Fiorenzuola d’Arda torna a essere capitale del gusto con il Festival dell’Anolino, andato in scena lo scorso fine settimana. Un vero successo di pubblico per uno degli appuntamenti più attesi della provincia.
L’anolino, d’altra parte, è molto più di una ricetta: è un patrimonio culturale che racconta storia, territorio e identità. Il festival nasce proprio con l’obiettivo di valorizzare questa eccellenza, coinvolgendo chef, produttori e appassionati in un’esperienza gastronomica completa.
Per tre giorni, il centro di Fiorenzuola si è animato con stand, degustazioni e momenti di intrattenimento, trasformandosi in una vera e propria vetrina del territorio.
Il Festival dell’Anolino di Fiorenzuola è organizzato dall’amministrazione comunale di Fiorenzuola, insieme alla Pro Loco e a Vetrine in Centro, grazie poi ai tanti volontari che affiancano l’amministrazione.
“E’ un’occasione per ricordare questa particolarità, questa eccellenza di Fiorenzuola, della nostra città, conosciuta ovunque. Perché ovunque si mangiano anolini, in vario modo, ma sempre uno migliore dell’altro. Quindi per noi è un’occasione, un onore, poterlo ripristinare e proporre ogni anno“, commenta Paola Pizzelli, vicesindaco di Fiorenzuola.
“E’ una tradizione storica, la facevano i nostri nonni, in passato è sempre stato ricordato l’anolino e si è sempre festeggiato, e anche la domenica è un’occasione appunto per mangiare anolini. Quindi è una tradizione locale che è parte di tutti noi, fa parte della nostra storia. Allargarlo a un festival è stata semplicemente un’occasione per ricordare una cosa prelibata e che ci fa tanto onore“.
Protagonista Chef2Chef che ha mostrato davvero cosa significa unire la creatività a ingredienti di elevata qualità.
“Tramite Chef2Chef ed Emilia Romagna Cuochi, l’associazione di cui faccio parte, Fiorenzuola ha deciso di aderire a diventare città della gastronomia insieme a Borgonovo Val Tidone. Quindi noi a Piacenza abbiamo due città della gastronomia“, spiega Claudio Cesena della Locanda San Fiorenzo di Fiorenzuola.
“Ogni città della gastronomia organizza un evento e noi abbiamo deciso di improntarlo appunto sull’Anolino e quindi le paste ripiene. E la domenica è proprio destinata all’associazione Chef2Chef in quanto altri chef della regione vengono da noi a proporre il loro piatto di pasta ripiena, in brodo o meno. Quest’anno siamo riusciti ad avere gli chef che coprivano un po’ tutta l’Emilia-Romagna, quindi a partire da me che rappresento Piacenza, per toccare poi Modena, Bologna e quest’anno anche Ravenna“.
Protagonisti: chef e maestri della pasta
Il festival ha visto la partecipazione di diversi chef e realtà gastronomiche del territorio, che hanno proposto interpretazioni originali dell’anolino. Tra loro Vincenzo Busciglia, del ristorante Strada Facendo, in provincia di Modena.
“Quando ci hanno chiesto di farne una versione altrettanto buona, l’unica cosa a cui abbiamo pensato è quella di inserire dei prodotti che conoscevamo ancor meglio di quelli presenti in quella provincia e quindi abbiamo cercato di portarlo in terre modenesi. Abbiamo deciso di studiare il paniere dei prodotti modenesi, il pesto che lo farcisce all’interno lo abbiamo fatto come un nostro grande classico ripieno delle colline, patate e pancetta, e poi lo abbiamo condito con questo ragù di Cotechino di Modena IGP e riduzione al Lambrusco Grasparossa e crema di parmigiano oltre i 30 mesi”.
Tradizione e sperimentazione
Chef Claudio Cesena ha proposto anolini con crema di cacio del Po, mortadella e balsamico.
Chef Matteo Selbaroli si è cimentato con cappelletti con ingredienti ricercati come guanciale di mora e tartufo nero.
“Mi sto concentrando su Cucina del Condominio, che è un locale piccolo, sotto a un condominio e per questo si chiama così: facciamo una cucina della regione. Una cucina corretta: corretta perché a me piace che chi si siede al tavolo abbia una sensazione di correttezza, per quello che viene ad assaggiare, per quello che spende, per quello che vuole degustare. Quindi non vogliamo nasconderci dietro a falsi nomi, vogliamo proporre al meglio quello che possiamo dargli. Ho dato vita al Laboratorio 81, che si è un po’ evoluto nel tempo: dovevamo produrre tutte le nostre paste, adesso abbiamo venti dipendenti“, spiega Selbaroli.
Chef Emilio Barbieri infine ha creato un piatto a base di anolini di patata all’emiliana con ragù di cotechino.
Accanto a loro, realtà come Battibue, Bassanine, Sorelle Bragoli e L’Angolo della Pasta hanno portato in tavola versioni più tradizionali, garantendo un equilibrio tra innovazione e rispetto delle origini.
“La stagionalità del prodotto non basta, per cui andiamo a scegliere il produttore insieme al prodotto, diventa fondamentale. Cerchiamo di essere etici, anche se etici è una parola molto grande, però ci impegniamo ogni giorno in questo. Gli ingredienti importanti di qualità, di stagione, sono fondamentali perché la stagionalità esprime il massimo del gusto, del sapore. E poi, ovviamente, la testa dello chef”, spiega Mario Ferrara, del ristorante Scacco Matto, in provincia di Bologna.
La rassegna enogastronomica e i prodotti DE.CO.
Domenica 3 maggio, il festival si è arricchito con una rassegna enogastronomica dedicata ai prodotti DE.CO. (Denominazione Comunale), un’occasione per scoprire le eccellenze del territorio e le produzioni di qualità.
Il Festival dell’Anolino si conferma così un appuntamento imperdibile per chi ama la cucina emiliana e vuole vivere un’esperienza autentica, fatta di sapori, tradizione e convivialità.
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