“Abbiamo deciso di partecipare al percorso su Piazza Cittadella dopo molte riflessioni e non pochi dubbi. Non è stata una scelta scontata. Lo abbiamo fatto per responsabilità: verso una città che amiamo e che da anni proviamo a difendere e migliorare, e verso i tanti cittadini che continuano a darci fiducia quando si tratta di ambiente, qualità della vita e futuro del territorio. Ma essere qui oggi non significa voltare pagina senza guardare cosa è successo”. Così in una nota si esprime Legambiente, dopo il primo incontro partecipativo per il futuro di Piazza Cittadella.
LA NOTA DI LEGAMBIENTE
Al contrario, essere qui oggi non significa per noi legittimare il percorso partecipativo in sé, ma ribadire quanto sia urgente per questa città – e per chi la amministra – cambiare paradigma nel modo di intendere la partecipazione dei cittadini.
Un percorso partecipativo, per essere reale e utile, deve basarsi su fiducia e rispetto reciproco, riconoscendo sempre la legittimità e la dignità di tutti i soggetti coinvolti, anche quando le posizioni sono diverse. In assenza di questo, resta solo una forma vuota.
La storia di Piazza Cittadella dimostra purtroppo altro: anni di incertezze, scelte portate avanti senza ascolto, un decisionismo di questa giunta rigido che ha ignorato osservazioni puntuali, anche quando riguardavano criticità evidenti, sia sul piano amministrativo sia nei rapporti con il concessionario.
E oggi il risultato è sotto gli occhi di tutti: una piazza stravolta, ferita, sospesa in un tempo indefinito. Non solo brutta da vedere, ma dolorosa perché ciò che è accaduto era stato previsto, segnalato, discusso e soprattutto ignorato. Avviare ora un percorso partecipativo avrebbe richiesto, come segnale di una riflessione avvenuta, almeno un gesto semplice: riconoscere che qualcosa non ha funzionato. Che quella fiducia assoluta nel progetto – che avrebbe dovuto risolvere il degrado e portare un parcheggio interrato – era, nei fatti, un azzardo.
Questo passaggio non c’è stato. Eppure la frattura con una parte della città c’è stata ed è evidente. Lo dimostra anche quanto accaduto con il ricorso ex art.700 promosso proprio da legambiente e da 11 cittadini residenti in piazza per salvare le15 alberature che abbellivano da oltre 70 anni la piazza: un’azione rivolta al solo gestore, non al Comune, che ha scelto comunque di schierarsi in giudizio a difesa del concessionario e contro ai propri cittadini. Lo stesso soggetto che, dopo l’abbattimento velocissimo degli alberi 2 giorni dopo l’ordinanza, ha poi lasciato la piazza bloccata per oltre un anno, mettendo in difficoltà l’intera città.
Di tutto questo oggi non si parla . Si racconta invece una forma di partecipazione come fosse l’evento finale di un percorso lineare, andato come previsto. Ma non è così. E senza questa consapevolezza è difficile ricostruire quella fiducia che serve davvero per ripartire.
Da anni – ben prima di questa amministrazione – Legambiente, insieme ad altre realtà e cittadini, ha indicato problemi e alternative: un parcheggio interrato in centro storico è una scelta superata, in contrasto con la mobilità sostenibile; esistono soluzioni diverse per la sosta nell’area nord; serviva un progetto unitario con Piazza Casali, come richiesto dalla Soprintendenza; il degrado dell’autostazione si poteva affrontare con interventi semplici; le alberature erano una difesa concreta contro il caldo sempre più intenso; era indispensabile verificare prima la presenza di reperti archeologici nel sottosuolo. Oggi colpisce che, nonostante l’evidenza, non ci sia neppure un riconoscimento, anche parziale, della fondatezza di queste preoccupazioni, portate avanti per anni da cittadini e associazioni con senso civico.
Nonostante tutto questo, abbiamo scelto di esserci. Perché pensiamo che sottrarsi non serva. Daremo il nostro contributo, con serietà e responsabilità, come abbiamo sempre fatto. Ma non possiamo nascondere una diffidenza che nasce dai fatti.
E allora la domanda vera è: da dove ripartire?
Per ridare dignità e futuro a Piazza Cittadella serve un cambio netto: abbandonare definitivamente il parcheggio interrato e individuare soluzioni alternative per la sosta nell’area nord; riportare il verde e le alberature, indispensabili anche per difendersi dal caldo e pensare ad una copertura semi impermeabile della piazza; ripensare l’area davanti alla scuola Mazzini come spazio sicuro e vivo per studenti e attività all’aperto; pedonalizzare via Cittadella anche solo parzialmente; valutare una struttura leggera nell’area dell’ex autostazione, accogliente per cittadini e visitatori, ripensare al progetto di piazza Casali alla luce di quanto risulterà dal percorso partecipato di piazza Cittadella .
Non è solo una questione urbanistica. È una questione di idea di città.
Una città che ascolta prima di decidere.
Una città che non consuma i propri spazi, ma li cura.
Una città che ricostruisce fiducia.
È da qui che bisogna ripartire, è da qui che chiediamo di ripartire.
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