“No alla tassa sulla stanchezza”, la Cisl contro Seta: la vertenza approda in tribunale

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“La democrazia sindacale è un fattore potente ma a condizione che non riduca a gossip chi dissente. I nostri competitor non sono gli altri sindacati ma Seta; un’azienda che con modi da sultano impaurito ha provato a silenziare la Fit Cisl. Manovra fallita, la battaglia è apertissima. Seta si prepari”. Inizia così la nota della Cisl.

LA NOTA DELLA CISL

È netto Aldo Cosenza, leader della Fit Cisl Emilia-Romagna, la categoria che combatte contro la ‘tassa sulla stanchezza’, meccanismo punitivo che toglierà agli autisti di Seta il 40% (320 euro) del loro premio di risultato ad ogni incidente. Meccanismo passato da una consultazione promossa il 21 aprile dalla Fit Cisl, rivolta agli autisti iscritti e simpatizzanti, che ha raccolto una grande partecipazione tra i lavoratori diretti alla guida degli autobus, che hanno bocciato l’operazione. 

E poi il referendum (quest’ultimo senza un regolamento affisso nei seggi come da normativa), che ha chiamato al voto tutti i dipendenti – impiegati, meccanici, custodi – per far promuovere l’accordo.

“I numeri non mentono mai. – spiega Cosenza –. Personalmente sarei preoccupato se nella tua azienda il 48% dei lavoratori non si è presentato ai seggi, l’11 % te lo ha bocciato nelle urne ed il 41% di tutti i lavoratori ha votato sì per un premio che riguarda solo gli autisti. Forse un problema c’è? Inoltre, sul referendum c’è stato un grave comportamento antisindacale dell’azienda – riporta Cosenza –: è stato negato a noi della Fit Cisl e confermato alle altre sigle. Un trattamento aziendale molto discutibile”.

La manovra a tenaglia

Dialogo è la parola chiave, quella saltata. Quando? “Quando Seta, il 16 aprile ha imposto la modifica dell’accordo sul premio di risultato. Accordo firmato nel 2024 e vigente per tutto il 2026. Fit Cisl, che due anni fa firmò quel documento, è stata estromessa dal tavolo. Un fatto gravissimo e senza precedenti: Seta si è chiusa in una stanza, ha demolito le regole della contrattazione e ha imposto ciò che voleva”.

Da questa premessa Fit Cisl ha messo in campo una strategia a tenaglia, in due mosse che arriveranno in Tribunale. La prima: la scorsa settimana è partita la denuncia contro Seta per comportamento antisindacale. Al centro la mancata convocazione  della sigla dissenziente, Fit Cisl, al tavolo del 16 aprile. E l’esclusione della Fit dalla commissione paritetica. Che tra l’altro è una delle modifiche introdotte dall’accordo del 16 aprile. “Infatti, ora spunta una specie di commissione  interna, composta da Seta e dai sindacati che si è scelta come partner, che valuterà ogni incidente e deciderà se l’autista dovrà perdere o meno il premio. Quella Commissione sarà imparziale quando dovrà valutare un autista iscritto alla Fit Cisl? Oppure c’è il rischio concreto di atteggiamenti punitivi?”.

Per il leader Fit Cisl non ci sono dubbi, quello attuato è stato “un comportamento da padroncini, indegno di una grande azienda pubblica che dovrebbe avere un’etica ben definita. Nel Cda rileggano cosa ha scritto la Corte dei Conti, a proposito di trasparenza”, evidenzia Cosenza.

Il secondo ricorso in tribunale riguarda l’accordo firmato nel 2024 che scade il 31 dicembre 2026 (quindi ancora operativo). “La mia sigla non ha mai disdettato tale accordo quindi per gli iscritti che rappresentiamo è valido a tutti gli effetti”, osserva Cosenza.

Infine, nei piani alti della dirigenza di Seta si aggira lo spettro di altre manovre della Fit Cisl.

E qui Cosenza è ancora più incisivo: “C’è una situazione di sofferenza evidente. Il punto è informare correttamente gli autisti, non imporre scelte ed evitare le fake news. Decideremo insieme ai nostri iscritti, passo passo, ricercando il meglio per la tutela dei loro diritti”, chiosa Cosenza.

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