Scuola al via, l’abuso dell’intelligenza artificiale non è lo svecchiamento auspicato. Il noto pedagogista piacentino Daniele Novara esprime una forte preoccupazione per il crescente utilizzo della tecnologia nella scuola. Il rischio è quello di prendere una direzione sbagliata, arrivando a mettere in secondo piano il ruolo degli insegnanti.
La scuola deve rimanere una comunità di persone, sottolinea Novara, dove gli insegnanti hanno il compito fondamentale di far lavorare insieme gli alunni, favorire le relazioni e proporre attività concrete, non esclusivamente virtuali.
I testi rielaborati con l’intelligenza artificiale poi risultano spesso rindondanti e tutti uguali
Certo! E’ un dispositivo che appiattisce e livella perché raccoglie quello che c’è e lo ripropone in maniera magari anche molto precisa, ma spegne la creatività, spegne letteralmente il fattore umano. L’allarme che circola negli ambienti, chiamiamoli illuminati, è un’allarme reale, viceversa abbiamo sentito Trump difendere a tutto campo l’intelligenza artificiale in quanto anche dal punto di vista politico prevede la fine della democrazia. Come verranno sostituiti eventualmente gli insegnanti, anche la democrazia si rivela inutile nella logica intelligenza artificiale.
Diversi genitori si dicono preoccupati per l’uso eccessivo della tecnologia nella scuola, perché è importante che bambini e adolescenti abbiano ancora molto spazio per scrivere, leggere, disegnare, giocare e imparare attraverso il contatto diretto.
La tecnologia può essere utile, non il centro della scuola?
Sono assolutamente d’accordo. Ho scoperto che alcuni insegnanti chiedono ai bambini che i videogiochi frequentano, è come chiedere chi ti sta uccidendo la mente e se vuoi portarlo in classe. La vita e l’apprendimento è qualcosa di concreto, di sensoriale. Bisogna usare come aula la città, le esperienze, la natura. Non certo tutto questo mondo tecnologico virtuale che sta spegnendo una generazione.
I rischi sono tanti
Ci sono anche alcune ipotesi scientifiche che fanno risalire il calo del quoziente intellettivo all’uso eccessivo di internet. Per cui si apprende se si è sul pezzo, leggendo un libro in cartaceo e attraverso esperienze con i propri compagni.
La riforma introduce regole più severe sul comportamento
Infatti il 5 in condotta comporta la bocciatura, mentre il 6 prevede un percorso di recupero. Le sospensioni invece si possono “recuperare”. Purtroppo, va detto – chiude Novara – che quest’anno le novità non sono tali. C’è una stretta punitiva da parte del Ministero, più volte annunciata, bocciature col 5 in condotta, sospensioni con cosiddetti lavori socialmente utili che mettono anche a repentaglio il senso della solidarietà che non può essere una punizione. Stiamo scherzando? Ecco… uno per punizione deve occuparsi degli altri. Sono un pedagogista che ha sempre portato avanti la vera pedagogia, quindi non una scuola che punisca ma che faccia apprendere.
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