La tragedia della morte bimbo di due anni di Napoli a cui è stato impiantato un cuore danneggiato, ha fatto scattare tanti interrogativi e tra questi il timore che vicende come questa possa portare diffidenza in tema di donazione degli organi, un gesto invece che può salvare molte vite.
Gianfrancesco Tiramani, che da anni si occupa di trasporto d’organi, ha parlato del tema a Radio Sound. Con tutto il rispetto per l’indagine in corso e tutto il resto, c’è però il timore che si basa sull’esperienza è che queste informazioni, un po’ distorte, possano poi condizionare le persone. Soprattutto nel momento si decide se diventare donatori. L’esperienza insegna che può essersi un rallentamento ,quindi è giusto, e necessario fare un po’ di chiarezza.
Su cosa soprattutto?
E’ evidente che ci sono stati degli errori anche gravi nel trasporto di questo cuoricino. Però si legge che il personale incaricato del trasporto non sarebbe stato formato a sufficienza per usare i nuovi contenitori tecnologici che oggi sono disponibili e si sarebbe ridotto a usare un contenitore di plastica, come se avessero preso la prima scatola che era lì di fianco. Facciamo chiarezza: è giusto dire che oggi la tecnologia offre appunto degli strumenti che permettono il tracciamento di vari parametri, ma per 30 anni si sono usati i frigo portatili, quelli da campeggio, con dentro i blocchi, quelli che si fanno ghiacciare in congelatore prima, e non risulta che sia mai stato danneggiato nessun organo. Quindi il problema non è il contenitore di plastica, ma come è stato trasportato il cuore.
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