Hospice, Pd: “Il contributo dei Comuni è una scelta di civiltà e solidarietà, incomprensibili le astensioni”

“Circa la vicenda che si è sviluppata in Conferenza Socio Sanitaria in ordine alla partecipazione di tutti i Comuni della provincia alla gestione dei due Hospice, ASP Borgonovo e Casa di Iris Piacenza, attraverso un contributo di € 0,50 per ogni residente, il Partito Democratico esprime la propria posizione che tiene conto della storia che ha caratterizzato queste realtà”.

LA NOTA DEL PD

Venti anni fa, all’avvio dell’Hospice di Borgonovo, i Comuni della Val Tidone e della Val Luretta hanno da subito contribuito unitariamente e senza distinzione ideologica o partitica con un sostegno economico pesato sul numero dei propri residenti, nella convinzione che un Hospice fosse una scelta di illuminata civiltà e umanità.

Quando la malattia genera dolore e forti difficoltà l’opportunità di affrontarla con cure specifiche e dedicate che offrono sollievo al dolore in un contesto, che possa garantire la presenza dei congiunti in ambienti dotati di adeguata privacy (camere singole ecc.), è una scelta che caratterizza la sensibilità del territorio.

Peraltro queste strutture sono state da sempre a disposizione di tutta la popolazione della provincia, senza confini territoriali, nonostante fossero pochi i Comuni disponibili a farsi carico di quanto necessario a coprire il disavanzo inevitabile.

Contributo di 50 centesimi per residente, le astensioni dei Comuni

Recentemente alcuni Comuni, a fronte della richiesta di sostenere gli Hospice con un contributo di € 0,50 per ogni residente, hanno preso una posizione di rifiuto attraverso l’astensione o il “non voto”, ritenendo improprio l’utilizzo di fondi comuni per un intervento come quello delle Cure Palliative, che in quanto inserito nei LEA (Livelli Essenziali Assistenza) dovrebbe essere coperto da fondi sanitari.

Questa posizione non tiene però conto dell’effettiva analisi dei costi.

Cure palliative, la quota sanitaria di 280 euro al giorno e i servizi integrativi

Il fondo della sanità pubblica, peraltro in questi anni continuamente decurtato, eroga per ogni giorno di degenza di ogni assistito, una cifra consistente, pari a € 280; l’aiuto sociale è invece relativo alla possibilità di dare una valore aggiunto al servizio erogato.

L’integrazione da parte dei Comuni, delle Associazioni e dei privati cittadini che tanto stanno facendo promuovendo manifestazione di sostegno, fornisce contributi ben superiori alla misera, quasi banale richiesta di € 0,50 per ogni cittadino residente.

Per essere chiari: con la quota sanitaria viene assicurata copertura economica per medici, infermieri, farmaci, servizio alberghiero standard; l’intervento integrativo permette di offrire un servizio alberghiero di maggiore qualità, un’assistenza alla persona più individualizzata anche attraverso camere singole dedicate al paziente e ai propri congiunti, diverse attività di sostegno ecc…

Le dimensioni degli Hospice e i costi di gestione

Tutto questo diventa necessario anche perché gli Hospice del nostro territorio sono realtà piccole con un limitato numero di posti letto e questo non consente economia di scala, che viene per esempio utilizzata a livello ospedaliero.

Tutto ciò per dire che la scelta di supporto a suo tempo fatta dalla Val Tidone a cui poi si sono aggregate la Val Trebbia e Piacenza, è sempre andata nel solco del voler assicurare al territorio un presidio che potesse garantire dignità e uguaglianza di trattamento e di cure per tutti.

Mai questo è stato sottoposto a pregiudizi ideologici o partitici.

Il PD critica le astensioni: “Una rottura di quella solidarietà”

Purtroppo la posizione di astensione o di far mancare il proprio voto a una cordata di sostegno portando come motivazione che i fondi dei Comuni non possono essere destinati ad interventi sanitari è una motivazione pretestuosa, che ha generato una polemica opportunistica soprattutto alla luce delle tante integrazioni o impegni di spesa che i Comuni fanno per materie non sempre prettamente di competenza sociale e ha di fatto prodotto una rottura di quella solidarietà che non aveva mai visto distinzioni di trattamento nemmeno per i Comuni che non contribuivano.

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