L’imprenditoria femminile nella provincia di Piacenza ha chiuso il secondo trimestre del 2026 registrando un calo del -2,2% rispetto allo stesso periodo del 2025.
La flessione appare inferiore a quella media del numero delle imprese piacentine (-3,3%), ma è comunque più marcata rispetto ai cali delle imprese guidate da donne a livello nazionale (-1,0%) e regionale (-1,2%).
Le imprese femminili piacentine si attestano, ora, a 5.408 unità, arrivando comunque a incidere per il 21,8% sul totale delle realtà imprenditoriali attive nel territorio, quota che rappresenta il dato più alto dell’area vasta emiliana ed è superiore alla media regionale del 21,3%.
Dall’analisi settoriale curata dall’Ufficio Studi della Camera di commercio dell’Emilia su dati Infocamere, emerge un panorama variegato in cui il commercio si conferma il pilastro principale dell’imprenditoria femminile con 1.291 unità attive. Seguono i servizi alle imprese con 1.110 realtà, i servizi alla persona con 965, l’agricoltura con 864, le attività di alloggio e ristorazione con 649, il comparto manifatturiero con 331 aziende e infine il settore delle costruzioni con 171 imprese.
Confrontando le variazioni settoriali con lo stesso periodo del 2025, si nota una crescita nei servizi alle imprese, che guadagnano 27 unità arrivando a un’incidenza del 20,5% sul totale delle imprese femminili, e nei servizi alla persona, in aumento dello 0,6% con 6 unità in più. Tutti gli altri settori si collocano invece in campo negativo: la contrazione più evidente si registra nelle costruzioni con un calo dell’11,9% e 23 unità in meno, seguite dal settore manifatturiero a -6,2%, dall’agricoltura a -4,8% con 44 aziende in meno, dalla ristorazione e alloggio in calo del 4,3% con 29 unità perse e dal commercio, che cede il 2,6% con un calo di 35 attività.
Sotto il profilo della forma giuridica, la ditta individuale resta il modello prevalente con 3.653 unità e un’incidenza del 67,5%, sebbene mostri una contrazione del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. In controtendenza si muovono le società di capitale a guida femminile, che crescono del 2,8% raggiungendo quota 1.072, mentre le società di persone scendono a 591 unità evidenziando un calo del 2,3%.
Contestualmente, lo studio rileva che complessivamente sono 18.636 le cariche detenute da donne nelle imprese della provincia, concentrate prevalentemente nei servizi alle imprese, con 4.863 posizioni pari al 26,1%, nel commercio, con 3.592 cariche pari al 19,3% e nei servizi alla persona con 2.249 posizioni pari al 12,1%.
Tra le categorie speciali spicca la presenza di 1.195 imprese femminili nell’artigianato, di 849 guidate da cittadine di origine straniera e di 455 aziende condotte da giovani donne.
A livello territoriale, nel capoluogo operano 2.054 imprese femminili attive, pari al 22,4% delle aziende del territorio, ma le punte di massima incidenza si registrano in altri Comuni della provincia: Ponte dell’Olio guida la classifica con il 29,6% grazie a 116 aziende in rosa, seguito da Bobbio con il 28,1% e 129 realtà, da Cerignale con il 28,0% e 7 imprese, e infine da Travo, che segna un’incidenza del 27,5% con le sue 76 attività al femminile.
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