ha toccato di più sono le numerose persone anziane che si sono fermate a firmare e che hanno voluto lasciarci anche la loro testimonianza. E’ lì che capisci che siamo molto di più di un semplice negozio di vicinato. In particolare perché siamo sostegno, condivisione e a volte pure compagnia per tante persone che entrano nelle nostre attività anche solo anche per un saluto. Sono segnali forti di comunità, di una luce che non vogliamo spegnere e voglio dire grazie anche a tutti i sindaci e amministrazioni che ci stanno sostenendo e accompagnando in questo percorso.
Dopo Fiorenzuola, le prossime tappe del tour di Confesercenti toccheranno Podenzano, Carpaneto, Bobbio e Borgonovo.
Storie di Confesercenti Piacenza
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