Barbieri scrive a Conte: “Riaprire bar e ristoranti in sicurezza, anche per il benessere psicofisico dei cittadini e per evitare assembramenti incontrollabili”

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“Chiedo, a tutte le autorità competenti, che si avvii una riflessione seria e non più rinviabile sulla possibilità di consentire la riapertura di bar ed esercizi di ristorazione, con criteri rigorosi e definiti in modo capillare, cui si accompagnino controlli severi per garantire il ripristino delle attività economiche e sociali senza mettere a rischio, in alcun modo, la sicurezza della collettività”.

Questo uno stralcio della lettera che Patrizia Barbieri, sindaco e presidente della Provincia di Piacenza, ha inviato al presidente del consiglio Giuseppe Conte e alle autorità competenti.

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“Al contrario, ciò potrebbe limitare le situazioni di pericolo, coinvolgendo attivamente i titolari delle suddette attività in una gestione responsabile e coesa dell’emergenza sanitaria. Mentre non sembra esserci una correlazione diretta e inequivocabile tra la chiusura degli esercizi in questione – così come di palestre e strutture sportive – e l’andamento epidemiologico, purtroppo registriamo la crescita di situazioni di assembramento laddove si trovino forme alternative e incontrollabili di ritrovo”.

“Ritengo, anche per ciò che ho appena espresso, che una parziale, controllata riapertura dei locali potrebbe favorire il benessere psico-fisico dei cittadini, la cui condizione di tensione e isolamento prolungato non può che avere ripercussioni negative sotto il profilo socio-sanitario”.

La lettera integrale

Nella mia qualità di Sindaco e Presidente della Provincia di Piacenza, ritengo doveroso, oltre che drammaticamente urgente portare alla Vostra attenzione il rapporto che le Sezioni locali di #Fipe e #Fiepet mi hanno consegnato nella giornata di ieri, che vi allego.

I dati in esso contenuti, elaborati sulla base delle risultanze contabili delle imprese del settore Ho.Re.Ca. sul territorio, evidenziano in modo inequivocabile le gravi ripercussioni della crisi pandemica sull’intero comparto, dando prova di una situazione drammatica che richiede risposte adeguate, concrete e tempestive, non solo in termini di ristori economici immediati, ma anche volte a garantire una programmazione efficace e continuativa della ripartenza.

Senza in alcun modo prescindere dal principio fondamentale della tutela della salute di ognuno – la cui priorità è premessa fortemente condivisa dalle stesse Associazioni di categoria – è chiaro ed evidente che occorrano valutazioni approfondite sulle limitazioni vigenti e sull’opportunità non di allentare, bensì di rimodulare le misure di prevenzione in atto. Proprio in virtù della responsabilità che la politica e la pubblica amministrazione rivestono nei confronti di tutti i cittadini, non possiamo ignorare, infatti, gli effetti devastanti che la protratta chiusura di ristoranti, bar e aziende di catering comporta, dal punto di vista non solo del fatturato delle singole aziende, delle filiere di produzione e dell’indotto, ma in primis sotto il profilo socio-occupazionale”.

Nella provincia di Piacenza, dove sin dal periodo di febbraio – marzo 2020 sono state adottate le restrizioni più pesanti, necessarie a far fronte alla particolare aggressività e diffusione del virus, il settore Ho.Re.Ca. si sta confrontando con un drastico calo delle entrate e del lavoro ormai da un anno, precipitando in una situazione di grave crisi tutto l’indotto ad esso legato e la stessa filiera agroalimentare che rappresenta, in particolare nel nostro territorio, uno dei settori economici preminenti e strategici. Parliamo di realtà – e in questo accomunate anche a palestre e scuole di danza – che hanno sostenuto, con spirito di sacrificio e senso civico, costi elevatissimi per l’adeguamento delle proprie strutture e dei locali alle nuove esigenze di protezione e sicurezza sanitaria, nel pieno rispetto delle regole e convinte di una possibile imminente ripartenza. Le stesse realtà che oggi, come evidenziano anche Fipe e Fiepet nel documento, rischiano di non avere accesso ai contributi e al sostegno finanziario cui hanno diritto, perché non hanno più la forza e le risorse per garantire la regolarità di tutti gli adempimenti burocratici richiesti, a cominciare dal Durc.

Faccio appello, allora, proprio a quei fondamenti di legalità, correttezza e trasparenza che siamo tutti chiamati a osservare: tutelare le aziende che rispondono a questi requisiti significa anche tenere conto delle oggettive difficoltà del momento, semplificando le procedure e agendo per dare risposta alle istanze che questo grido di allarme deve indurci ad ascoltare.

Chiedo, a tutte le autorità competenti, che si avvii una riflessione seria e non più rinviabile sulla possibilità di consentire la riapertura di bar ed esercizi di ristorazione, con criteri rigorosi e definiti in modo capillare, cui si accompagnino controlli severi per garantire il ripristino delle attività economiche e sociali senza mettere a rischio, in alcun modo, la sicurezza della collettività.

Al contrario, ciò potrebbe limitare le situazioni di pericolo, coinvolgendo attivamente i titolari delle suddette attività in una gestione responsabile e coesa dell’emergenza sanitaria. Mentre non sembra esserci una correlazione diretta e inequivocabile tra la chiusura degli esercizi in questione – così come di palestre e strutture sportive – e l’andamento epidemiologico, purtroppo registriamo la crescita di situazioni di assembramento laddove si trovino forme alternative e incontrollabili di ritrovo.

Ritengo, anche per ciò che ho appena espresso, che una parziale, controllata riapertura dei settori citati potrebbe favorire il benessere psico-fisico dei cittadini, la cui condizione di tensione e isolamento prolungato non può che avere ripercussioni negative sotto il profilo socio-sanitario che è e rimane, giustamente, al centro della nostra attenzione e dell’azione politico-amministrativa in questa fase. Il mio pensiero va, innanzitutto, a coloro che in questa situazione di emergenza non hanno potuto dare continuità a percorsi legati allo svolgimento di attività fisica, nonché a quegli aspetti di coesione sociale e benessere psicologico che non possono essere ignorati. Nell’auspicio che la relazione allegata possa contribuire a dare un quadro dettagliato e incisivo di un contesto che richiede interventi immediati ed efficaci anche a lungo termine, porgo deferenti ossequi.

LETTERA INVIATA:
Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Prof. Giuseppe Conte, al Ministro dello Sviluppo Economico, Sen. Stefano Patuanelli, al Ministro per le politiche giovanili e lo sport, On. Vincenzo Spadafora, al Ministro della Salute, On. Roberto Speranza e p.c. al Presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, al Presidente della Associazione Nazionale Comuni Italiani, Antonio Decaro, al Presidente ANCI Emilia Romagna, Andrea Gnassi, al Presidente dell’Unione delle Provincie d’Italia, Michele de Pascale.

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